{"id":1049,"date":"2014-03-25T08:50:58","date_gmt":"2014-03-25T07:50:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=1049"},"modified":"2015-12-18T11:50:12","modified_gmt":"2015-12-18T10:50:12","slug":"chinawomanshow-me-the-faceautoprodotto-2010","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=1049","title":{"rendered":"CHINAWOMAN<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Show Me The Face\"<br\/>(Autoprodotto, 2010)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/Chinawoman.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1050\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/Chinawoman.jpeg\" alt=\"Chinawoman\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>Michelle Gurevich \u00e8 la vera identit\u00e0 che si cela dietro il fuorviante moniker Chinawoman. La cantautrice russa, o meglio &#8220;writer of ballads&#8221;, con un terzo disco in uscita <strong>Let&#8217;s Part In Style<\/strong>, \u00e8 nata nel quartiere russo di Toronto, ed \u00e8 cresciuta, non senza subirne le conseguenze, ascoltando la collezione di musica melodica Sovietica ed Europea anni &#8217;70 dei suoi genitori, che includeva: Charles Aznavour, Edita Piekha, Alla Pugacheva e Adriano Celentano.\u00a0Molto conosciuta soprattutto nell&#8217;Europa dell&#8217;est, Chinawoman si inserisce, non senza un po&#8217; di autoindulgenza, nella forma della ballata classica europea: il risultato \u00e8 quello che si pu\u00f2 ascoltare in un &#8220;club per cuori infranti&#8221; di periferia, in una qualsiasi citt\u00e0 dell&#8217;est, dove la musica \u00e8 attutita da vecchi divani in velluto rosso, e dissolta nella vodka da omaccioni in camicie di raso che si muovono indolenti a ritmo di tango, mazurka o bossanova. Il genere di musica che starebbe bene in un film di Aki Kaurismaki.\u00a0L&#8217;insieme potrebbe venir fuori troppo melodrammatico e nostalgico, ma l&#8217;approccio di Chinawoman alla ballata \u00e8 pi\u00f9 di tipo personale e cantautorale, fatalista, cerebrale e a tratti ironico. Con la voce bassa da crooner, il timbro morbido, la &#8220;S&#8221; blesa e una vaga inflessione russa, la Gurevitch sa essere decadente, noir, malinconica e ruffiana quanto basta, tanto da essersi conquistata ripetuti ascolti durante questo lento inverno, a discapito di suoi colleghi pi\u00f9 conosciuti.\u00a0L&#8217;impianto per\u00f2 non \u00e8 sorretto da arrangiamenti sempre all&#8217;altezza, sebbene tastierine e drum machine evochino il carattere amatoriale tipico di certe situazioni da piano-bar, e forse questo \u00e8 il risultato dell&#8217;auto-produzione, o forse \u00e8 un effetto cercato che volutamente crea una sensazione di mancanza e desolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pezzi come <em>Drawn To You<\/em>, <em>Show Me The Face<\/em>\u00a0e <em>God Bless My Socially Retarded Friends<\/em>, descrivono un immaginario fatiscente, ma molto affascinante, di vite nella Suburbia contemporanea, in cui immedesimarsi \u00e8 consolatorio. Chinawoman \u00e8 un&#8217;artista onesta che racconta una realt\u00e0 intorno a s\u00e8 non proprio gradevole, fatta di alienazione e di emozioni scosse e rimestate come dopo aver mandato gi\u00f9 un cocktail aspro, un&#8217;esperienza da fare responsabilmente e con una piccola dose di (black) humour.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Claudia Zitarosa<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Michelle Gurevich \u00e8 la vera identit\u00e0 che si cela dietro il fuorviante moniker Chinawoman. 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