{"id":1488,"date":"2014-10-16T09:24:20","date_gmt":"2014-10-16T07:24:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=1488"},"modified":"2015-12-19T12:06:12","modified_gmt":"2015-12-18T11:06:12","slug":"two-moonselementsautoprodotto-2014","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=1488","title":{"rendered":"TWO MOONS<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Elements\"<br\/>(Irma, 2014)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Two-Moons.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1489\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/Two-Moons.jpg\" alt=\"Two Moons\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>Come nel penultimo romanzo di Murakami, &#8220;1Q84&#8221;, l&#8217;immagine delle due lune sullo sfondo del cielo all&#8217;imbrunire inquieta e riempie di meraviglia le nostre anime. E inquietudine e meraviglia trasmettono alcuni dei pezzi meglio riusciti di questo <strong>Elements<\/strong>, ultimo disco degli italiani Two Moons!\u00a0Two Moons \u00e8 un progetto musicale nato nel 2009 dalla mente di Giuseppe Taibi, Emilio Mucciga, Vincenzo Brucculeri di\u00a0base a Bologna e <strong>Elements<\/strong>\u00a0viene dopo l&#8217;EP <strong>The First Moon<\/strong>\u00a0e l&#8217;album <strong>Colors<\/strong>\u00a0del 2012.\u00a0L&#8217;album, composto da 11 tracce, colpisce per un sound indissolubilmente legato alle sonorit\u00e0 dark-wave degli anni &#8217;80. E questo legame costituisce l&#8217;aspetto migliore ma anche il punto debole dell&#8217;intero disco. Se da un lato infatti, i pezzi pi\u00f9 riusciti, e sicuramente pi\u00f9 coinvolgenti sono quelli con pi\u00f9 evidenti influenze new wave, dall&#8217;altro \u00e8 come se alla lunga l&#8217;ascolto risultasse prevedibile e poco innovativo.\u00a0Le tracce ricordano i nomi dei principali elementi, una natura non sempre vista in maniera benefica. Palese l&#8217;influenza &#8211; c&#8217;\u00e8 bisogno di dirlo? &#8211; dei Joy Division e il cantato stesso riprende la vocalit\u00e0 del mai dimenticato Ian Curtis. Nell&#8217;album non mancano per\u00f2 ammiccamenti al pop e all&#8217;elettronica di stampo anche pi\u00f9 minimale, e il suono trae proprio giovamento da questo particolare mix, che risulta l&#8217;aspetto pi\u00f9 autentico della personalit\u00e0 della band.\u00a0Questo terzo album del gruppo bolognese si dirige in maniera chiara in quella dimensione tanto cara alla new wave per cui centrali diventano temi come il freddo (<em>Snow<\/em>, <em>Autumn<\/em>) o le macchine, che dal cinema di Fritz Lang in poi tanto hanno agito sul nostro immaginario.\u00a0Trascinati nell&#8217;ascolto dalla prima magnetica traccia <em>Welcome To My Joy<\/em>\u00a0si ha come l&#8217;impressione di addentrarsi in un mondo fumoso e grigio, dai contorni sfuocati. Un inno coinvolgente e dalle sonorit\u00e0 lofi. Sulla stessa linea anche il secondo pezzo, <em>Snow<\/em>. Questi, insieme all&#8217;ultimo brano, <em>Leaves<\/em>, i frutti migliori di questo ultimo lavoro della band, che ci lascia un po&#8217; straniti e un po&#8217; inquieti come nel contemplare un cielo con due lune.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Maria Zizza<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come nel penultimo romanzo di Murakami, &#8220;1Q84&#8221;, l&#8217;immagine delle due lune sullo sfondo del cielo all&#8217;imbrunire inquieta e riempie di meraviglia le nostre anime. 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