{"id":2569,"date":"2015-03-31T06:36:22","date_gmt":"2015-03-31T04:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=2569"},"modified":"2015-12-19T12:18:30","modified_gmt":"2015-12-18T11:18:30","slug":"psychopathic-romantics","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=2569","title":{"rendered":"PSYCHOPATHIC ROMANTICS<br\/><span style='font-size:20px;'>\"S\/T\"<br>(Autoprodotto, 2014)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Psychopathic-Romantics.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2570\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Psychopathic-Romantics.jpg\" alt=\"Psychopathic Romantics\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>You Can&#8217;t Judge A\u00a0Book By The Cover<\/em>\u00a0\u00e8 il titolo di un vecchio pezzo del &#8217;62 di Bo Diddley, che invitava, giustamente, a non fermarsi all&#8217;immagine di copertina nel giudicare la qualit\u00e0 letteraria di un libro. Lo stesso discorso credo valga, sostituendo, parafrasando il buon Diddley, un disco al libro, per la musica ivi contenuta.\u00a0Non \u00e8 il caso per\u00f2 della copertina del terzo lavoro dei Psychopathic Romantics, che pare uscita da un fotogramma del film &#8220;Al Di L\u00e0 Delle Nuvole&#8221; di Michelangelo Antonioni. La band italoamericana con origini casertane, attiva dal 2005, confeziona per questo nuovo album autoprodotto, sette brani &#8220;particolari&#8221;, dalle svariate influenze e generi, che solo per nostra comodit\u00e0 potremmo riportare come post rock. Il loro terzo album, omonimo, si fregia ancora della voce caratteristica del batterista Mario &#8220;Dust&#8221; La Porta, che mi ricorda quella introspettiva di Blixa Bargeld e annovera Vincenzo Tancredi (basso e percussioni), Augusto De Cesare e Filippo Jr. Santoiemma alle chitarre elettriche e acustiche, che si destreggiano anche tra un&#8217;infinit\u00e0 di strumenti a corda e percussivi. \u00c8\u00a0grazie a questa line up e alla loro ricca e varia strumentazione elettroacustica che la band \u00e8 in grado di allestire un parco di suoni evocativi e timbriche evanescenti, adatti alla colonna sonora di un film di Wenders o del primo Sorrentino, come accade sia nella inquieta, incalzante, iniziale <em>It&#8217;s All For You\u00a0<\/em>che in <em>Open Up Wide<\/em>, con, in quest&#8217;ultima, un bel solo di clarinetto dell&#8217;additional Giuseppe Giroffi, ma pure nella melanconica <em>Bread And Circuses<\/em>. I quattro sanno anche diversificare la proposta e lo dimostrano, rilassandosi, nel mariachi fischiettato e solare di <em>I&#8217;ll See You There<\/em> e nell&#8217;acustica tex mex oriented e vagamente scanzonata alla Joe Strummer, <em>Einstein Said<\/em>. Ma il siparietto dura poco, ci pensa la voce marziale di La Porta a ristabilire gli equilibri e l&#8217;inquietudine in <em>The Gathering<\/em>, lasciando poi la chiusura alla drum machine di <em>Thank You<\/em>, indubbiamente la pi\u00f9 debole del lotto. Tutti i pezzi, in inglese, sono stati scritti dal leader Mario &#8220;Dust&#8221; La Porta con stile metaforico e riflessivo, che oltre ad avere un &#8220;tono&#8221; raro ed unico \u00e8 anche dotato di una padronanza totale della lingua.\u00a0Se il terzo disco di una band \u00e8 spesso considerato quello della maturit\u00e0, della conferma degli intenti, beh, credo che i nostri romantici psicopatici abbiano meritato l&#8217;alloro. Da marcare stretti per futuri, interessanti, sviluppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Giuliano Manzo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>You Can&#8217;t Judge A\u00a0Book By The Cover\u00a0\u00e8 il titolo di un vecchio pezzo del &#8217;62 di Bo Diddley, che invitava, giustamente, a non fermarsi all&#8217;immagine di copertina nel giudicare la qualit\u00e0 letteraria di un libro. 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