{"id":2613,"date":"2015-04-11T04:00:27","date_gmt":"2015-04-11T02:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=2613"},"modified":"2015-12-19T12:19:32","modified_gmt":"2015-12-18T11:19:32","slug":"cineteca-meccanica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=2613","title":{"rendered":"CINETECA MECCANICA<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Cinetica\"<br>(Autoprodotto, 2015)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Cineteca-Meccanica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2614\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Cineteca-Meccanica.jpg\" alt=\"Cineteca Meccanica\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>A distanza di quattro anni dal loro primo disco <strong>Deviazioni<\/strong>, tornano pi\u00f9 agguerriti di prima i milanesi Cineteca Meccanica, e questa volta facendo centro. Partono in quarta, senza freni e con il pieno di benzina, Davide &#8220;Kobra&#8221; De Santis e Alex Ruberto, i quali non hanno assolutamente cambiato idea su cosa dire e su come farlo, conficcandoci nel petto un disco che \u00e8 un vero e proprio manifesto. I due manipolatori del suono, delle parole e delle emozioni, accompagnati, per l&#8217;occasione, dalla brillante chitarra di Marco Livecchi, creano un lavoro ispirato e personale, che li pone tra i massimi esponenti della nuova &#8220;elettronica iperrealista italiana&#8221;.\u00a0Dieci composizioni che vanno ben oltre la semplice canzone, e si configurano come vere e proprie &#8220;suite&#8221; adrenaliniche, e che, grazie al cantato &#8220;contro&#8221; di Davide De Santis, si iniettano nelle nostre vene come brown grezza, nei nostri cuori come metanfetamina, nella nostra anima come mescalinina.<\/p>\n<p>Dall&#8217;iniziale psychobilly androide di <em>La Moda Del Burlesque<\/em>, immersa in naftalina grazie a trasmutazioni metropolitane che ci sorprendono e scuotono. Le tastiere di Alex e la chitarra di Marco cadono e si scagliano su di noi come cocci di vissuto noir. Cantare &#8220;odio il burlesque \u2026 odio l&#8217;happy hour&#8221; significa mettersi oggi una citt\u00e0 contro. Ma Cineteca Meccanica, quando si accende, lo fa senza freni e senza veli.\u00a0Umori da Cramps futuristi aprono la sconcertante <em>Sporco Nichilista<\/em>, pezzo folle e stravolgente, che assale il nostro umore in maniera diretta e ossessiva. Kobra e Alex mitragliano ipersonici parole e suoni che ci trafiggono il cervello riportandoci nuovamente sull&#8217;attenti. Nessuna distrazione, nessun compromesso.\u00a0La stupefacente <em>Non Ritorno<\/em>, accarezzata da un synth pop impertinente, un cut-up stratoesistenziale e iperemozionale, dove i suoni sono come immersi in un ghiacciato romanticismo che parte da una Terra che non c&#8217;\u00e8, per arrivare, in un attimo, in un cielo solo sognato. Davide diventa se stesso e si trasforma in poeta, regalando alla song la sua decadenza universale.\u00a0<em>Estate A\u00a0Mano Armata<\/em>\u00a0ci assale come un pugno in faccia, Cineteca Meccanica accende il motore e si scaglia all&#8217;assalto, terroristi che creano colonne sonore per terroristi umani, quelli decantati da un Davide in &#8220;coma&#8221; musicale, un Alex in overdose da synth e drum machine, un Livecchi in lisergici amplessi chitarristici. Si salvi chi pu\u00f2.\u00a0Pi\u00f9 morfinica e perversa la successiva <em>Non Ho Pi\u00f9 Poesia<\/em>, una canzone cadenzata su di un elettronica mistica e sensoriale. Vortici sonori dalle reminiscenze wave, davvero affascinante.\u00a0Nella successiva <em>Guerra D&#8217;Inverno (L&#8217;Odio)<\/em>, acida e sprezzante, la band ci trafigge con le sue sensazioni, che percepiamo, minuto dopo minuto, essere vere. Straordinaria la chitarra di Livecchi, assassina fino al crollo emotivo.\u00a0Si prosegue senza sosta con <em>Girotondo<\/em>, dove volano come vento nella nebbia le tastiere di Alex che, transdeviate, accompagnano le parole-chiave: &#8220;resistere, resistere, resistere&#8221;.\u00a0Arriviamo stravolti a <em>Settembre Nero<\/em>, che trasuda incessante un ritmo sincopato e schizoide, disturbato dalle chitarre lo-fi di Marco Livecchi che, se hanno giovato finora, in questo brano trovano il proprio zenit, immerso in un riff psycho-garage esaltante, che delinea magistralmente il &#8220;suono Cineteca&#8221;.\u00a0Ci avviciniamo alla fine con <em>Kolassa Giovane Boicotta (KGB)<\/em>, che, turbolenta e violenta, mette un punto fermo sul nuovo percorso intrapreso dalla band.\u00a0Chiude l\u2019avventura <em>Bianca Primavera (Flux)<\/em>\u00a0brano sperimentale dal testo forte e visionario, che ci turba nel profondo.<\/p>\n<p>L&#8217;instabilit\u00e0 mentale di Davide &#8220;Kobra&#8221; De Santis, la stabilit\u00e0 psicofisica di Alex Ruberto e la partecipazione disturbata di Marco Livecchi trovano in questo disco una sintesi e un&#8217;armonia perfette, confluendo come elettricit\u00e0 in cavo in un lavoro maturo, ispirato e originale, specchio fedele di una personalit\u00e0 forte e identificativa, che, partendo dalle verit\u00e0 pi\u00f9 scomode, approda alle nostre anime nella maniera pi\u00f9 diretta possibile.\u00a0I Cineteca Meccanica sono immensi, perch\u00e9, come pochi, fanno parte di quella schiera di &#8220;poeti del suono&#8221; in via di estinzione, che vedono ancora nella musica una forza capace di muovere la nostra mente e parlare della realt\u00e0 come la cosa pi\u00f9 sconcertante, stravolgendola come il pi\u00f9 oscuro degli incubi \u2026 o il pi\u00f9 bello dei sogni \u2026\u00a0&#8220;e allora, lasciamoli stare, a naufragare in questo mare, immenso senza terra e senza guerra \u2026 lasciamoli risalire questo mare, immersi in fiumi d&#8217;oppio, sperando non ci sia ritorno&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Pantaleone<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A distanza di quattro anni dal loro primo disco Deviazioni, tornano pi\u00f9 agguerriti di prima i milanesi Cineteca Meccanica, e questa volta facendo centro. 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