{"id":3483,"date":"2015-12-01T12:19:51","date_gmt":"2015-11-30T11:19:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=3483"},"modified":"2015-12-19T12:30:46","modified_gmt":"2015-12-18T11:30:46","slug":"pierre-bastien","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=3483","title":{"rendered":"PIERRE &#038; BASTIEN<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Que Du Bonheur\"<br>(Polly Maggoo, 2015)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Pierre-Bastien.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3484\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/Pierre-Bastien.jpg\" alt=\"Pierre &amp; Bastien\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>Tre volti che si riflettono nei frammenti di uno specchio spaccato la dice lunga sui contenuti di questo secondo album a firma Pierre &amp; Bastien, una vecchia conoscenza parigina ormai, gravitante nell&#8217;orbita di quel filone punk dal timido taglio garage condotto da una presenza essenziale dei synth, apparso in terra francese dieci anni or sono. Non a caso la veterana Polly Maggoo, che ha fortemente contribuito alla causa, non se li \u00e8 lasciati sfuggire, dando alle stampe, lo scorso aprile, <strong>Que Du Bonheur<\/strong>, a 6 anni di distanza da un bellissimo esordio nel breve formato in soli 300 esemplari, all&#8217;insegna di un synth-punk scarno ed abrasivo (come i padri conterranei Metal Urbain insegnano) scandito da una ritmica elettronica. Non si sa cosa abbia dato spunto alla band nella scelta del nome, l&#8217;ipotesi pi\u00f9 accreditata pare sia quella di un omaggio al compositore e polistrumentista Pierre Bastien, anch&#8217;egli francese, eccentrico sperimentatore di insoliti macchinari sonori, reduce lo scorso mese, tra le altre cose, da una manciata di concerti nel nostro paese.<\/p>\n<p>Negli otto brani che compongono l&#8217;album dei synth questa volta non vi \u00e8 traccia alcuna cos\u00ec come pure della drum machine (al duo esordiente Paul Jimenes \/ Baptiste Nollet si \u00e8 unito nel frattempo il batterista Fred Trux). La loro spina dorsale \u00e8 un (post)punk(&#8216;n&#8217;roll) dal potente impatto, a volte \u201cgoliardico\u201d con piacevoli venature pop altre nervoso, cattivo, decadente ed oscuro in una mistura dove le varie componenti serpeggiano furtivamente. Le puntatine verso svisate rock&#8217;n&#8217;roll incisive ed irruenti di <em>Race<\/em> come pure di <em>Plus Que Les Chiens<\/em>, dove aleggia lo spettro dei Ramones, le struggenze Interpol di <em>Graisse De Phoque<\/em> e <em>Sentiments<\/em>, le taglienti sferragliate di <em>Handicap\u00e9<\/em> o anche le cadenze post-punk tese e nervose di <em>Femme<\/em>, la pi\u00f9 articolata e forse la pi\u00f9 bella del lotto, sono solo una parte delle \u201cemozioni\u201d in cui potrete imbattervi. Emozioni cantate rigorosamente in lingua madre per spaccati rabbiosi di vita quotidiana tra le cui righe trasuda tutto il marcio di questa generazione.<\/p>\n<p><strong>Que Du Bonheur<\/strong> pertanto supera decisamente la formula lo-fi degli esordi proponendo un suono fottutamente trascinante che riporta spesso alla memoria dei Lovesores (li ricordate?) riletti in chiave Ramones o addirittura un Buck Biloxi via Interpol. Ennesima conferma dello stato di grazia in cui versa, da una decade ormai, il rock francese targato \u201cpunk e dintorni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Salvatore Lobosco<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre volti che si riflettono nei frammenti di uno specchio spaccato la dice lunga sui contenuti di questo secondo album a firma Pierre &amp; Bastien, una vecchia conoscenza parigina ormai, gravitante nell&#8217;orbita di quel filone punk dal timido taglio garage condotto da una presenza essenziale dei synth, apparso in terra francese dieci anni or sono. 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