{"id":4304,"date":"2016-03-12T05:20:00","date_gmt":"2016-03-12T04:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4304"},"modified":"2016-07-14T08:36:31","modified_gmt":"2016-07-14T06:36:31","slug":"murder-mood","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4304","title":{"rendered":"MURDER MOOD<br\/><span style='font-size:20px;'>L'omicidio nella storia della musica popolare<br>(Terza parte)<\/span>"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4306\" aria-describedby=\"caption-attachment-4306\" style=\"width: 244px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4306 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler-244x300.jpg\" alt=\"Raymond Chandler\" width=\"244\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler-244x300.jpg 244w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler-122x150.jpg 122w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler-768x945.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler-833x1024.jpg 833w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Raymond-Chandler.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4306\" class=\"wp-caption-text\">Raymond Chandler<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si conclude, con questo terzo capitolo, la nostra indagine sul tema omicidiario nella storia della musica popolare. Nei due articoli precedenti abbiamo visto come e quanto, a partire dalla tradizione secolare della murder ballad, il tema della morte violenta si sia radicato nella cultura musicale, giungendo ad assumere, in alcuni frangenti, il carattere di ossessione monotematica. Vedi il caso della metal band statunitense Macabre, significativamente &#8220;specializzata&#8221; in serial killer e omicidi di massa. Abbiamo inoltre ricordato anche quelle biografie artistiche che si sono drammaticamente macchiate di sangue, ed esaminato come, viceversa, l&#8217;omicidio\u00a0 mediaticamente iconizzato, pu\u00f2 talvolta scardinare la finestra attraverso la quale introdursi nello show biz. Questa volta per\u00f2 indagheremo un&#8217;area nella quale il nesso tra suono ed assassinio, pi\u00f9 che da elementi oggettivi, \u00e8 determinato da legami in origine piuttosto arbitrari, i quali tuttavia, nel tempo, si sono affermati creando suggestivamente un binomio estetico ormai inscindibile. Mi riferisco a quelle musiche, in gran parte strumentali, che sulla scorta di letteratura e cinema, tutti noi ormai percepiamo come colonna sonora ideale di un delitto. Ma procediamo con ordine &#8230;<\/p>\n<p>I termini &#8220;hard boiled&#8221; e &#8220;noir&#8221; indicano, rispettivamente negli States e in Europa, uno specifico sottogenere della letteratura poliziesca, nato in USA a fine anni &#8217;20 del secolo scorso, caratterizzato da cupe ambientazioni urbane, crimini efferati, psico-ritratti decadenti ed assenza di regole etico-morali. La differenza tra un romanzo giallo tradizionale (alla Agatha Christie, per intenderci) ed uno hard boiled, sta essenzialmente nella loro diversa idea-rappresentazione del mondo: nel primo, il caos (che si manifesta con l&#8217;atto criminale) \u00e8 visto come un accidente che verr\u00e0 sempre ricondotto ad ordine salvifico attraverso l&#8217;individuazione del colpevole e l&#8217;espiazione della sua colpa; nel secondo, esattamente al contrario, il caos rappresenta la regola. Qui la dicotomia tra bene e male evapora, lasciando alla nemesi finale l&#8217;incerto ruolo di elemento soggetto al fato. I romanzi dei maestri del genere: Dashiell Hammett, Mickey Spillane e sopratutto Raymond Chandler (1988-1959), creatore del celebre detective Philip Marlowe, a partire dagli anni &#8217;40, vengono adattati a soggetti per film, creando cos\u00ec il corrispettivo filone cinematografico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4307\" aria-describedby=\"caption-attachment-4307\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Miles-Davis.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4307 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Miles-Davis-300x266.jpg\" alt=\"Miles Davis\" width=\"300\" height=\"266\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Miles-Davis-300x266.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Miles-Davis-150x133.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Miles-Davis.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4307\" class=\"wp-caption-text\">Miles Davis<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il dato che a noi pi\u00f9 interessa rilevare \u00e8 che nel cinema noir (la sua golden age \u00e8 collocabile in USA tra 1940 e 1959, con un occhio di riguardo per la produzione di Robert Siodmak), \u00e8 quasi sempre presente un &#8220;certo tipo&#8221; di jazz, quello cio\u00e8 che ben si attaglia alla fumosa atmosfera di equivoci locali notturni frequentati da personaggi solitari, seducenti quanto letali femme fatal e tutta la caratteristica umanit\u00e0 ubriaca di disillusione che popola queste torbide storie. In realt\u00e0 &#8220;quel jazz&#8221;, in un primo momento, non viene neppure incluso nella colonna sonora originale dei film in questione, gli fa solo da sottofondo ambientale, ma ci\u00f2 che veramente conta \u00e8 che, alla lunga, finir\u00e0 per affermarsi come topos assoluto. Il primo riconoscimento ufficiale ha luogo nel 1958, con &#8220;Ascenseur Pour L&#8217;Echafaud&#8221; (&#8220;Ascensore Per L&#8217;Inferno&#8221;) di Louis Malle, quando il jazz &#8220;a tinte nere&#8221; creato dal Miles Davis Quintet entra di diritto nell&#8217;original soundtrack della pellicola. Nel decennio successivo, l&#8217;associazione tra crime story e jazz noir si fa sempre pi\u00f9 frequente e riconoscibile, coagulandosi cos\u00ec in un mood distintivo che assume la valenza definitiva di moderno archetipo sonoro. Si colloca infatti negli anni &#8217;60 anche il vertice della celebrata produzione per cinema e TV di John Barry, autore di &#8220;James Bond Theme&#8221; e &#8220;The Persuaders Theme&#8221; (&#8220;Attenti A Quei Due&#8221; in Italia), giusto per citare due brani a tutti noti, anche se leggermente fuori focus rispetto a questa trattazione. Per avere un panorama pi\u00f9 ampio di titoli e autori \u00e8 comunque possibile rivolgersi alla divulgativa raccolta in triplo CD <strong>Jazz Noir &#8211; Menacing Masterpieces Of Mistery, Murder And Mayhem<\/strong> (2014) Not Now Music.<\/p>\n<p>Lo spietato realismo narrativo, l&#8217;intreccio malsano tra crimine e sesso, la dimensione anti-eroica della legge e dei suoi rappresentanti, il desolato cinismo delle psicogeografie metropolitane, l&#8217;abisso patologico delle menti assassine ed il sangue reso nero dalla fotografia neo-espressionista del cinema noir-hard boiled, stringono un patto eterno con le cadenze pi\u00f9 notturne dello swing, con le lamentazioni di trombe e sax e con quell&#8217;ordito sonoro dove indolente eleganza e avvolgente inquietudine formano un tutt&#8217;uno con i destini di un&#8217;umanit\u00e0 perdente. Con l&#8217;avvento del neo-noir degli anni &#8217;70, l&#8217;alleanza con il jazz si rinsalda in capolavori come: &#8220;Chinatown&#8221; (1975) di Roman Polanski, con musiche di Jerry Goldsmith, o l&#8217;indimenticabile &#8220;Taxi Driver&#8221; (1976), capolavoro di Martin Scorsese con soundtrack composta da Bernard Herrmann. Grazie anche ad una nuova generazione di romanzieri fioriti un po&#8217; ovunque: Ed McBain (New York), James Ellroy (Los Angeles), Jean-Claude Izzo (Marsiglia), letteratura e cinematografia noir, rinnovati, arrivano di slancio fino ai giorni nostri. Ma quello che maggiormente ci preme sottolineare \u00e8 che, a partire dagli anni &#8217;80, il processo di penetrazione del sound noir nell&#8217;immaginario collettivo, giunge ad un grado di identit\u00e0-evidenza tale da esser proiettato fuori dalle colonne sonore cinematografiche per affermarsi come soggetto artistico discograficamente indipendente. Vale a dire, alcuni compositori-band iniziano ad assumere come propri i caratteri stilistici del noir, sia in termini sonori che iconografici, ponendoli di fatto, senza intermediazione, all&#8217;interno della musica pop tout court.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4308\" aria-describedby=\"caption-attachment-4308\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Angelo-Badalamenti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4308 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Angelo-Badalamenti-300x300.jpg\" alt=\"Angelo Badalamenti\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Angelo-Badalamenti-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Angelo-Badalamenti-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Angelo-Badalamenti.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4308\" class=\"wp-caption-text\">Angelo Badalamenti<\/figcaption><\/figure>\n<p>L&#8217;omonimo debutto di Lounge Lizards (1981), pesca tanto dal jazz cinematico (il sax di John Lurie), quanto dalle ceneri ancora calde della no wave newyorkese (la chitarra di Arto Lindsey), mentre, dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico, i Clock DVA di Adi Newton, scuriscono i toni della grey area con i fiati noir di <strong>Thirst<\/strong> (1981) e sopratutto con il conturbante jazz-funk di <strong>Advantage<\/strong> (1983). Ancora pi\u00f9 complessa l&#8217;alchimia tra avant-minimalismo e ombrosi groove jazzistici sulla quale si basa la longevit\u00e0 artistica degli australiani The Necks, i quali esordiscono, come meglio non si potrebbe, con <strong>Sex<\/strong> nel 1989. \u00c8 dello stesso anno anche <strong>Moss Side Story<\/strong> di Barry Adamson (gi\u00e0 Magazine, Visage e Bad Seeds), prima prova solista di una fortunata serie di album fittamente costellati di citazioni noir. Da avere assolutamente il suo <strong>As Above To Below<\/strong> (1998). Ma l&#8217;autentico marchio a fuoco del noir anni &#8217;80 viene impresso dal sodalizio tra David Lynch e Angelo Badalamenti con l&#8217;OST di <strong>Blue Velvet<\/strong> (1986). L&#8217;estetica lynchiana merita sicuramente\u00a0 ben pi\u00f9 di poche misere righe, ma qui ci limiteremo semplicemente a dire che da &#8220;Twin Peaks&#8221; (1990) e &#8220;Fire Walk With Me&#8221; (1992) a &#8220;Mulholland Drive&#8221; (2008), il cinema di Lynch e le musiche di Badalamenti riformulano il vocabolario del noir, ridisegnando alcuni tratti essenziali del suo profilo. L&#8217;opera geniale dei due e i loro diretti derivati discografici (gli album di Julee Cruise e quelli solisti di Lynch stesso, in primis) stabiliscono un precedente inelubile per chiunque, da l\u00ec in poi, voglia confrontarsi con la materia in questione.<\/p>\n<p>Come la nebbia notturna di certi set cinematografici, nel corso degli anni &#8217;90, il murder mood avvolge tra le sue spire svariati generi musicali. Lo si pu\u00f2 trovare nella bassa battuta del trip hop, un esempio su tutti, il secondo omonimo album rilasciato dai Portishead nel 1997 e il successivo <strong>Roseland NYC Live<\/strong> (1998), registrazione di un concerto con tanto di orchestra. Cos\u00ec come c&#8217;\u00e8 del neo-noir-hi tech in tanti prodotti drum&#8217;n&#8217;bass, ma dovendo trattare solo d&#8217;eccellenza assoluta \u00e8 appropriato puntare sullo stilosissimo <strong>Modus Operandi<\/strong> (1997) del brillante Photek. Di classe superiore e grande suggestione sono inoltre le composizioni per tromba ed elettronica dei Supersilent, in attivit\u00e0 dal 1999. E, anche senza dover affrontare la mastodontica discografia di John Zorn, non si pu\u00f2 escludere che il suo avant-sax, tra i tanti cimenti stilistici, vanti anche quello con l&#8217;hard boiled. Ma tra tutte, la sigla pi\u00f9 rilevante, ai fini di questa analisi, \u00e8 sicuramente quella di Bohren &amp; Der Club Of Gore. Quartetto fondato nel 1992 da musicisti formatisi in contesti metal e hardcore a M\u00fclheim An Der Ruhr, Germania, la musica di Bohren &amp; Der Club Of Gore \u00e8 la summa perfetta dell&#8217;enunciato noir-hard boiled, per come l&#8217;abbiamo fin qui tratteggiato, dalle origini ai suoi successivi sviluppi. Nella loro musica il jazz notturno del primo cinema noir si fonde con gli ossessivi psicodrammi lynchiani, producendo un rallentamento parossistico del ritmo che conferisce all&#8217;insieme aspetto spettrale e dilatazione percettiva di sicuro effetto. Il termine, assolutamente calzante, coniato per descrivere questo loro sound \u00e8 doom jazz.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4309\" aria-describedby=\"caption-attachment-4309\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bohren-Der-Club-Of-Gore.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4309 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bohren-Der-Club-Of-Gore-300x187.jpg\" alt=\"Bohren &amp; Der Club Of Gore\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bohren-Der-Club-Of-Gore-300x187.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bohren-Der-Club-Of-Gore-150x94.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Bohren-Der-Club-Of-Gore.jpg 449w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4309\" class=\"wp-caption-text\">Bohren &amp; Der Club Of Gore<\/figcaption><\/figure>\n<p>Doom jazz, o anche dark jazz e funeral jazz, da alcuni anni a questa parte, sono termini entrati nell&#8217;uso corrente per descrivere una nuova categoria stilistica improntata all&#8217;estetica del noir-hard boiled in musica. Insomma, pare che Bohren &amp; Der Club Of Gore abbiano gettato un seme che, sopratutto in Europa, ha dato alcuni significativi frutti. Ad oggi sono infatti rubricate sotto la voce doom-dark jazz diverse formazioni come: The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble, gli stessi che in versione live-impro si fanno chiamare The Mount Fuji Dommjazz Corporation, i francesi Dale Cooper Quartet &amp; The Dictaphones, con denominazione-omaggio al protagonista di Twin Peaks e il romano Adriano Vincenti, in arte Macelleria Mobile Di Mezzanotte o pi\u00f9 sinteticamente MMM. Una menzione speciale la meritano inoltre Fire! Orchestra, del &#8220;capitano di lungo corso&#8221; Mats Gustafsson, tre album di straordinaria potenza ipnotica pubblicati nel biennio 2013-2014, e Heroin In Your Veins, ingiustamente misconosciuto solo-project del finlandese Janne Perttula, una sorta di John Barry versione ultra-tenebrosa. Tutte musiche che nel loro eclettico citazionismo transgenerazionale riescono a mettere insieme: Duke Ellington, Henry Mancini, Miles Davis, Angelo Badalamenti, elettroniche ambient, decelerazioni doom, oscurit\u00e0 dark e rumorismi assortiti. Un melting pot algido e cerebrale, non certo adatto a soddisfare i gusti reazionari del jazzofilo standard. Questo giusto per rendere conto dell&#8217;essenziale e mettere in guardia chi di dovere.<\/p>\n<p>Come chiosa di questo e dei precedenti due articoli correlati, non resta che ribadire il medesimo concetto, ovvero &#8230; Come da regola della catarsi, il dramma messo in scena dall&#8217;arte, nel nostro caso l&#8217;omicidio in musica, ha il potere di allentare le tensioni del vissuto quotidiano. Rappresentare il lato oscuro, rimosso, traumatico dell&#8217;esistenza favorisce processi di accettazione rispetto alla natura umana e ai suoi destini. Caino \u00e8, ad un tempo, il primo assassino della storia e anche il fondatore della prima citt\u00e0. Come dire che l&#8217;omicidio \u00e8 un effetto inevitabile di quel patto collettivo che chiamiamo civilt\u00e0. Decidere di fare esperienza della tragedia attraverso la sua rappresentazione, prima che sia la tragedia stessa a presentarsi per via diretta, \u00e8 sicuramente una scelta che denota saggezza. A chi invece, preferisce sottrarsi a questi processi, non resta che fare la propria esperienza pre-mortem &#8220;con la pancia&#8221;, imbarcandosi a bordo di un ottovolante di un luna park allestito alla periferia della coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si conclude, con questo terzo capitolo, la nostra indagine sul tema omicidiario nella storia della musica popolare. 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