{"id":4831,"date":"2016-06-30T03:34:29","date_gmt":"2016-06-30T01:34:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4831"},"modified":"2016-06-30T03:35:18","modified_gmt":"2016-06-30T01:35:18","slug":"witching-waves","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4831","title":{"rendered":"WITCHING WAVES<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Crystal Cafe\"<br>(Soft Power \/ Happy Happy Birthday To Me, 2016)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4832\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Witching-Waves.jpg\" alt=\"Witching Waves\" width=\"100\" height=\"100\" \/>Pu\u00f2 un disco sublimare quel senso di isolamento e alienazione tipici della societ\u00e0 contemporanea in cui viviamo? Certo. Basta scegliere quello giusto. Il secondo LP dei londinesi Witching Waves ci riesce. Lanciato a fine febbraio dalla Soft Power Records (Regno Unito) e dalla Happy Happy Birthday To Me (USA), Crystal Cafe \u00e8 un prodotto collocabile a met\u00e0 strada tra noise rock ed indie pop. Un album che vuole fare la guerra e spaccare il mondo, abbinando per\u00f2 anche momenti melodici. Emma Wigham suona la batteria e canta, un cantato da angelo della morte, ipnotico e straniante; le si affianca Mark Jasper, chitarra, cori e voce, anche la sua alienante e conturbante; infine il basso di Ed Shellard, le cui trame riescono a rendere l&#8217;atmosfera complessiva dell&#8217;LP ancora pi\u00f9 lugubre.<\/p>\n<p>La prima traccia \u00e8 <em>Twister<\/em>, brano manifesto su un&#8217;urbanizzazione selvaggia che, cos\u00ec come ad Hackney, \u00e8 uguale a se stessa in tutte le metropoli del pianeta. In Seeing Double c&#8217;\u00e8 Jasper alla voce, la cifra \u00e8 un lamento nervoso e irrequieto, le chitarre scaricano rabbia in tutte le direzioni ma le grida finali sembrano rimbalzare su un muro di gomma. <em>Pitiless<\/em> attacca con un fingerpicking irresistibile, accompagnando le litanie di Emma e i cori pi\u00f9 baritoni di Mark. Dopo lo scherzo di Red Light Loop (un loop di un minuto e poco pi\u00f9), <em>Make It Up<\/em> \u00e8 un pezzo brit dal tono apparentemente pi\u00f9 accondiscendente ma che in realt\u00e0 non fa altro che vomitare sulla retorica del politically correct. Il lato A si chiude con la strumentale <em>Anemone<\/em>, un ricamo meraviglioso tra basso incedente, scale isteriche e accordi distorti che ricordano le prime atmosfere Cure. <em>The Threat<\/em> \u00e8 il pezzo pi\u00f9 melodico dell&#8217;album, un giro facile facile in intro e un bridge con il cantato angosciato di Wigham. Un pezzo, anche questo, che oltre ad essere orecchiabilissimo, indaga sulle trasformazioni del tessuto urbano contemporaneo, che \u00e8 un po&#8217; il leit motiv del disco. Il mood di <em>Red Light<\/em> resta sull&#8217;indie pop, con Wigham qui pi\u00f9 didascalica che iconoclasta. L&#8217;album si chiude con <em>Receiver<\/em> e con la struggente <em>Inoa<\/em>, di matrice sperimentale e quasi post rock. L&#8217;ultimo capitolo \u00e8 <em>Flowers<\/em>, un tributo a <strong>Power, Corruption And Lies<\/strong>, sia per il suono che per quel senso di isolamento al quale non resta che opporre un buon disco.<\/p>\n<p>I want to sleep in the flowers<br \/>\nI want to sleep in the love and the hours<br \/>\nI don&#8217;t miss it, I don&#8217;t miss it too much<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Vincenzo Sori<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 un disco sublimare quel senso di isolamento e alienazione tipici della societ\u00e0 contemporanea in cui viviamo? Certo. Basta scegliere quello giusto. Il secondo LP dei londinesi Witching Waves ci riesce. 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