{"id":4881,"date":"2016-07-14T08:00:56","date_gmt":"2016-07-14T06:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4881"},"modified":"2016-07-14T01:01:37","modified_gmt":"2016-07-14T11:01:37","slug":"terminus","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4881","title":{"rendered":"TERMINUS<br\/><span style='font-size:20px;'>Il capolinea della musica pop e la sua musealizzazione<\/span>"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4884\" aria-describedby=\"caption-attachment-4884\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4884 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols-300x169.jpg\" alt=\"Sex Pistols\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols-768x432.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Sex-Pistols.jpg 1401w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4884\" class=\"wp-caption-text\"><b>Sex Pistols<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 4 gennaio scorso sono iniziati a Londra i festeggiamenti per il quarantennale del punk rock. Risale infatti a 40 anni fa l&#8217;uscita del singolo <em>Anarchy In The UK<\/em> dei Sex Pistols e proprio al 4 gennaio 1976 la prima &#8220;adunata collettiva&#8221; al The 100 Club. Sotto la sigla unitaria punk.london. le principali istituzioni cittadine, Tate Modern in testa, organizzeranno, per tutto il corso del 2016, una serie di iniziative (concerti, mostre, retrospettive, seminari) per rievocare e promuovere il punk sotto il profilo musicale, politico e sociale. In buona sostanza, l&#8217;ultimo movimento anti-sistema della storia del pop, o perlomeno ci\u00f2 che si proponeva come tale, viene riabilitato dal sistema stesso e il suo ribellismo neutralizzato definitivamente attraverso un&#8217;ufficializzazione istituzionale tanto sgargiante, quanto festosa. Il figliol prodigo con la cresta e il medio levato, da tempo gi\u00e0 sulle cartoline turistiche, non fa pi\u00f9 paura a nessuno ed \u00e8 rientrato a casa per rimanerci. Adesso possiamo affermarlo con la certificazione in carta bollata: &#8220;punk is dead&#8221;.<\/p>\n<p>Risale invece alla fine del decennio passato il saggio di Simon Reynolds intitolato &#8220;Retromania &#8211; Musica, Cultura Pop E Nostalgia Del Passato&#8221;, edito in Italia da ISBN, dove l&#8217;autorevole giornalista inglese analizza la nostra ossessione per il passato con tutta la sua mitologia e i suoi tic nervosi. In estrema sintesi, Reynolds sostiene, a ragion veduta, che il primo decennio del nuovo secolo \u00e8 trascorso all&#8217;insegna di svariati revival, senza che nessuno producesse un nuovo suono distintivo, come era spontaneamente avvenuto per tutto il secolo scorso. Prigioniera di una bolla nostalgica, negli anni zero, la spinta innovativa della musica pop si \u00e8 di fatto arrestata. In conclusione della sua analisi, l&#8217;autore si chiede, legittimamente, se si tratti di una momentanea battuta d&#8217;arresto o se questa fase segni inesorbilmente l&#8217;inizio della fine. A met\u00e0, ormai varcata, del decennio successivo, da parte nostra, non possiamo che constatare, con crescente rassegnazione, che la stasi continua inarrestabile nel suo non-corso. Siamo dunque davvero giunti al capolinea?<\/p>\n<figure id=\"attachment_4886\" aria-describedby=\"caption-attachment-4886\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4886 size-full\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Giuseppe-Verdi.jpg\" alt=\"Giuseppe Verdi\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Giuseppe-Verdi.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Giuseppe-Verdi-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4886\" class=\"wp-caption-text\"><b>Giuseppe Verdi<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>Ogni musica ha il suo tempo e ogni tempo ha la sua musica, questo lo sappiamo. Come dovremmo sapere anche che per accettare e comprendere il futuro \u00e8 necessario guardare al passato, certi che la ciclicit\u00e0 della storia pu\u00f2 insegnarci molto, anche se, purtroppo, pu\u00f2 capitare che l&#8217;evidenza venga a trovarsi in rotta di collisione con i nostri desideri e le nostre speranze. Cos\u00ec, mi pare chiaro che, per tutta una serie di motivi (da approfondire in altra occasione), da almeno 15 anni a questa parte, non c&#8217;\u00e8 stato pi\u00f9 nessuno capace di compiere un gesto decisivo. Tutto il music biz, ormai, stagna tra nostalgia e parrocchiette settoriali, celebrazioni di ci\u00f2 che fu e manierismo dilagante. E dunque azzardo, ma neppure pi\u00f9 di tanto, un&#8217;ipotesi caustica: e se tra 20, 30 o 40 anni <strong>Closer<\/strong> di Joy Division venisse rappresentato in termini e senso analoghi a quelli con i quali oggi viene messa in scena <strong>La Traviata<\/strong> di Verdi? Se alla stagnazione contemporanea seguisse un processo di musealizzazione della musica e della cultura pop novecentesca? Di pi\u00f9, non \u00e8 che sta gi\u00e0 avvenendo sotto i nostri occhi, a Londra ed altrove?<\/p>\n<p>Dato il parallelismo evocato, per prima cosa dovremmo chiederci perch\u00e8 ad oggi non si scrivono pi\u00f9 opere liriche. O meglio, le si scrivono, ma sono un fenomeno talmente marginale da risultare invisibile. Siamo onesti, neppure ai melomani pi\u00f9 sfegatati dicono un fico secco i nomi di Mario Pagotto, Claudio Ambrosini e Luigi Nicoli, quelli vogliono solo e soltanto Verdi, Puccini, Bellini e Donizetti ad oltranza e a spregio d&#8217;orchite. Se qualcuno si ricorda di <strong>Genesi<\/strong>, <strong>Gilgamesh<\/strong> e <strong>Il Cavaliere Dell&#8217;Intelletto<\/strong> di Franco Battiato \u00e8 solo in virt\u00f9 della fama del cantautore siciliano, mentre opere come <strong>Lost Highway<\/strong> di Olga Neuwirth, ispirata alla pellicola di David Lynch, o la versione incendiaria de <strong>La Piccola Fiammiferaia<\/strong> di Helmut Lachenmann, per quanto interessanti, stanno all&#8217;opera ottocentesca come la classica contemporanea sta alla classica, cio\u00e8, in termini di sovversione delle regole. Insomma si fa prima a dire che l&#8217;opera nell&#8217;accezione verdiana si \u00e8 estinta, e per fortuna aggiungerei, dato che si trattava di proto-pop uggioso e ruffiano. In ultimo, bisogna anche ricordare che due secoli fa ci si recava al teatro dell&#8217;opera con lo stesso spirito con il quale oggi si va al cinema per vedere un successo hollywoodiano, e tutta la fuffa pseudo-colta alla quale assistiamo oggi \u00e8 una posa spocchiosa assunta a posteriori.<\/p>\n<p>E fin qui poco ci tangerebbe, se non fosse che anche al mondo del pop, sempre pi\u00f9 spesso, si applicano principi conservativi simili a quelli di classica e lirica. Le tante &#8220;vecchie glorie del rock&#8221; che tornano sul palco per rappresentare calligraficamente il loro album pi\u00f9 famoso, in rigoroso ordine di tracklist originale, non sembrano forse l&#8217;orchestra sinfonica di Berlino che deve rispettare ossequiosamente lo spartito? E, cosa ancora pi\u00f9 grave, non sono forse proprio le ottuse platee del rock revival a non ammettere la bench\u00e8 minima alterazione &#8220;al libretto&#8221;, proporio come il pi\u00f9 bieco dei melomani da stagione lirica di provincia? La pioggia di ristampe speculative: re-masterd, re-edited, author&#8217;s cut, deluxe edition, special edition etc. sono l&#8217;ultima carta che l&#8217;industria discografica si sta giocando per non naufragare definitivamente. Popstar, viventi e non, sono gi\u00e0 significativamente fissate da tempo nella cera di Madame Tussaud, ed \u00e8 in corso una petizione per stampare la faccia di David Bowie sulle banconote da una sterlina, proprio come c&#8217;era quella di Verdi sulle mille lire. Inoltre, non \u00e8 stato uno spettacolo edificante n\u00e8 assistere a sfibranti contese legali per un trade mark come Pink Floyd, ormai svuotato di qualsiasi senso che non sia meramente affaristico, n\u00e8 dover constatare l&#8217;assenza di pudore che spinge alcune band a reunion tanto improbabili quanto mortificanti. A far eco ai nomi storici, in termini ancora pi\u00f9 miseri, vengono poi i minori, i quali ritornano a calcare le scene per ragioni alimentari, dando vita a quelli che si potrebbero indistintamente titolare &#8220;tengofamiglia tour&#8221;. Ultimo, in tutti i sensi, il rancio di puro OGM somministrato dalle tribute-cover band e dai loro spalleggiatori-spacciatori di birre annacquate. Dalla macro alla micro economia pop, ecco rubricate le voci pi\u00f9 note di un catalogo reazionario responsabile della paralisi di una cultura, sempre pi\u00f9 incapace di reagire, schiacciata sotto il proprio stesso peso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4887\" aria-describedby=\"caption-attachment-4887\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4887 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Ian-Curtis-Joy-Division-300x206.jpg\" alt=\"Ian Curtis (Joy Division)\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Ian-Curtis-Joy-Division-300x206.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Ian-Curtis-Joy-Division-150x103.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Ian-Curtis-Joy-Division.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4887\" class=\"wp-caption-text\"><b>Ian Curtis<\/b> (Joy Division)<\/figcaption><\/figure>\n<p>I musical pi\u00f9 celebri come <strong>Tommy<\/strong>, <strong>Hair<\/strong>, <strong>Jesus Christ Superstar<\/strong>, <strong>Rocky Horror Picuture Show<\/strong> et similia, hanno di fatto tentato di tradurre l&#8217;opera in formula pop ma ad oggi, bisogna dirlo, risultano tanto datati, inattuali, logori da esser buoni solo come saggio di fine corso delle scuole di musica pi\u00f9 modeste, o come test canori per contest televisivi. E ai fini del nostro discorso poco vale che a Brodway continuino ad esser replicati con successo, anzi, semmai la loro persistenza depone a favore della tesi della vacuit\u00e0 nostalgica. I musical valgono piuttosto come risposta e monito per coloro che pensano: &#8220;il rock non pu\u00f2 essere imbalsamato e riprodotto come la lirica perch\u00e8 la presenza del suo autore sul palco \u00e8 indispensabile a conferire autenticit\u00e0 alla rappresentazione&#8221;. Niente di pi\u00f9 ingenuo e superato. A quante reunion di dinosauri rock con la formazione originale decimata abbiamo dovuto assistere? Pensate forse che nelle celebrazioni punk londinesi si pongano problemi nel sostituire i protagonisti con attori, documentazione dell&#8217;epoca o anche ricostruzioni postume? Peter Hook, anni fa, ha fatto un tour solista basato sul repertorio dei Joy Division. E se ha potuto farlo lui senza Ian Curtis &#8230; La presenza in sala di Peppino Verdi alla prima de <strong>La Traviata<\/strong> era richiesta e gradita finch\u00e8 Peppino stesso era vivente, dopodich\u00e8 nessuno si \u00e8 pi\u00f9 posto il problema. Analogamente, data l&#8217;aria che tira nel pop, \u00e8 verosimile attendersi che in un prossimo futuro si possano accettare deroghe un tempo considerate eretiche. O peggio ancora, forse sono gi\u00e0 svariati anni che abbiamo abbassato il livello di soglia critica, accettando anche l&#8217;inaccettabile.<\/p>\n<p>Alla luce di questo scenario, francamente desolante, non possiamo escludere che la pop music, per come l&#8217;abbiamo conosciuta e amata nel secolo scorso, possa essere un genere ad alto rischio di estinsione. Questo non significa che, nel mare magnum delle produzioni odierne, manchino esempi di qualit\u00e0. Se non credessi in questo non avrei la forza di occuparmi di musica e men che mai di produrne. Ma bisogna essere onesti con se stessi evitando di raccontarsi favolette rassicuranti &#8230; Ci\u00f2 che sembra davvero svanita \u00e8 quella spinta vitalistica che un tempo legava l&#8217;esperienza musicale a quella sociale in un mutuo scambio capace di caricare il suono di senso, valore e potere identitario. Il rischio della musealizzazione della cultura pop in toto sta proprio in questo scollamento epocale, nella sclerosi che affliggendo forme e idee ne impedisce la loro rigenerazione creativa e comunicativa. Del resto l&#8217;archiviazione museale pu\u00f2 riguardare solo ci\u00f2 che \u00e8 inerte, cristallizzato, praticamente morto. Nel 2016 chi produce musica lo fa secondo due modalit\u00e0 di massima: c&#8217;\u00e8 chi si infila in un recintino manierista stretto stretto e pare felice cos\u00ec, e chi, intollerante alla logica del wannabe terminale, cerca perlomeno di imprimere una cifra personale, minima o massima che sia, a ci\u00f2 che fa. Sembra niente, ma ormai la partita si gioca tutta l\u00ec. Diversamente, segni di cambiamenti decisivi all&#8217;orizzonte, personalmente, non ne vedo, n\u00e8 mi pare di scorgere le condizioni culturali e sociali che potrebbero renderli possibili. Nonostante ci\u00f2, devo confessare che mi sento quasi in colpa quando, &#8220;per dare a Cesare quel che \u00e8 di Cesare&#8221;, mi vedo costretto ad includere nella mia personale top ten dei migliori album dell&#8217;anno, titoli di ultra settantenni come Scott Walker e sigle attive da oltre trent&#8217;anni come Swans, ma tant&#8217;\u00e8 &#8230;<\/p>\n<p>Non \u00e8 una questione di fosco pessimismo e mai vorrei apparire come profeta di sventure, le mie riflessioni vengono da un&#8217;analisi del circostante, informata da una coscienza critica che si sforza sempre di esser quanto pi\u00f9 possibile vigile. Del resto, a che servirebbe rilasciare dichiarazioni anti-panico simili a quelle di certi nostri governanti: &#8220;la crisi \u00e8 superata. Il peggio \u00e8 passato. Siamo in salvo&#8221;, quando la realt\u00e0 delle cose \u00e8 tutt&#8217;altra? Anche rifugiarsi nell&#8217;illusoria impermeabilit\u00e0 delle micro-nicchie consolandosi con frasi tipo: &#8220;c&#8217;\u00e8 quella label indipendente che produce ottime cassette lo-fi noise e quest&#8217;altra interessanti vinili post punk di terza generazione&#8221; non salver\u00e0 niente e nessuno. Allo stesso modo, non salver\u00e0 alcunch\u00e8 continuare a fare special televisivi sui Beatles, magnificando &#8220;l&#8217;intramontabile attualit\u00e0 del loro suono&#8221;. Tutte manifestazioni di soggettivismo oziosamente inconcludenti, un po&#8217; come quando, posto di fronte al dato statistico dell&#8217;aumento vertiginoso dei divorzi, qualcuno commenta: &#8220;il mio matrimonio va a gonfie vele, io e mia moglie ci amiamo pi\u00f9 adesso di 10 anni fa&#8221;. E chi se ne fotte! Io sono il primo ad essere disinteressato al mainstream da MTV culture, non ascolto Beyonce, Justin Timberlake o roba del genere, ma non sono cos\u00ec miope da non vedere che dove cedesse la struttura (economicamente) portante, verrebbe gi\u00f9 l&#8217;edificio intero con tutti i suoi inquilini. Quindi, scusatemi, ma non ce la faccio proprio a stare con coloro che fanno finta di niente, godendosi l&#8217;ultimo flebile raggio di sole seduti a prua del Titanic. Le storie con happy end fasulli lascio raccontarle a qualcun&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 4 gennaio scorso sono iniziati a Londra i festeggiamenti per il quarantennale del punk rock. Risale infatti a 40 anni fa l&#8217;uscita del singolo Anarchy In The UK dei Sex Pistols e proprio al 4 gennaio 1976 la prima &#8220;adunata collettiva&#8221; al The 100 Club. 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