{"id":4909,"date":"2016-07-19T05:00:06","date_gmt":"2016-07-19T03:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4909"},"modified":"2016-07-19T12:21:47","modified_gmt":"2016-07-19T10:21:47","slug":"je-suis-suicide","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=4909","title":{"rendered":"JE SUIS SUICIDE<br\/><span style='font-size:20px;'>Alla memoria di Alan Vega (1938-2016)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>La notte del 16 luglio scorso se n&#8217;\u00e8 andato all&#8217;et\u00e0 di 78 anni Alan Vega, l&#8217;ultima icona di un rock&#8217;n&#8217;roll che sapeva guardare al futuro. Nato Boruch Alan Bermowitz il 23 giugno 1938 a New York da famiglia portoricana, Alan Vega verr\u00e0 ricordato, prima di ogni altra cosa, per esser stato, con Martin Rev, la met\u00e0 dei Suicide, una delle formazioni pi\u00f9 innovative e influenti di tutta la storia della pop music.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4917\" aria-describedby=\"caption-attachment-4917\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4917 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2-300x270.jpg\" alt=\"Alan Vega 2\" width=\"300\" height=\"270\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2-300x270.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2-150x135.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2-768x691.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2-1024x922.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-2.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4917\" class=\"wp-caption-text\"><b>Suicide<\/b><br \/>&#8220;S\/T&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p>Come accade a coloro che precorrono i tempi, i Suicide furono inizialmente incompresi, denigrati e osteggiati da critica e pubblico. Immaginate voi stessi che reazioni poteva innescare la loro selvaggia formula di elettronica minimal-brutista nei primi anni &#8217;70, tempi nei quali imperavano progressive, hard e glam rock. Ed \u00e8 evidentemente per questa ragione che il loro omonimo debut album vedr\u00e0 la luce solo anni dopo, nel 1977, grazie al clima culturale pi\u00f9 favorevole determinato dal ricambio generazionale punk. Ma, alla barba dei primi detrattori, quell&#8217;esordio \u00e8 una pietra angolare e la lettura a posteriori chiarir\u00e0 in via definitiva le ragioni oggettive del suo valore. Prima dei Suicide nessuno aveva osato tanto quanto loro e, forse, solo i Velvet Underground possono costituire un precedente a loro riferibile, per iconoclastia sonora e profondo, disperato, urgente lirismo urbano. Una dietro l&#8217;altra: <em>Ghost Rider<\/em>, <em>Roket USA<\/em>, <em>Cheree<\/em>, <em>Johnny<\/em>, <em>Girl<\/em>, <em>Frankie Teardrop<\/em> (la pi\u00f9 sublime e agghiacciante della tracklist), <em>Ch<\/em>&#8220;, sono sette marchi a fuoco che, da allora, rimarranno impressi per sempre sulla pelle del pop contemporaneo. La genialit\u00e0 di Alan e Martin risiede fondamentalmente nella combinazione tra straordinaria unicit\u00e0 della visione musicale ed essenzialit\u00e0-povert\u00e0 estrema dei mezzi impiegati. Tutti i brani di <strong>Suicide<\/strong> sono realizzati unicamente con l&#8217;organo Farfisa di Rev, sfruttato tanto per riprodurre due-ritmi-due dal modesto banco preset, quanto brevissimi fraseggi di poche note iterati fino all&#8217;ipnosi, con l&#8217;aggiunta decisiva dei tormentati vocalizzi di Vega, puntualmente squassati da abbondanti mandate d&#8217;eco a nastro. L&#8217;impressione \u00e8 quella di assistere ad un rito voodoo che invoca divinit\u00e0 in cuoio nero e brillantina, danzando in trance sotto il ponte di Brooklyn. S\u00ec, perch\u00e8 \u00e8 chiaro fin da subito: per quanto allucinato e ridotto strutturalmente ai minimi termini, quel suono lo conosciamo bene e lo spirito che possiedono i Suicide \u00e8 evidentemente il demone del rock&#8217;n&#8217;roll riemerso dai &#8217;50. O forse, la trasfigurazione in atto \u00e8 tale da aver innescato un processo che si sa da dove parte ma non si sa dove terminer\u00e0. Ad ogni modo, il caso vuole che l&#8217;anno precedente alla pubblicazione del disco fosse morto Chuck Berry, e il medesimo anno Elvis Presley.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4918\" aria-describedby=\"caption-attachment-4918\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4918 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3-300x195.jpg\" alt=\"Alan Vega 3\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3-300x195.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3-150x98.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3-768x500.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-3.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4918\" class=\"wp-caption-text\"><b>Martin Rev<\/b> e <b>Alan Vega<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00c8 dunque nella NYC di Ramones, Dead Boys, Richard Hell, Television, Blondie, Talking Heads e molti altri, del CBGB&#8217;s e del Max&#8217;s Kansas City che i Suicide trovano lo spazio per potersi affermare, ma la loro musica ha radici pi\u00f9 profonde e, al contempo, sa proiettarsi ancora pi\u00f9 in avanti rispetto a punk e new wave coeva. Il loro \u00e8 l&#8217;ordigno estetico capace della deflagrazione pi\u00f9 potente di tutte. Di fatto, il primo album siglato dal sodalizio artistico tra Rev e Vega segna un punto di non ritorno. Ponendosi sullo stesso piano di un&#8217;opera di tale perfezione, nessuno potr\u00e0 mai sperare di eguagliarla, e meno che mai superarla. <strong>Suicide<\/strong> \u00e8 l&#8217;album di r&#8217;n&#8217;r definitivo e terminale: non si pu\u00f2 dire di pi\u00f9 e non si pu\u00f2 fare con meno, non si pu\u00f2 avanzare e non si pu\u00f2 indietreggiare, insomma, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 margine di manovra. Con questo gesto radicale Rev e Vega condannano tutto il rock futuro, e la loro stessa carriera, alla ridondanza formale, alla marginalit\u00e0 e all&#8217;inessenzialit\u00e0 finalistica. Un vero e proprio atto suicida effettivamente, ma guai se non fosse stato compiuto. Per dirla in altri termini, quelle sette canzoni rappresentano per il r&#8217;n&#8217;r, quello che &#8220;Mattino&#8221; di Ungaretti rappresenta per la poesia, o le tele tagliate di Fontana per la pittura. Un precedente cos\u00ec lascia solo due possibilit\u00e0: o accettare che il &#8220;verbo&#8221; si \u00e8 esaurito, o legittimare ogni forma di posterit\u00e0. Il mondo (leggi il mercato), ovviamente, sceglie sempre la seconda soluzione, lo sappiamo. Il debut con la copertina bianca imbrattata di sangue del duo newyorkese, nel tempo, \u00e8 diventato un oggetto di culto, ha destato ammirazione, \u00e8 stato preso a modello ed ha creato proselitismo in pi\u00f9 di una generazione di appassionati e musicisti, alcuni dei quali anche insospettabili. Ad esempio, chi avrebbe mai scommesso che Bruce Springsteen potesse chiudere le esibizioni del suo tour 2005 suonando <em>Dream Baby Dream<\/em>, singolo dei Suicide del 1978? Va ricordato inoltre che il minimalismo di Rev e Vega non si limita al puro dato sonoro ma, con la riduzione della line up a duo (elettronica e voce), fornisce un modello economico e dinamico che in alcuni generi (synth pop e post industrial in primis, ma se volete anche hip hop) trover\u00e0 ampia applicazione. Oggi che lo sviluppo tecnologico ha prodotto tanti one-man-project potrebbe sembrare un dato scontato, ma all&#8217;epoca, e per molti anni a seguire, non lo \u00e8 stato affatto.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4919\" aria-describedby=\"caption-attachment-4919\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4919 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4-300x217.jpg\" alt=\"Alan Vega 4\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4-300x217.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4-150x108.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4-768x555.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-4.jpg 807w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4919\" class=\"wp-caption-text\"><b>Alan Vega<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>Non \u00e8 casuale che abbia deciso di soffermarmi a lungo sulla prima prova discografica di Alan Vega, dato che, come gi\u00e0 detto, quell&#8217;episodio stabilisce una vetta artistica insuperabile e insuperata, anche per Vega stesso. Nel corso della sua vita l&#8217;artista newyorkese ha comunque prodotto complessivamente molto: all&#8217;attivit\u00e0 intermittente come Suicide ha affiancato quella solista, svariate collaborazioni-partecipazioni ed anche una carriera come artista visivo, piuttosto celebri e quotate le sue sculture luminose al neon. Ma tornando alla discografia dei Suicide &#8230; Pur rimanendo una spanna al di sotto della ruvida perfezione del suo predecessore, il secondo album dei due, <strong>Suicide: Alan Vega, Martin Rev<\/strong> (1980), si attesta a livelli qualitativi decisamente alti, anche se, per ammissione degli stessi autori, la scelta di dotarsi di sintetizzatori, sequencer, drum machine, utilizzando massivamente la tecnica della sovraincisione in uno studio di registrazione professionale, non fu una scelta opportuna. Ad indurli in tentazione, quella e altre volte, fu il produttore Ric Ocasek, gi\u00e0 leader dei The Cars. Presumibilmente in buona fede, Ocasek prov\u00f2 a render il suono Suicide commercialmente pi\u00f9 appetibile, ma, con il senno di poi, avremmo preferito fosse rimasto a pettinare la new wave anodina della sua band, lasciando Martin ed Alan in compagnia degli amici no wave del Village. La formula geniale dell&#8217;esordio si converte in gabbia di maniera, pur conservando in alcuni episodi il suo peculiare fascino, nella terza prova di studio <strong>A Way Of Life<\/strong> (1988), mentre \u00e8 addirittura meglio mandare al dimenticatoio il successivo <strong>Why Be Blue<\/strong> (1992), un titolo che, vista la piattezza creativa mostrata, suona come domanda retorica. L&#8217;ultimo cimento in duo con il vecchio compare di tante avventure, <strong>American Supreme<\/strong> (2002), prova ad uscire dalla routine ma, nonostante le buone intenzioni, non convince a pieno. L&#8217;et\u00e0 d&#8217;oro appare ormai lontana, ed ai fan non resta che consolarsi con il ponderoso box di 6 CD <strong>Live 1977-1978<\/strong> edito dalla Blast First Petite nel 2008.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4920\" aria-describedby=\"caption-attachment-4920\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4920 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5-300x300.jpg\" alt=\"Alan Vega 5\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5-768x768.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Alan-Vega-5.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4920\" class=\"wp-caption-text\"><b>Alan Vega<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00c8 altalenante, in quanto ad esiti artistici, anche la carriera solista. Alan parte con la marcia giusta pubblicando l&#8217;album omonimo del 1980 e il successivo <strong>Collision Drive<\/strong> (1981). Due esempi di rockabilly &#8220;a modo suo&#8221;, magneticamente iterativi quanto le prove con Rev, le quali, nel passaggio dal set up elettronico a quello elettrico-acustico, decisamente pi\u00f9 convenzionale per il genere, perdono in effetto straniante per guadagnare in &#8220;classicit\u00e0&#8221;. Per chi ancora non l&#8217;avesse capito, quelle sono le passioni di Vega, animale da palco istintivo, viscerale, cantante sanguigno tutto singhiozzi e sincopi, niente affatto un riflessivo avanguardista od un compassato intellettuale. Un artista comunque dotato di lampi creativi talvolta davvero formidabili, quando non addirittura epocali. Nella dicotomia di massima tra chi, nella piscina dell&#8217;arte, si tuffa di testa e chi di pancia, lui appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria, con tutti i vantaggi ed anche gli svantaggi del caso. Piaccia o no, questo \u00e8 stato Alan Vega. Continuando a scorrere la sua discografia &#8230; Per <strong>Saturn Strip<\/strong> (1983) vale il discorso fatto sopra per la seconda prova con Martin Rev e, guarda caso, al banco di regia siede ancora una volta il fan-produttore Ric Ocasek. Segue un lungo periodo punteggiato da prove che vanno dal deludente al direttamente imbarazzante, ai &#8220;pancisti&#8221; pu\u00f2 capitare anche questo, ma meglio sorvolare. Al contrario, sono da sottolineare l&#8217;ottima prova in compagnia di Alex Chilton e Ben Vaughn titolata <strong>Cubist Blues<\/strong>&#8221; (1996), la collaborazione con Etant Donnes, <strong>Re Up<\/strong> (1999), alla quale partecipano anche Genesis P. Orridge e Lydia Lunch, e addirittura da incorniciare la doppietta con Mika Vainio e Ilpo Vaisanen (cio\u00e8 Pan Sonic): <strong>Endless<\/strong> (1998) su Blast First e <strong>Resurrection River<\/strong> (2005) su Mego. Il rapporto tra Vega e Pan Sonic si configura come simbiosi mutualistica, il primo legittima con la propria autorit\u00e0 storica i secondi, e i brillanti allievi ricambiano trasfondendo nuova linfa vitale all&#8217;attempato maestro. Sopratutto in <strong>Endless<\/strong> l&#8217;alleanza transgenerazionale \u00e8 perfettamente sintonica e produce risultati di assoluta eccellenza. Ma a quanto pare anche i grandi vecchi possono imparare qualcosa dagli allievi, ed ecco cos\u00ec che, a sorpresa, quando ormai nessuno se lo aspettava pi\u00f9, esce <strong>Station<\/strong> (2007), un album di elettroniche d&#8217;assalto energico, ispirato e assolutamente al passo con i tempi. Probabilmente la migliore pubblicazione solista di tutta la carriera dell&#8217;ormai anziano prime mover, di sicuro non superata dalla successiva, ed ultima prova, <strong>Sniper<\/strong> (2010), firmata con Marc Hurtado, uno dei due Etant Donnes.<\/p>\n<p>Dopo luci ed ombre, alti e bassi, salti e cadute, adesso il sipario \u00e8 calato per sempre e niente si pu\u00f2 pi\u00f9 aggiungere o togliere a carico di Alan Vega. Il cordoglio ognuno lo vive nella misura e nel modo che sente proprio, dato che esso, come sempre in questi casi, dipende dall&#8217;appartenenza generazionale e dalle dinamiche personali che relazionano ognuno di noi all&#8217;opera dell&#8217;autore scomparso. Ci\u00f2 che, al contrario, non pu\u00f2 essere scalfita dal giudizio soggettivo, \u00e8 l&#8217;importanza oggettiva del consistente lascito artistico di Alan Vega. Negare questa evidenza storica corrisponde ad affermare di non aver compreso la musica pop nella sua totalit\u00e0, ignorando i meccanismi attraverso i quali essa pu\u00f2 assumere senso, valore e peso culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte del 16 luglio scorso se n&#8217;\u00e8 andato all&#8217;et\u00e0 di 78 anni Alan Vega, l&#8217;ultima icona di un rock&#8217;n&#8217;roll che sapeva guardare al futuro. 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