{"id":5139,"date":"2016-09-23T10:30:32","date_gmt":"2016-09-23T08:30:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5139"},"modified":"2016-09-23T11:01:33","modified_gmt":"2016-09-23T09:01:33","slug":"post-post-post","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5139","title":{"rendered":"POST POST POST<br\/><span style='font-size:20px;'>Ha ancora senso parlare di post punk oggi?<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2005, Simon Reynolds, uno dei critici contemporanei pi\u00f9 noti e accreditati del panorama musicale internazionale, pubblica &#8220;Rip It Up And Start Again &#8211; Post Punk 1978-1984&#8221;, edito in Italia l&#8217;anno successivo da ISBN con il titolo abbreviato in &#8220;Post Punk 1978-1984&#8221;. Organizzato per scene cittadine e contesti nazionali (prevalentemente si tratta di Gran Bretagna e Stati Uniti), il ponderoso saggio di Reynolds, scandaglia sapientemente l&#8217;eterogeneo panorama del dopo-punk a partire da un postulato tanto limpido quanto decisivo. Il termine post punk, sostiene l&#8217;autore, non pu\u00f2 indicare un genere musicale ma, piuttosto, un&#8217;epoca straordinariamente vivace e creativa della musica pop, precisamente quella che, a partire dal 1978, fece seguito alla prima ondata punk e che poi, per tutta una serie di ragioni contingenti, si concluse nel 1984. Al termine new wave, frequentemente utilizzato per definire pressapoco lo stesso ambito, Reynolds preferisce post punk, in quanto pi\u00f9 funzionale a descrivere un periodo storico circoscritto e non un&#8217;estetica musicale, una generazione di artisti\/band assai assortita, piuttosto che una cifra stilistica identificabile come unitaria.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5142\" aria-describedby=\"caption-attachment-5142\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Factory-Floor.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5142 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Factory-Floor-300x200.jpg\" alt=\"factory-floor\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Factory-Floor-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Factory-Floor-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Factory-Floor.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5142\" class=\"wp-caption-text\"><b>Factory Floor<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>Sempre secondo Reynolds, l&#8217;atto simbolico che segna il passaggio dal punk al post punk, lo compie Johnny Rotten, abbandonando Sex Pistols e nome di battaglia, per ridefinire la propria identit\u00e0 in Lydon con i Public Image Ltd., la sua nuova arma puntata al cuore dello show-biz. Il loro debut-album del 1978, <strong>First Issue<\/strong>, da l&#8217;avvio ad una &#8220;new golden age&#8221; della pop music, costellata di tanti personaggi, sigle, idee e suoni tra loro diversi. Cos\u00ec, da una parte all&#8217;altra dell&#8217;Atlantico, per sette intensissimi anni, si respira un&#8217;aria di grande fermento artistico, coraggio e volont\u00e0 di rinnovamento. Una frenesia estetica che, forse, solo chi ha vissuto l&#8217;esperienza in prima persona pu\u00f2 comprendere davvero fino in fondo. Sotto il largo ombrello epocale del dopo-punk Reynolds include tutti gli stili distintivi\/innovativi dell&#8217;epoca (compresi ska e industrial) per poi stabilire come, giunti al 1984, il mutato clima socio-culturale, unitamente alla volont\u00e0 di assecondare il mercato mostrata da molte prime mover post punk, abbia decretato la fine di quel fortunato periodo musicale. All&#8217;autore di &#8220;Rip It Up And Start Again&#8221; si potrebbe obiettare che la sua ricostruzione dei fatti contiene delle inesattezze, dal momento che, nel saggio, vengono classificate nel &#8220;post&#8221; formazioni inglesi come Wire, Ultravox e Stranglers, contemporanee alla prima ondata punk, o realt\u00e0 statunitensi, come Suicide, Pere Ubu, Devo e Residents, addirittura preesistenti al punk stesso. Di contro, \u00e8 evidente che la storia non pu\u00f2 essere calcolata n\u00e8 con il cronometro dei giudici sportivi, n\u00e8 con la fiscalit\u00e0 di contabili e ragionieri. Quello che pi\u00f9 conta \u00e8 invece cogliere i segni di una fase storica per organizzarli secondo un ordine-ragionamento di senso compiuto, e poco ci deve importare, a fronte di questo, se i suoi bordi temporali lievemente sfumati, vengono parzialmente approssimati per meglio chiarire il contesto generale.<\/p>\n<p>Come tutte le teorie musicali e le categorie che ne scaturiscono, ovviamente, anche questa rappresenta una semplificazione rispetto a quanto accaduto, ma l&#8217;alternativa, nel caso in esame, implicherebbe una catalogazione per stili e sottostili tanto prolissa e laboriosa da finir per essere pi\u00f9 oziosa e dispersiva che utile. Una complicazione e non una soluzione. Provate solo ad immaginare le infinite questioni che potrebbero sorgere da questa impostazione formalista, tipo &#8230; Che cosa ha in comune la spensierata fascinazione &#8217;60 di B&#8217;52 con la poetica esistenzialisrta di Joy Division? Perch\u00e8 il funk bianco dei Talking Heads \u00e8 cos\u00ec diverso da quello dei Gang Of Four e del Pop Group? This Heat sono pi\u00f9 coda krauta o nuova onda? Patteggiamo per art rock? Siamo certi che Factrix e Clock DVA vadano catalogati alla voce industrial? Chi mettiamo nella cold wave e chi nella dark wave? Facciamo la conta? No aspettate, prima bisogna distinguere il gothic rock dall&#8217;electro gothic. E il positive punk? Cosa intendiamo per positive punk, la scena del batcave? Swans e Sonic Youth degli esordi vanno considerati tarda no wave, o proto noise rock? I Suicide sono il primo duo synth punk, mentre in testa alla lista dei pionieri del minimal synth vanno messi Human League, The Normal e John Foxx? Minimal synth? Ma non si chiamava electro pop? No, techno pop. E che diamine c&#8217;entra la techno adesso? E via cos\u00ec delirando. Insomma, se l&#8217;alternativa \u00e8 una palude senza via d&#8217;uscita, viva le semplificazioni. E fino a quando qualcuno non ne formuler\u00e0 una pi\u00f9 efficace di quella di Reynolds, per quanto mi riguarda, la sua \u00e8 la teoria post punk definitiva, quella capace di togliere la patata bollente dal fuoco riportando il danno minore.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5144\" aria-describedby=\"caption-attachment-5144\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/My-Disco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5144 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/My-Disco-300x200.jpg\" alt=\"my-disco\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/My-Disco-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/My-Disco-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/My-Disco.jpg 644w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5144\" class=\"wp-caption-text\"><b>My Disco<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>Dal 1984 ad oggi, di acqua ne \u00e8 passata sotto i ponti, il mondo \u00e8 radicalmente cambiato e molti sono ovviamente i dati da registrare. Alcune prestigiose firme del post punk sono state iscritte nel gotha del pop (Joy Division, Sonic Youth, Swans, Nick Cave), altre sono scadute a livello di vuoto fenomeno da stadio (U2, Depeche Mode, The Cure), mentre molte altre ancora sopravvivono nella memoria cultualistica di una nicchia agguerrita e persistente. Ma non solo, negli anni abbiamo assistito ad una pletora di ristampe e riscoperte postume di nomi minori e intere scene nazionali marginali. Ricordo che per un periodo, ad esempio, si \u00e8 molto parlato, tra le altre, di quella francese, fino a quel momento pressoch\u00e8 sconosciuta al di fuori dei propri confini. Il catalogo di un&#8217;etichetta leader del settore come Vinyl On Demand, effettivamente, pu\u00f2 svelare all&#8217;ascoltatore dotato di attitudine all&#8217;approfondimento, i segreti pi\u00f9 preziosi e meglio custoditi di tutto il post punk (ed anche dell&#8217;industrial). Cos\u00ec come \u00e8 sempre esistita una sezione minore di mercato (club, riviste, fan-web-zine, negozi o mail order) specializzata in questo settore. E fin qui, trattandosi di materiali storici sottoposti ciclicamente a riscoperte e rivalutazioni, non si registra niente di insolito, niente, voglio dire, che non avvenga anche in altri ambiti musicali. Il discorso cambia, per\u00f2, se si tratta di nuove produzioni.<\/p>\n<p>E quindi, adesso veniamo al punto. Se, come da postulato reynoldsiano, post punk \u00e8 un termine che indica ragionevolmente un contesto (storico-culturale) e non un testo (stilistico-musicale), la cui conclusione \u00e8 stata stabilita a met\u00e0 anni &#8217;80, come \u00e8 possibile designare con quello stesso termine artisti e band emerse successivamente a quella datazione? Non si tratta forse di una contraddizione bella e buona? Eppure, bisogna ammetterlo, il fascino di quella galassia sonora non ha mai smesso di affascinare e influenzare le generazioni musicali dei decenni successivi. Gli esempi in tal senso si sprecano, per ricordare solo alcuni dei nomi pi\u00f9 noti emersi nel corso degli ultimi due decenni, ignorando deliberatamente ordini di merito artistico, si potrebbero citare quelli di Franz Ferdinand, Interpol, Editors, i quali, in un dato momento, hanno goduto di una notevole popolarit\u00e0, od anche quelli, meno celebri, ma comunque ben conosciuti, di Liars, Xiu Xiu, The Soft Moon, A Place To Bury Strangers, Zola Jesus e Chelsea Wolfe. Questi e molti altri nomi analoghi, nei cataloghi discografici, nelle recensioni di riviste, webzine e su Discogs, li troverete tutti indistintamente rubricati sotto la voce post punk, senza prefissi o suffissi che li distinguano dalle produzioni di fine &#8217;70 \/ primi &#8217;80. Dunque il povero Reynolds ha parlato al deserto? Nessuno ha recepito quanto ha scritto? O forse, semplificazioni ancora pi\u00f9 brutali di quelle operate dalla critica illuminata, fanno comodo a qualcuno o qualcosa? In che senso e fino a che punto si pu\u00f2 affermare che esista una continuit\u00e0 tra le musiche di quasi 40 anni fa e quelle attuali? La storia somiglia pi\u00f9 ad un rettilineo autostradale ben asfaltato o piuttosto ad un paesaggio morfologicamente multiforme nel quale ci si pu\u00f2 imbattere in fiumi, montagne e canyon? Ipotizzo due possibili risposte.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5145\" aria-describedby=\"caption-attachment-5145\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5145 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears-300x182.jpg\" alt=\"disappears\" width=\"300\" height=\"182\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears-300x182.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears-150x91.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears-768x467.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears-1024x622.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Disappears.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5145\" class=\"wp-caption-text\"><b>Disappears<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>La prima osservazione \u00e8 semplice: cambiare etichette e nomenclatura, in questo caso, non fa comodo al mercato, non avvantaggia i suoi processi di promozione e vendita del prodotto. Post punk, sotto questo profilo, diventa il brand riconoscibile di una sezione commerciale, magari non molto ampia ma ben fidelizzata, lo strumento con il quale colpire un target chiaro e consolidato. Il commercio discografico se ne fotte del rispetto filologico e delle disanime estetiche, \u00e8 un commercio perlappunto, il suo obbiettivo \u00e8 vendere e realizzare profitti. Oltretutto, in un panorama musicale parcellizzato come quello contemporaneo \u00e8 importante che, per dirla con una metafora ortofrutticola, chi vuole le mele possa trovarle facilmente sul banco delle mele e chi vuole i carciofi altrettanto. Non \u00e8 il caso di disorientare nessuno, dato che il numero di ascoltatori disposti a spendere denaro per acquistare musica \u00e8 in costante e drammatico ribasso.<\/p>\n<p>La seconda risposta \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 articolata. Una continuit\u00e0 tra generazioni di musicisti, a mio avviso, c&#8217;\u00e8, ma \u00e8 giocoforza di ordine puramente formale. La questione non \u00e8 da porre in termini troppo dissimili da come l&#8217;ho esposta nei miei precedenti articoli su industrial e post industrial. Per chiarire meglio il concetto evocherei, facendo le dovute ed ovvie differenze, le relazioni che, nel 1400-1500, intercorsero tra pittura rinascimentale italiana e manierismo. Vale a dire, Michelangelo, Leonardo, Botticelli e Raffaello sono i maestri dell&#8217;arte rinascimentale, i protagonisti indiscussi di un&#8217;et\u00e0 irripetibile, mentre tutto uno stuolo di artisti a loro posteriori, definiti opportunamente manieristi, sono coloro che, per quasi un secolo, continuarono a lavorare &#8220;alla maniera&#8221; dei geni rinascimentali, utilizzando le grandi intuizioni dei padri come modello e fonte d&#8217;ispirazione. Riportando, adeguatamente ricontestualizzato \/ riproporzionato, il concetto al nostro caso, si potrebbe affermare che, analogamente, la generazione post punk ha fornito un esempio\/modello le cui forme sono state in seguito riprese, rielaborate e ricombinate, senza per\u00f2 poter aggiungere niente in termini sostanziali a quanto gi\u00e0 detto in origine. Questo non equivale a dire che operare sulla maniera non produca qualit\u00e0 artistica (Pontormo, Rosso Fiorentino, Parmigianino ed altri manieristi occupano un posto di tutto rispetto nella storia dell&#8217;arte), ma piuttosto che non si deve confondere un contesto storico-artistico con un altro. Determinare i fondamenti di un&#8217;estetica \u00e8 un gesto creativo dotato di senso e peso ben diverso dalla ripresa a posteriori delle sue forme. Questo dovrebbe essere di tutta evidenza a chiunque.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5147\" aria-describedby=\"caption-attachment-5147\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/HTRK.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-5147 size-medium\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/HTRK-300x179.jpg\" alt=\"htrk\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/HTRK-300x179.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/HTRK-150x89.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/HTRK.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5147\" class=\"wp-caption-text\"><b>HTRK<\/b><\/figcaption><\/figure>\n<p>E dunque, quali sono i migliori esempi odierni di manierismo post punk? Quali i Pontormo e Rosso Fiorentino della tarda posterit\u00e0, quelli che, per merito, si elevano dalla massa dei tanti (anzi, troppi) dispensabili Giandomenico De Cialtronis e Fra&#8217; Ignazio Da Miseria detto lo Strimpella? A conoscenza e gusto personale vi caldeggio qualche nome da verificare ed eventualmente approfondire. Factory Floor ed Ulterior, sono due formazioni inglesi che sul finire del decennio scorso partirono con il piede giusto. Due meteore per\u00f2, dato che alle prime ottime pubblicazioni non ne sono seguite di altrettanto soddisfacenti. Al contrario, gli australiani My Disco e gli statunitensi Disappears, hanno dato il meglio di s\u00e9 con le loro prove di studio pi\u00f9 recenti, rispettivamente, <strong>Severe Temporary Residence Limited<\/strong> (2015) e <strong>Irreal Kranky<\/strong> (2015). Due album, tra loro neppure troppo dissimili, che del post punk riprendono l&#8217;angolare stilizzazione chitarristica per elaborarla in termini decisamente personali e convincenti. Consigliati anche tutti e quattro gli album in discografia di HTRK, una sorta di viaggio sonico che parte da aspri rumori elettrici per approdare a notturne morbidezze elettroniche. In ultimo, tornerei su un titolo gi\u00e0 citato in un mio precedente articolo, ovvero l&#8217;ultima prova di Raime, <strong>Tooth Blackest Ever Black<\/strong> (2016), dove i due giovani britannici, introducendo nel proprio set up elettronico anche alcuni strumenti elettrici e acustici, riescono ad evocare, in forma spettrale, il vecchio suono di casa Factory. Pi\u00f9 in generale, quello che accomuna queste formazioni, rendendole degne d&#8217;attenzione, al di l\u00e0 della qualit\u00e0 intrinseca della musica prodotta, \u00e8 il loro modo poco deferente di approcciare alla materia e la totale assenza di qualsiasi traccia di nostalgia. Tutti elementi che, allontanandoli dall&#8217;effetto revival, conferiscono loro un senso ed una collocazione avvertibile nel qui ed ora. Una qualit\u00e0 della quale neppure i portatori del triplo post (due generazioni li separano dai &#8220;padri&#8221;) possono fare a meno, pena l&#8217;oblio dell&#8217;inutilit\u00e0. E adesso, si chiude in bellezza con due top list redatte dal sottoscritto a titolo strettamente personale.<\/p>\n<p><strong>UK POST PUNK TOP 15<\/strong> &#8211; con ex aequo &#8211;<br \/>\n(in ordine di preferenza personale)<\/p>\n<ol>\n<li>JOY DIVISION <strong>Unknown Pleasures<\/strong>,<strong> Closer<\/strong><\/li>\n<li>WIRE <strong>154<\/strong><\/li>\n<li>THIS HEAT <strong>S\/T<\/strong><\/li>\n<li>KILLING JOKE <strong>S\/T<\/strong><\/li>\n<li>PUBLIC IMAGE LTD. <strong>Metal Box<\/strong><\/li>\n<li>JOHN FOXX <strong>Metamatic<\/strong><\/li>\n<li>SECTION 25 <strong>Always Now<\/strong> \/ A CERTAIN RATIO <strong>To Each<\/strong><\/li>\n<li>GANG OF FOUR <strong>Enterteinment!<\/strong> \/ THE POP GROUP <strong>Y<\/strong><\/li>\n<li>CINDYTALK <strong>Camouflage Heart<\/strong><\/li>\n<li>SWELL MAPS <strong>Jane From Occupied Europe<\/strong> \/ LEMON KITTENS <strong>We Buy A Hammer<\/strong><\/li>\n<li>ULTRAVOX <strong>System Of Romance<\/strong> \/ SIMPLE MINDS <strong>Empires And Dance<\/strong><\/li>\n<li>COLIN NEWMAN <strong>A-Z<\/strong> \/ NEW ORDER <strong>Movements<\/strong><\/li>\n<li>THE FLYING LIZARDS <strong>T.F.L.<\/strong> \/ PINK INDUSTRY <strong>Low Technology<\/strong><\/li>\n<li>THE CURE <strong>Seventeen Seconds<\/strong> \/ SIOUXIE AND THE BANSHEES <strong>Join Hands<\/strong><\/li>\n<li>VIRGIN PRUNES <strong>If I Die I Die<\/strong> \/ BAUHAUS <strong>In The Flat Field<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>USA POST PUNK TOP 15<\/strong> &#8211; con ex aequo &#8211;<br \/>\n(in ordine di preferenza personale)<\/p>\n<ol>\n<li>SUICIDE <strong>S\/T<\/strong><\/li>\n<li>V.A. <strong>No New York<\/strong><\/li>\n<li>SONIC YOUTH <strong>Confusion Is Sex<\/strong> \/ SWANS <strong>Cop<\/strong><\/li>\n<li>TUXEDOMOON <strong>Half Mute<\/strong>, <strong>Desire<\/strong><\/li>\n<li>BRIAN ENO &#8211; DAVID BYRNE <strong>My Life In The Bush Of Ghosts<\/strong><\/li>\n<li>PERE UBU <strong>Modern Dance<\/strong>, <strong>Dub Housing<\/strong><\/li>\n<li>DARK DAY <strong>Exterminating Angel<\/strong><\/li>\n<li>IKE YARD <strong>S\/T<\/strong><\/li>\n<li>GLENN BRANCA <strong>The Ascension<\/strong><\/li>\n<li>DEVO <strong>Q: Are We Not Men? A: We Are Devo!<\/strong><\/li>\n<li>MINIMAL MAN <strong>The Shroud Of<\/strong> \/ MONITOR <strong>S\/T<\/strong><\/li>\n<li>SAVAGE REPUBLIC <strong>Tragic Figures<\/strong><\/li>\n<li>CHROME <strong>Alien Soundtracks<\/strong><\/li>\n<li>CHRISTIAN DEATH <strong>Only Theatre Of Pain<\/strong><\/li>\n<li>WALL OF VOODOO <strong>Dark Continent<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2005, Simon Reynolds, uno dei critici contemporanei pi\u00f9 noti e accreditati del panorama musicale internazionale, pubblica &#8220;Rip It Up And Start Again &#8211; Post Punk 1978-1984&#8221;, edito in Italia l&#8217;anno successivo da ISBN con il titolo abbreviato in &#8220;Post Punk 1978-1984&#8221;. 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