{"id":5496,"date":"2017-03-05T02:06:56","date_gmt":"2017-03-05T01:06:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5496"},"modified":"2017-03-05T02:06:56","modified_gmt":"2017-03-05T01:06:56","slug":"slowfast-listening","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5496","title":{"rendered":"SLOW\/FAST LISTENING<br\/><span style='font-size:20px;'>Quanto e come \u00e8 cambiato il modo di ascoltare la musica nell'epoca del web<br>(Prima parte)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>Avete tutta la mia comprensione se, avendo meno di 25 anni, dopo aver letto ci\u00f2 che \u00e8 scritto qui di seguito, si materializzer\u00e0 sopra la vostra testa una nuvoletta con al centro un grosso punto interrogativo. Questo perch\u00e9, nel corso degli ultimi decenni, la modalit\u00e0 corrente di approcciare all&#8217;ascolto della musica \u00e8 radicalmente mutata, e con essa si sono trasformati, per forza di cose, anche valori, senso e spazi assegnati alla musica stessa. Per comprendere come e quanto sono cambiate le abitudini dell&#8217;ascoltatore medio nel corso del tempo \u00e8 necessario tornare indietro con la memoria, e dove l&#8217;et\u00e0-esperienza ce lo consenta, ricordare &#8220;come eravamo ieri&#8221; per confrontarlo a &#8220;come siamo oggi&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5498\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-2-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-2-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-2.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>C&#8217;\u00e8 stato un tempo nel quale l&#8217;appassionato di musica doveva necessariamente procedere per tappe obbligate e compiere tutta una serie di riutali ben precisi prima di giungere ad appagare il proprio desiderio tramite l&#8217;atto dell&#8217;ascolto. L&#8217;amico esperto, l&#8217;autorevole giornalista del mensile specializzato, il rivenditore di dischi informato sui gusti dei propri clienti e lo speaker della radio &#8220;giusta&#8221;, rappresentavano quattro fonti capaci di indirizzare acquisti discografici e\/o caldeggiare un dato evento. Per captare le irrinunciabili informazioni si trascorrevano nottate insonni con la radio sintonizzata sul proprio programma preferito, si attendeva pazientemente l&#8217;uscita mensile del periodico di riferimento, dove leggere voracemente le recensioni delle firme &#8220;fidate&#8221; e, sulla loro scorta, poi, partire per la &#8220;caccia grossa&#8221;. Chi abitava in provincia doveva saltare su un treno o su un bus per raggiungere il pi\u00f9 vicino negozio di dischi specializzato in import o il luogo del concerto a lungo atteso. I negozi di dischi, in particolare, rappresentavano la meta di un pellegrinaggio dal quale non si poteva che tornare felicemente a buste piene e trasche vuote. L&#8217;immagine di copertina di un album, un breve assaggio dell&#8217;opening track, la tiratura limitata di un&#8217;edizione speciale o un cenno complice del vinyl-pusher, avevano determinato, in via definitiva, le nostre scelte, e a noi non restava che rincasare con quell&#8217;espressione che si dipinge solo sulla faccia degli innamorati che hanno appena incassato una promessa colma di opportunit\u00e0. Solo al termine di questo iter l&#8217;atto dell&#8217;ascolto poteva finalmente consumarsi concretamente, e con quanta dedizione &#8230;. Ascolti immersivi e ripetuti, con gli occhi incollati a titoli ed immagini di copertina, attenzione massima ad ogni dettaglio. Coloro che hanno fatto esperienza di tutto ci\u00f2 sanno perfettamente che stiamo evocando &#8220;luoghi perduti della memoria&#8221;, madeleine proustiane di portata generazionale. Se poi, alla poetica di Proust, per approfondire, preferite una lettura pi\u00f9 ironica e disimpegnata, ma comunque acuta, sull&#8217;argomento \u00e8 d&#8217;obbligo il saggio di Maurizio Blatto &#8220;L&#8217;Ultimo Dei Mohicani&#8221;, eloquentemente sottotilotato &#8220;Tutto quello che esiste ma che non potete credere che esista nel mondo della musica rock e dei suoi seguaci (pi\u00f9 o meno) appassionati&#8221;.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5499\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3-188x300.jpg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3-188x300.jpg 188w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3-94x150.jpg 94w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3-768x1225.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3-642x1024.jpg 642w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-3.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/>C&#8217;\u00e8 una regola universale che non dovremmo mai dimenticare: la mela pi\u00f9 dolce \u00e8 sempre quella che pende dal ramo pi\u00f9 alto e ci\u00f2 che la rende tale non \u00e8 altro che il nostro desiderio. Fuor di metafora viene da domandarsi, quando e perch\u00e8 il nostro rapporto con l&#8217;oggetto del desiderio musicale ha iniziato a mutare. Che cosa l&#8217;ha messo in crisi? La risposta non \u00e8 semplice, ma \u00e8 certo che l&#8217;entrata in scena del web (1991 USA, 1995 Europa, 1996 Italia) ha determinato trasformazioni macroscopiche nel mondo della musica, generando un terremoto di intensit\u00e0 gradualmente crescente, tanto che, una mattina, ci siamo svegliati trovando un tappeto di mele ai nostri piedi. Recentemente pubblicato anche in Italia da Enaudi, &#8220;Free \u2013 Cosa succede quando un&#8217;intera generazione commette lo stesso crimine?&#8221; di Stephen Witt, \u00e8 un appassionante saggio che fotografa, come meglio non si potrebbe, un momento di transizione epocale: &#8220;La fine dell&#8217;industria discografica e l&#8217;inizio del nuovo mondo musicale&#8221;. Per narrare la storia della musica liquida e della pirateria musicale online, Witt utilizza le incredibili vicende di tre figure cardine: quella dell&#8217;affermato discografico Doug Morris, dell&#8217;ingegnere tedesco Karlheinz Brandenburg, inventore dell&#8217;mp3, e del &#8220;paziente zero&#8221; Dell Glover, il pi\u00f9 grande pirata musicale di tutti i tempi. Ad emergere \u00e8 un quadro sconcertante e la sensazione finale \u00e8 che abbiamo optato per murarci tutti quanti dentro un cubo di cemento senza vie di fuga. La questione \u00e8 centrale per comprendere quanto \u00e8 avvenuto con il tacito consenso di tutti noi, nessuno escluso. Questa riflessione non \u00e8 certo rivolta a coloro che da sempre vedono nellla musica un mero intrattenimento, un accessorio esistenziale di poco conto, limitandosi ad accendere l&#8217;autoradio e via; ma piuttosto a chi guarda alla musica con amore e premura, a tutti noi che le attribuiamo un valore artistico e culturale. Com&#8217;\u00e8 potuto accadere che, dichiarandoci sostenitori della filosofia slow food, ci siamo trasformati in assidui frequentatori di McDonalds e Burger King? La mia risposta, mantenendo il parallelismo alimentare, \u00e8 che ci \u00e8 stato proposto gratuitamente un men\u00f9 di dimensioni spropositate, pi\u00f9 che pantagruelico, proprio troppo grande per la portata di uno stomaco umano e noi, stupidamente, ma anche inevitabilmente, ci siamo abbuffati fino alla nausea.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5500\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-4-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-4-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-4-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-4.jpg 626w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Tutto ha avuto inizio, circa un decennio fa, con le pratiche di free download. Le prime piattaforme che misero illegalmente in rete interi album \/ discografie \/ cataloghi scaricabili a costo zero furono: eDonkey (2000), Kazaa (2001), BitTorrent (2002), eMule (2002). Da l\u00ec in poi le vendite dell&#8217;industria discografica hanno iniziato a colare a picco. A poco o niente sono valse le numerose cause legali inizialmente intentate dalle major contro i pirati di internet. Come poteva salvare lo scalpo il Generale Custer rimasto da solo al centro di una bolgia di pellerossa? L&#8217;ascoltatore medio inizi\u00f2 cos\u00ec a stipare hardisk di file mp3 (spesso di orrida qualit\u00e0 audio) creando archivi sonori destinati in massima parte all&#8217;oblio, dato che la capacit\u00e0 di fruizione umana \u00e8 di gran lunga inferiore a quella di storaggio massivo di dati digitali. Inoltre, quando la musica inizia ad essere dispensata gratuitamente, ovviamente, il numero di chi \u00e8 ancora disposto ad acquistarla si riduce drasticamente ai minimi termini, una sparuta trib\u00f9 formata da pochi individui dotati di coscienza etica e\/o preda di fervore nostalgico-feticista. Oltretutto, chi spende 14 euro per acquistare un CD, se non lo ascolta si sente un cretino, mentre chi lo scarica sul proprio PC a fatica e costo zero, no. Si tratta di un principio psicologico prima ancora che consumistico, che ha precisi effetti sui meccanismi della &#8220;libido musicale&#8221;. Nella nostra societ\u00e0 ci\u00f2 che costa zero \u00e8 considerato corrispondente a valore zero, non conta, non appassiona e non merita particolari attenzioni. Triste ma vero. Domandatevi, ad esempio, quale ruolo potrebbe avere la prostituzione in una societ\u00e0 totalmente liberata da ogni tab\u00f9 sessuale. E ancora di pi\u00f9, non vi sorge forse il sospetto che la caduta di tutti i tab\u00f9, passati i primi grandi festeggiamenti orgiastici, potrebbe sortire, poveri noi, l&#8217;effetto collettivo di una clamorosa sbronza di bromuro?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5501\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-5-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-5-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-5-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-5-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Slow-Fast-Listening-5.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Le &#8220;cattive abitudini&#8221; coltivate nella dimensione virtuale non hanno tardato a riversarsi con effetti catastrofici nel reale. Alla crisi dell&#8217;industria discografica \u00e8 corrisposto un massiccio processo di gentrificazione: moria dei migliori negozi di dischi (chi si ricorda Disfunzioni Musicali di Roma, Supporti Fonografici di Milano, Demos di Napoli, Contempo di Firenze e Wide di Pisa?) e dei distributori-import-export indipendenti, a favore delle grandi catene come Virgin Megastore, Saturn, Fnac, Mediamarkt. Anche se, a dir il vero, ormai da svariati anni quello che rimane del commercio discografico \u00e8 migrato, in massima parte, sul web con gli online store. In questo, curiosamente, sono l&#8217;appassionato che vive nella pi\u00f9 remota provincia e l&#8217;ultra-specialista pi\u00f9 esigente ad avvertire meno degli altri il cambiamento, dato che loro, anche in epoca pre-internet, per gli acquisti erano soliti rivolgersi ai cataloghi dei mail order. Coloro che invece il cambiamento lo hanno avvertito non poco sono le piccole label e gli artisti di nicchia che hanno visto scivolare le loro micro-economie dal semi-professionismo all&#8217;amatorialit\u00e0. E dire che all&#8217;alba del web c&#8217;era chi era addirittura disposto a magnificarlo come un&#8217;utopia anti-gerarchica realizzatasi. Ben presto anche loro hanno dovuto fare marcia indietro ed ammettere che quello strumento dotato di grandi opportunit\u00e0 nascondeva, in realt\u00e0, pi\u00f9 di un lato oscuro. Anche nel mondo del giornalismo musicale chi, come Stefano Isidoro Bianchi, direttore di Blow Up, in tempi non sospetti, aveva avanzato critiche e dubbi sulle ricadute della rete nel contesto artistico, era stato prontamente accusato di luddismo, salvo poi veder rivalutate a posteriori quelle stesse analisi come &#8220;acutamente lungimiranti&#8221;. Ma intanto, tutta una serie di danni compiuti erano ormai irreversibili.<\/p>\n<p>Per adesso ci fermiamo qui. Nella seconda sezione di questo articolo aggiorneremo all&#8217;odierno il quadro della situazione, affrontando temi come: l&#8217;accelerazione avvenuta nel passaggio dal download allo streaming, l&#8217;inondazione della musica liquida operata dai social network attraverso lo sharing, la fenomenologia di quella che definiremo &#8220;upload generation&#8221; e altro ancora. Perch\u00e8 \u00e8 di tutta evidenza che la societ\u00e0 dell&#8217;informazione, con le sue nuove regole, sta rimodellando radicalmente il nostro rapporto con il mondo dei suoni, il quale, per dirla con Wim Wenders, mai prima d&#8217;ora era stato &#8220;cos\u00ec vicino, cos\u00ec lontano&#8221;.<\/p>\n<p>Nota: Un doveroso ringraziamento va a Diego D. Loop per le preziose cronologie fornitemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avete tutta la mia comprensione se, avendo meno di 25 anni, dopo aver letto ci\u00f2 che \u00e8 scritto qui di seguito, si materializzer\u00e0 sopra la vostra testa una nuvoletta con al centro un grosso punto interrogativo. 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