{"id":5517,"date":"2017-03-18T11:26:01","date_gmt":"2017-03-18T10:26:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5517"},"modified":"2017-03-18T11:26:01","modified_gmt":"2017-03-18T10:26:01","slug":"upload-generation","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5517","title":{"rendered":"UPLOAD GENERATION<br\/><span style='font-size:20px;'>Quanto e come \u00e8 cambiato il modo di ascoltare la musica nell'epoca del web<br>(Seconda parte)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5519\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2-768x432.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-2.jpg 1191w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Come abbiamo precedentemente detto, l&#8217;appassionato di musica dell&#8217;et\u00e0 pre-internet era tanto un abile predatore vorace di suoni, quanto un fervente cerimoniere del culto dell&#8217;ascolto. Negli ultimi due decenni la rete ha fatto tabula rasa, o quasi, dell&#8217;habitat culturale pregresso sostituendolo con un nuovo mondo, un&#8217;intricata giungla virtuale strabordante di ogni tipo di input-informazione. \u00c8 cos\u00ec che, sorpresa-stordita dalla gratuit\u00e0 della musica liquida, l&#8217;aggressivit\u00e0 bramosa di quel predatore-cerimoniere \u00e8 entrata in crisi e, con essa, tutte le logiche di comunicazione e mercato ad essa collegate e da essa alimentate sono progressivamente collassate. Agonia dell&#8217;industria discografica, gentrificazione, frugalit\u00e0 bulimica nell&#8217;approccio all&#8217;ascolto con conseguente diminuzione di desiderio e grado attentivo verso la musica, sono i primi effetti causati da questo cambiamento epocale. Uno scenario del quale, alcuni di noi ricordano l&#8217;inizio ma nessuno \u00e8 capace di scorgere la fine.<\/p>\n<p>Nei termini inglesi &#8220;upload&#8221; (caricamento) e &#8220;sharing&#8221; (condivisione) si fissano i due passaggi di un processo che, nel corso degli ultimi anni, ha determinato un&#8217;ulteriore espansione planetaria della musica liquida. Come ben sappiamo, ad oggi, in rete esistono svariate piattaforme specifiche sulle quali, dopo aver creato un personal account, l&#8217;utente ha gratuitamente in uso uno spazio nel quale pu\u00f2 caricare composizioni musicali e\/o audiovisive. Tra le molte esistenti, quelle attualmente pi\u00f9 utilizzate sono: Youtube (2005) e Vevo (2009), per i video, Soundcloud (2007), Bandcamp (2007), Reverbnation (2006), per il solo audio. La prevalente modalit\u00e0 di ascolto in streaming, sulla quale si basano questi software, li ha rapidamente trasformati in una sorta di juke box della musica liquida, stabilendo un tipo di fruizione istantanea che, negli ultimi tempi, ha superato in diffusione il pi\u00f9 lento processo del download. Nel passaggio da scaricamento a flusso di dati in tempo reale, le pratiche d&#8217;ascolto musicale hanno registrato un&#8217;ulteriore accelerazione, incrementando disordine-casualit\u00e0, frammentazione e aumentata frugalit\u00e0 nelle abitudini dell&#8217;utente medio. Un po&#8217; come se la tecnologia avesse realizzato il fantastico &#8220;teletrasporto&#8221; di Star Trek in sostituzione di auto, treni e aerei. Un dispositivo capace di annullare distanze spazio-temporali, ma non senza qualche effetto collaterale indesiderato. Su quest&#8217;ultimo aspetto torneremo a breve &#8230;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5520\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-3-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-3-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-3-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-3.jpg 530w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Diciamo invece subito che, contestualmente a Youtube &amp; Co., la comparsa dei social network ha impattato pesantemente sulla vita di buona parte di noi. L&#8217;ascoltatore di musica \u00e8 transitato da MySpace (USA 2003, Italia 2006), prima comunit\u00e0 virtuale esclusivamente dedicata alla musica (non a caso il suo motto era &#8220;a place for music&#8221;), ai pi\u00f9 generalisti, ma alla fine vincenti, Facebook (USA 2004, Italia 2008) e\/o Twitter (USA 2006, Italia 2009), forse passando anche per Last.fm (USA 2002, Italia 2006) e altri ancora. A puro titolo di curiosit\u00e0, apro una parentesi, ricordando che la primissima music community, lanciata in rete nel lontano 1999, si chiamava Vampirefreaks, ed era una sorta di social network ante-litteram specificamente dedicato ai generi gothic e industrial. Questo giusto per ribadire quanto quelle trib\u00f9 possiedano da sempre tanto l&#8217;attitudine comunitaria di un formicaio, quanto la coriacea corazza dell&#8217;alligatore. Chiusa parentesi. Ecco cos\u00ec che con i social entra prepotentemente in scena la pratica dello sharing capace, tramite link ai software di upload, di spingere a livello virale la diffusione planetaria della musica liquida. Dalla star al semi-professionista, gi\u00f9 fino al musicista della domenica, nessuno sembra capace di sottrarsi a questa turbinosa cyber-giostra del carica-condividi-carica ad libitum. Difficile trovare, in tutto ci\u00f2, il semplice fruitore, dato che il grande assente \u00e8 proprio lui, l&#8217;anello finale della catena, l&#8217;ascoltatore in purezza. Nell&#8217;arco di un decennio internet (complice anche certa TV-spazzatura e la sua spinta al protagonismo a tutti i costi) ha trasformato magicamente tutti in addetti ai lavori: esperti-recensori di webzine, manager di netlabel, speaker di webradio, videomaker, fotografi, grafici e, ovviamente, musicisti-compositori. E dire che noi, irriducibili pessimisti, avremmo giurato che la frustrazione indotta da interi hard disk stipati di mp3 scaricati da Soulseek o Torrent e mai ascoltati, li avesse spinti tutti dietro ad una playstation. E invece &#8230;<\/p>\n<p>Sarcasmo a parte &#8230; L&#8217;avvento di quella che potremmo definire &#8220;upload generation&#8221; ha imposto un nuovo ordine globale che regola tanto il mainstream quanto il sommerso. Per cominciare, nel mainstream \u00e8 ormai evidente che alle scelte &#8220;dall&#8217;alto&#8221; delle major si \u00e8 sostituita una democrazia popolare internettiana che, a suon di click e &#8220;like&#8221;, &#8220;dal basso&#8221;, elegge per acclamazione le proprie instant-star. Si tratta massimamente di giovanissimi nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;adolescenza, se non addirittura in quella prepuberale. A cosa conduca il loro (pessimo) gusto, qualora non lo avessimo intuito, abbiamo gi\u00e0 ampiamente avuto modo di sperimentarlo nella pratica. Un solo esempio sul quale riflettere: gli U2, rappresentano, come ben sappiamo, una consolidata, se pur discutibile, espressione internazionale delle scelte major. Il loro video pi\u00f9 clickato su Youtube \u00e8 <em>With Or Without You<\/em>, con 214 milioni di visualizzazioni in sette anni. Fabio Rovazzi, che invece \u00e8 espressione nazionale delle scelte del web, con il suo video di maggior successo <em>Andiamo A Comandare<\/em>, ha totalizzato la bellezza di 122 milioni di visualizzazioni in un solo anno. Fatevi due conti e poi tirate voi le somme &#8230;. Lo so, il mondo del mainstream non ci riguarda, come non ci riguardano i suoi commerci vecchi e nuovi, \u00e8 vero, ma se pensate che tutto questo non abbia ricadute anche sulla musica intesa come arte e cultura vi sbagliate di grosso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5521\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-4-300x168.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-4-300x168.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-4-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-4-768x431.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Upload-Generation-4.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Nelle civilt\u00e0 degne di questo nome, quando la cultura non ha i mezzi per auto-sostentarsi, lo stato interviene con finanziamenti pubblici indirizzati a garantirne la continuit\u00e0, ma in tempi di recessione economica come i nostri, sono rimasti in pochi ad aver risorse e volont\u00e0 politica per farlo. Accade cos\u00ec che, chi fa della musica una questione eminentemente artistico-culturale, \u00e8 sempre pi\u00f9 abbandonato a se stesso, solo e svantaggiato nel fronteggiare le regole del libero mercato e della sua crisi che comprimono drammaticamente, sempre pi\u00f9 verso il basso, le sue economie. Il tentativo di aggredire il problema attraverso il rilancio di vecchi formati come il vinile, ed in alcune nicchie addirittura dell&#8217;audio-cassetta, non \u00e8 evidentemente risolutivo. Non si pu\u00f2 pensare di dichiarare guerra agli Stati Uniti imbarcandosi su una bagnarola da migranti armati di fionde e lance di pietra. Quelle armi possono funzionare al massimo per difendere le ultime briciole di pane dall&#8217;assalto dei ratti, o poco pi\u00f9. Del resto, la musica &#8220;altra&#8221;, non si \u00e8 neppure potuta esimere dal digitare il proprio log in nel mondo virtuale di internet, con la conseguenza di ingrossare, fino alla saturazione, la massa critica delle proposte che lo affolla, oltrech\u00e8 di equiparare, perlomeno a prima vista, l&#8217;artista squattrinato-poco noto (ma magari talentuoso) al wannabe terminale. Ed \u00e8 proprio questo il problema numero uno con il quale l&#8217;ascoltatore-utente dotato di buona volont\u00e0 va a scontrarsi. All&#8217;aumento esponenziale di nomi-sigle-musiche, determinato dal web, non \u00e8 corrisposto un aumento proporzionale di qualit\u00e0. Il lago si \u00e8 trasformato in un oceano, si \u00e8 riempito di pesci non commestibili, ma il numero di trote \u00e8 rimasto pressoch\u00e8 lo stesso, ergo, per pescarle \u00e8 richiesto pi\u00f9 tempo, fatica e dedizione. Cambiando scenario metaforico, si potrebbe dire che, se entri nella giungla senza una mappa, hai ben poche possibilit\u00e0 di trovare ci\u00f2 che stai cacciando, e pi\u00f9 probabilmente finirai per esser inghiottito dai labirinti della giungla stessa. Paradossalmente, di una mappa, cio\u00e8 un metodo d&#8217;orientamento critico, \u00e8 pi\u00f9 verosimile ne dispongano gli ascoltatori formatisi in epoca pre-digitale. Questo perch\u00e8 la rete somiglia molto pi\u00f9 ad un&#8217;immensa biblioteca immateriale, e non ad un corpo docente in grado di formare-istruire adeguatamente i propri allievi. Non c&#8217;\u00e8 dunque da stupirsi se, la modalit\u00e0 d&#8217;ascolto pi\u00f9 comune della navigazione in rete, conduce alla deriva del vagare afinalisticamente da link a link.<\/p>\n<p>Resterebbero da scandagliare altri aspetti ancora. Tipo &#8230; Se e come la rete ha impattato sulla dimensione live. Quanto la stasi delle idee manifestatasi negli ultimi quindici anni sia da mettere in relazione con la crisi del mercato, e dunque anche con la smaterializzazione della merce, per come l&#8217;abbiamo inquadrata in questa breve disanima. Oppure, chiedersi come possano coesistere il decremento di rappresentativit\u00e0 sociale della musica con il suo massimo incremento di visibilit\u00e0 mediatica. Infine e sopratutto, se sia immaginabile un domani della musica in assenza dall&#8217;industria-businnes, multinazionale e indipendente, che l&#8217;ha regolata per tutto il secolo scorso. Douglas Rushkoff, autore del saggio &#8220;Presente Continuo. Quando Tutto Accade Ora&#8221; (Codice 2014), sostiene che la nostra incapacit\u00e0 di scorgere il futuro, dipende dal fatto che viviamo in un&#8217;interzona cognitivo-culturale a cavallo tra due epoche tra loro profondamente diverse. Effettivamente se allarghiamo la nostra riflessione ad una prospettiva storica pi\u00f9 ampia, apparir\u00e0 evidente che l&#8217;arte della musica e dell&#8217;ascolto si \u00e8 sviluppata per secoli senza dover esser fissata su un supporto fisico, a lungo, addirittura, senza neppure esser soggetta a trascrizione. Dall&#8217;invenzione del fonografo di Thomas Edison ad oggi, \u00e8 trascorso poco meno di un secolo e mezzo, un&#8217;inezia rispetto ai tempi dell&#8217;umanit\u00e0 considerati nella loro totalit\u00e0. Dunque, l&#8217;ascoltatore non dovrebbe preoccuparsi pi\u00f9 di tanto della situazione attuale? Dovremmo pensare che la musica una nuvola era e una nuvola \u00e8 tornata ad essere? Onestamente non lo so. Quello di cui sono invece certo, \u00e8 che la storia deve fare il proprio corso, e a noi spetta, tanto accettare ci\u00f2 che il futuro ha in serbo per noi, quanto vigilare sul presente, esercitando costantemente il nostro diritto di critica, dato che questo \u00e8 quanto ci \u00e8 ancora concesso.<\/p>\n<p>Nota: Un ringraziamento a Diego D.Loop e Giordano Rivolta per le info fornitemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come abbiamo precedentemente detto, l&#8217;appassionato di musica dell&#8217;et\u00e0 pre-internet era tanto un abile predatore vorace di suoni, quanto un fervente cerimoniere del culto dell&#8217;ascolto. 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