{"id":5697,"date":"2017-06-23T03:09:09","date_gmt":"2017-06-23T01:09:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5697"},"modified":"2017-06-28T10:08:15","modified_gmt":"2017-06-28T08:08:15","slug":"falsificazioni-e-falsari","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=5697","title":{"rendered":"FALSIFICAZIONI E FALSARI<br\/><span style='font-size:20px;'>Cosa resta della musica sperimentale oggi?<br>(Quarta parte)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p>Partendo da una riflessione sull&#8217;affollata scena della musica sperimentale pi\u00f9 recente, nei tre precedenti articoli di questa serie, sono state evidenziate alcune differenze rispetto alla sua storia nel secolo scorso ed ipotizzati alcuni percorsi-letture possibili che possano relazionare passato e presente di queste esperienze artistiche. Vi ho riferito delle origini della musica sperimentale, si \u00e8 detto della crisi del &#8220;nuovo&#8221; e della soluzione obliqua dell&#8217;outsider, corredandola con alcuni esempi. In una precedente pubblicazione ho trattato inoltre della sound art e delle sue potenzialit\u00e0 espressive in parte, forse, ancora da esplorare. Tutto questo nel tentativo di trovare un valore ed un senso all&#8217;attuale fare creativo in ambito sperimentale. Per concludere, questa volta voglio descrivervi sotto quale forma appare pi\u00f9 frequentemente ci\u00f2 che oggi si definisce come musica sperimentale e mettervi in guardia rispetto ad alcuni inganni e luoghi comuni che ne inficiano la corretta comprensione. Partiamo da due principi d&#8217;ordine generale che sistematicamente punteggiano il nostro campo d&#8217;indagine &#8230;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5708\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-2-300x256.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"256\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-2-300x256.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-2-150x128.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-2.jpg 468w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>1) ORIGINALIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 ampiamente parlato di ricerca identitaria, affrancamento da modelli stringenti ed autonomia estetica, tutte tensioni assolutamente &#8220;sane&#8221; ed auspicabili. Bisogna per\u00f2 fare attenzione a non confondere tutto questo con l&#8217;idea dell&#8217;originalit\u00e0 assoluta. La differenza sta tutta tra la relativizzazione dell&#8217;obbiettivo al quale tendere e la pretesa, fuor di senso, di collocarsi oltre questa misura. L&#8217;originalit\u00e0 in purezza appartiene solo al mondo delle idee, \u00e8 un&#8217;astrazione che evidentemente non pu\u00f2 essere sostanziata in alcun riscontro oggettivo-fattuale. Anche guardando alla storia delle avanguardie \u00e8 possibile osservare come sussista sempre un nesso di relazione tra &#8220;prima&#8221; e &#8220;dopo&#8221;, tra cio\u00e8 che &#8220;era&#8221; e ci\u00f2 che &#8220;\u00e8&#8221;, fosse anche solo in termini di negazione, opposizione, ribaltamento. Niente si genera dal niente, anche ci\u00f2 che si configura come rivoluzionario, innovativo, di rottura, alla base della sua discontinuit\u00e0, contiene un nesso critico che lo collega con quanto va ad abolire. \u00c8 bene sapere che chi vagheggia il 100% di originalit\u00e0 \u00e8 vittima, o dell&#8217;ignoranza, o di risibili deliri d&#8217;onnipotenza. In realt\u00e0, &#8220;niente si origina&#8221; ma piuttosto &#8220;tutto diviene&#8221;. Si pu\u00f2 essere &#8220;pi\u00f9 o meno&#8221; originali in relazione ad un daterminato contesto, certo, ma l&#8217;originalit\u00e0 non \u00e8 mai un dato assoluto, isolabile ed incontrovertibile. Solo ragionando cos\u00ec \u00e8 possibile schivare questo falso ideologico. Insomma, quando incontrate qualcuno che vi dichiara: &#8220;Quello che suono non appartiene a nessun genere conosciuto, \u00e8 diverso da qualsia altra cosa&#8221;, non esitate ad immaginarlo, una fredda notte di dicembre, in trepida attesa di Babbo Natale con tanto di slitta trainata dalle sue renne.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5709\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-3-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-3-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-3.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>2) AUTENTICIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>Del concetto di &#8220;autenticit\u00e0&#8221; ho gi\u00e0 fatto cenno nell&#8217;articolo precedente, ma vale la pena chiarirlo ulteriormente. Su questo tema, come vi ho detto, Hugh Barker e Yuval Taylor hanno scritto un illuminante saggio intitolato &#8220;Faking It &#8211; The Quest For Authenticity In Popular Music&#8221; (in Italia &#8220;Musica Di Plastica&#8221; ISBN Edizioni, 2009) la cui lettura \u00e8 caldamente consigliata. La trappola dell&#8217;autenticit\u00e0, in effetti, \u00e8 una di quelle che totalizza il maggior numero di vittime tra critica e pubblico. Essa consiste nell&#8217;eleggere la cosidetta &#8220;auenticit\u00e0&#8221; come spartiacque e metro valoriale attraverso il quale decretare quale artista-genere meriti stima-attenzione e quale no. Inutile ripetere che, da quando pop music e musica sperimentale si sono imparentati, anche tutta una serie di &#8220;vizi&#8221; sono stati messi in condivisione e, conseguentemente, la questione investe entrambe gli ambiti. L&#8217;autenticit\u00e0, intesa come corrispondenza tra biografia ed opera, vita ed arte, idealmente contrapposta all&#8217;inautenticit\u00e0, alla menzogna e al calcolo d&#8217;opportunit\u00e0, \u00e8 una chimera, uno pseudo-valore di carattere tardo-romantico che il mercato utilizza scientemente per confezionare mitologie ad uso e consumo delle masse. Un processo che non risparmia niente e nessuno dato che, per dirla con Walter Benjamin, il contesto \u00e8 quello de &#8220;L&#8217;Opera D&#8217;Arte Nell&#8217;Epoca Della Sua Riproducibilit\u00e0 Tecnica&#8221;, e quindi anche della sua mercificazione globale. Nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;artista sperimentale \u00e8 rappresentato come una via di mezzo tra scenziato da laboratorio tecnologico e genio folle, stoicamente solitario ed incompreso, ma evidentemente la realt\u00e0 pu\u00f2 essere molto diversa da come ci piace immaginarla. E non \u00e8 certo in base all&#8217;adesione o meno a questa immagine-stereotipo che l&#8217;opera di uno sperimentatore si pu\u00f2 valutare in termini qualitativi. I processi attraverso i quali l&#8217;arte \u00e8 capace di generare senso e sostanza, \u00e8 importante affermarlo, hanno poco a che vedere con facili sogni romantici usa e getta ed idoli-iconizzati da precise strategie di marketing. Basta anche una piccola riflessione etimologica: fare-arte, arte-fare. Che cosa \u00e8 un artefatto se non il prodotto, materiale o intellettuale, di un processo trasformativo intenzionale da parte dell&#8217;uomo? Diffidate di chi vi si presenta (o vi viene presentato) come artista puro e duro, eroe senza macchia che combatte solitario contro il sistema perverso. &#8220;Augh, noi uomini bianchi corrotti, tu grande capo guerriero Topo Seduto&#8221;.<\/p>\n<p>Scendendo pi\u00f9 nello specifico, \u00e8 possibile individuare due posizionamenti ben distinti, i quali, ognuno a proprio modo, sono i diretti responsabili del fallimento artistico di buona parte delle espressioni sperimentali odierne. Questi due virus hanno un nome e dei connotati ben precisi. Da una parte esiste ci\u00f2 che \u00e8 corretto definire &#8220;sclerosi formalista&#8221;, originata sopratutto da una scorretta formazione accademica. All&#8217;estremo opposto si registra invece il fenomeno crescente della &#8220;barbarie velleitaria&#8221;, alimentata dalle micro-nicchie di un mercato sovraffollato, disorientato ed agonizzante. Vediamo, uno ad uno, di cosa si tratta.<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5710\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4-768x513.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4-1024x684.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-4.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>a) Sclerosi Formalista o della Disutilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;eccesso di formalismo, lo sappiamo, pu\u00f2 causare bei danni. Quella che qui chiamo &#8220;sclerosi formalista&#8221; si pu\u00f2 manifestare attraverso tutta una vistosa serie di vizi e tick ma, di base, \u00e8 riconducibile allo stesso principio: lo smarrimento del senso ultimo del &#8220;fare artistico&#8221;. Ovvero, la tragica inversione tra mezzo e fine, l&#8217;equivoco fatale che sia lo strumento (o il processo tecnico utilizzato) a decretare le sorti e il merito dell&#8217;opera. Le posture disutili della suddetta paralisi che pi\u00f9 frequentemente ho avuto modo di osservare in questo ambito sono le seguenti.<\/p>\n<p>Circondarsi in abbondanza di strumentazione costosa e ricercata, non avere idea di come utilizzarla o comunque impiegarla al 3% delle potenzialit\u00e0, ma farne tronfiamente sfoggio in ogni occasione. Un mix tra feticismo-collezionismo e vano tentativo di autolegittimazione artistica.<\/p>\n<p>L&#8217;impiego esclusivo dei software musicali pi\u00f9 complessi e sofisticati, accompagnato da sommo disprezzo per tutti gli altri e commiserazione per coloro che li utilizzano. Il software d&#8217;elite per eccellenza \u00e8 ormai da anni Max MSP, in troppi casi impiegato per generare suoni associabili al crepitare di un fuocherello che arde nel caminetto domestico nel momento stesso in cui \u00e8 scattato l&#8217;allarme, un po&#8217; loffio, del sistema antifurto, o poco pi\u00f9.<\/p>\n<p>Allestire set up da studio fonologico anni &#8217;50 con vecchi registratori a bobine modificati, nastri che girano ovunque o, in alternativa, impilare scomodissime cataste di synth modulari, con spaghetteria di cavi annessa e connessa (spesso a cazzus), per ottenere? Quello che si pu\u00f2 agevolmente produrre con due microfoni a contatto sfregati contro il pavimento (nel primo caso), o con pi\u00f9 confortevoli-economici synth integrati (nel secondo).<\/p>\n<p>In buona sostanza questa \u00e8 gente disutile, non infrequentemente munita di diploma del Conservatorio, che combatte le zanzare a colpi di cannone antiaereo, perch\u00e9 l&#8217;artiglieria pesante della seconda guerra mondiale \u00e8 vintage, e quindi \u00e8 cool. Oppure, all&#8217;esatto contrario, ostenta la complessit\u00e0 dei sistemi informatici messi in campo, con la stessa spocchia che il Marchese Del Grillo mostrebbe vantando il proprio sangue blu. Tutto questo affannarsi per niente rappresenta, nel contesto (pseudo)sperimentale, il corrispettivo di certo virtuosismo strumentale, tendente al circense, tipico dell&#8217;universo rock pi\u00f9 scadente. Insomma, un campionario di vane coglionate entropiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5711\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5-300x224.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5-150x112.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5-768x573.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5-1024x765.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Falsificazioni-E-Falsari-5.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>b) Barbarie Velleitaria o del Baldronismo<\/strong><\/p>\n<p>Alzarsi una mattina, imbattersi per caso in un video di Merzbow su Youtube e pensare: &#8220;Potente, questo lo posso fare anch&#8217;io&#8221;. Dopo due settimane: piantare il gruppo black metal (che tanto presentarsi a una prova s\u00ec e quattro no, per poi dover pagare l&#8217;affitto della sala prove non conviene). Vendere il basso, con il ricavato comprare un minuscolo synth Volca (che costa una minchia e vale altrettanto, ma tanto con due-distorsori-a-palla va alla grande), continuare a tatuarsi e a non lavarsi i piedi. Dopo due mesi: pubblicare sulla tape-label di un amico, la prima cassettina del nuovo progetto harshnoise &#8220;Necroanal Nazispasm&#8221; (N.N. per gli amici). Ed \u00e8 subito capolavoro per la webzine &#8220;Elektro Diarrhea&#8221;. Iniziare a presentarti in giro come noiser e sperimentatore estremo, dispensando pareri e consigli da specialista del settore. Continuare a coltivare la barba simil-muslim e a non lavarsi le ascelle.<\/p>\n<p>Ecco in breve l&#8217;identikit del barbaro velleitario tipo, ma ovviamente esistono anche altre variazioni sul tema del baldronismo, comunque connotate dal connubio ignoranza pi\u00f9 presunzione pi\u00f9 scorciatoie. Essenziale conoscerlo al fine di evitarlo. Ma \u00e8 pi\u00f9 semplice a dirsi che a farsi. Complice l&#8217;ignoranza diffusa, la smania di protagonismo a tutti i costi e il presenzialismo digi-mediatico, il fenomeno \u00e8 in crescita e va ad incrementare una massa critica che preme dal basso creando confusione e malintesi nei meno avveduti. Non si sa se addossare la responsabilit\u00e0 morale pi\u00f9 a X-Factor (versione fogna) o ai celebrerrimi &#8220;15 minuti di notoriet\u00e0 per tutti&#8221; di warholiana memoria, fatto sta che l&#8217;epidemia si sta trasformando in pandemia, con le disastrose conseguenze del caso. Sembra &#8220;una cosa da ragazzi&#8221; ma sottovalutarla, col tempo, potrebbe causare dei danni irreparabili. Tra l&#8217;altro il baldrone non si autoproclama solo artista-sperimentatore, ma \u00e8 capace di presentarsi come addetto ai lavori a qualsiasi titolo: label manager, organizzatore-promotore di eventi, giornalista-critico etc. In questo modo si crea un&#8217;intera rete di barbarie velleitaria che si alimenta e sostenie mutualmente. A rendere il quadro particolarmente ambiguo c&#8217;\u00e8 poi il fattore economico. Ovvero, essendo tutto il settore sperimentale poco redditizio, non \u00e8 sempre possibile riconoscere i meriti in base allo status professionale, come accade altrove, dato che solo pochi riescono a fare della propria attivit\u00e0 artististica il lavoro del quale vivere. Capita cos\u00ec che, loro malgrado, artisti talentuosi e baldroni si trovino a nuotare, uno accanto all&#8217;altro, nel medesimo piccolo acquario.<\/p>\n<p>In buona sostanza, sia che si tratti di disutili o baldroni, di sclerosi forrmalista o di barbarie velleitaria, siamo al cospetto di falsificazioni messe in atto, con o senza consapevolezza ha poca importanza, da veri e propri falsari. Io vi ho allertati, poi, di caso in caso, vedetevela un po&#8217; voi &#8230;<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec giunti al termine di questa riflessione in quattro parti sulla musica sperimentale odierna. Mi auguro che mettere bianco su nero tutta una serie di ragionamenti, elaborati in base alla mia esperienza personale, possa esservi stato di stimolo e chiarimento. Ma sopratutto, considererei un ottimo risultato se a qualcuno di voi, a seguito della lettura, fosse venuto il desiderio di scoprire (o riscoprire) certe musiche, per farne esperienza attraverso un ascolto che le riconsideri in una diversa prospettiva. Non sarebbe poco perch\u00e9 se c&#8217;\u00e8 un ruolo di fondamentale importanza che non deve mai rimanere scoperto, questo \u00e8 proprio quello che riveste l&#8217;ascoltatore. E l&#8217;ascoltatore pu\u00f2 definirsi tale tanto pi\u00f9 \u00e8 appassionato, curioso, consapevole ed informato. Non esiste suono, non esiste musica e non esiste nessun esperimento possibile senza l&#8217;atto dell&#8217;ascolto. Non dimenticatelo mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Gianluca Becuzzi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partendo da una riflessione sull&#8217;affollata scena della musica sperimentale pi\u00f9 recente, nei tre precedenti articoli di questa serie, sono state evidenziate alcune differenze rispetto alla sua storia nel secolo scorso ed ipotizzati alcuni percorsi-letture possibili che possano relazionare passato e presente di queste esperienze artistiche. 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