{"id":6618,"date":"2019-09-14T02:50:15","date_gmt":"2019-09-14T12:50:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=6618"},"modified":"2019-09-15T12:36:15","modified_gmt":"2019-09-15T10:36:15","slug":"iggy-popfreeloma-vista-2019","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=6618","title":{"rendered":"IGGY POP<br>&#8220;Free&#8221;<br>(Loma Vista, 2019)"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6619\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-1.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Free<\/strong> si presta come titolo a molte interpretazioni, a cominciare dalla significativa e suggestiva foto di copertina. Per rimanere con i piedi per terra bastano un paio di ascolti di questi dieci brani (poco pi\u00f9 di una mezzoretta) per ipotizzare seriamente che Iggy Pop voglia riferirsi ad una dimensione precipuamente musicale. Non \u00e8 certamente la prima volta che l&#8217;artista settantaduenne rincorre in studio una coraggiosa libert\u00e0 espressiva, ben distante dall&#8217;ortodossia rock dei suoi repertori storici sfoggiati nella sua praticamente ininterrotta attivit\u00e0 live. Nei duemila aveva gi\u00e0 clamorosamente lasciato a intendere di volersi svincolare da clich\u00e8s e ruoli forzati, in dischi come <strong>Preliminaires<\/strong> (2009) e <strong>Apr\u00e8s<\/strong> (2012), nei quali esplorava e rivisitava la canzone d&#8217;autore internazionale (soprattutto francese) del ventesimo secolo. Nel 2016 a questi due esperimenti per Iggy decisamente non ortodossi aveva fatto seguito in studio <strong>Post Pop Depression<\/strong>, riaffermazione orgogliosa di un rock integerrimo, variegato, intriso di stoner e hard moderni figli del ventesimo secolo, frutto della collaborazione con il chitarrista\/compositore Josh Homme dei Queens Of The Stone Age. A dirla tutta comunque gi\u00e0 da <strong>Avenue B<\/strong> (1999) Iggy aveva imboccato la strada del balladeer pi\u00f9 che maturo, dalla voce profonda e cavernosa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6624\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-2-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-2-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-2-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-2.jpg 356w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La libert\u00e0 artistica ed espressiva a lungo inseguite raggiungono in <strong>Free<\/strong> un target di sapore ambient e jazz davvero elevato e ispirato, allineato a tratti &#8211; come qualcuno ha giustamente accennato &#8211; con quello bowiano sublime di <strong>Blackstar,<\/strong> messo a punto prima di lasciarci. Iggy Pop ha chiamato quali grandi protagonisti di <strong>Free<\/strong> accanto a s\u00e9 il trombettista\/compositore texano quarantenne Leron Thomas e la chitarrista\/compositrice Sarah Lipstate-Noveller (ai guitarscapes), che firmano gran parte del materiale. Dall&#8217;ambient dell&#8217;iniziale title-track alla rarefazione della sublimata <em>Sonali<\/em> e della finale recitata <em>The Dawn<\/em> sono proprio della Lipstate (e dell&#8217;altra chitarrista Ari Teitel) i desolati paesaggi sonori che accompagnano i tenebrosi e &#8220;vissuti&#8221; talking di Iggy (una costante dell&#8217;ultima parte dell&#8217;album) che in <em>Free<\/em> e <em>Do Not Go Gentle Into That Good Night<\/em> sposano i versi ribelli dello scrittore gallese Dylan Thomas, vissuto nella prima met\u00e0 del &#8216;900, morto alcolista giovanissimo. In <em>We Are The People<\/em> invece ad essere evocate sono le liriche di Lou Reed, un altro grandissimo che non \u00e8 pi\u00f9 con noi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6626\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-3.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Iggy-Pop-3-150x100.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ad essere impregnati dei pregiati soli jazzistici della tromba di Leron Thomas sono un po&#8217; tutti i brani, cos\u00ec come \u00e8 jazz (e non rock) il mood prevalente del disco. Alcune bellissime eccezioni: la teutonica <em>Loves Missing<\/em> che pare provenire direttamente dai solchi della produzione bowiana berlinese di <strong>The Idiot<\/strong>, l&#8217;accattivante incedere di <em>James Bond<\/em> &#8211; che volendo potrebbe diventare una <em>The Passenger<\/em> in tono minore del ventunesimo secolo &#8211; e la spagnoleggiante piccata <em>Dirty Sanchez<\/em>. Altrettanto teutonicamente fredda e inquietante <em>Glow In The Dark<\/em>, confortata nella seconda parte da uno strabiliante solo con la sordina della tromba di Thomas. La confessione esistenziale di <em>Page<\/em> sigilla, gonfia dei caldi vibrati vocali senili di Iggy, un lavoro che, se non si fa professione pedante di ortodossia da fans seriali, riserva grandi e calde sorprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Pasquale Boffoli<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Free si presta come titolo a molte interpretazioni, a cominciare dalla significativa e suggestiva foto di copertina. Per rimanere con i piedi per terra bastano un paio di ascolti di questi dieci brani (poco pi\u00f9 di una mezzoretta) per ipotizzare seriamente che Iggy Pop voglia riferirsi ad una dimensione precipuamente musicale. 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