{"id":6750,"date":"2019-10-29T10:27:57","date_gmt":"2019-10-29T09:27:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=6750"},"modified":"2019-10-31T11:00:08","modified_gmt":"2019-10-31T10:00:08","slug":"drab-majestymodern-mirrordais-2019","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=6750","title":{"rendered":"DRAB MAJESTY&nbsp;<br>&#8220;Modern Mirror&#8221;&nbsp;<br>(Dais, 2019)"},"content":{"rendered":"\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6766\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Drab-Majesty.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Drab-Majesty.jpg 200w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Drab-Majesty-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Superata brillantemente la prova del nove del terzo album, ritornano i Drab Majesty, band losangelina, che luminari del rock a tinte &#8220;dark&#8221; del calibro di Billy Corgan e Robert Smith hanno indicato come propri eredi, per la gioia di tantissimi adepti che attendevano musica malinconicamente sognante e tragicamente sublime. E &#8220;tragic wave&#8221; \u00e8 proprio il termine con cui la band ha scherzosamente etichettato il proprio sound, che tanto deve a quello dei primi anni &#8217;80. La band, incrocio tra la magia estatica dei Cocteau Twins e la turgida freddezza dei primi Depeche Mode, non sembra voler ripiegare sulla nostalgia new 80s tanto di moda da qualche tempo, quanto recuperare quegli strumenti e quelle atmosfere, che hanno prodotto opere capaci di trascendere tempi, luoghi e mode, con sonorit\u00e0 intriganti e attuali.<\/p>\n<p>Registrato in autoesilio ad Atene, <strong>Modern Mirror<\/strong> \u00e8 un disco che, nel voler riflettere le tragiche inconciliabilit\u00e0 del presente, si rivela all&#8217;altezza del folgorante predecessore <strong>The Demonstration<\/strong> del 2017, lavoro che ha fatto conoscere al pubblico il talento del duo composto dal polistrumentista Andrew Clinco e dal tastierista Alex Nicolau. Pu\u00f2 apparire forzatamente artificioso l&#8217;alone di mistero che questi due sfuggenti personaggi hanno studiato a tavolino, presentandosi al pubblico solo ed esclusivamente nei panni retr\u00f2-futuristici delle loro stage personas &#8220;Deb Demure&#8221; e &#8220;Mona D&#8221;, rispettivamente: alter ego pi\u00f9 alieni che femminili o gender-bending. Ormai iconici il cerone, i black shades e i caschetti bianchi alla &#8220;Villaggio dei Dannati&#8221;, cos\u00ec come l&#8217;atteggiamento distante e le movenze robotiche nelle performance live o nei sofisticatissimi videoclip, dove le pi\u00f9 oscure citazioni letterarie e cinematografiche si sprecano. Il progetto estetico funziona perch\u00e9 la musica regge comunque da s\u00e9. I temi sono quelli cari alla tradizione musicale post-punk e synth wave da cui la band attinge a piene mani, e che ha fatto suoi gi\u00e0 nei lavori precedenti: alienazione (&#8220;It&#8217;s apathy what goes around&#8221; insinua <em>The Other Side<\/em>), spaesamento (&#8220;Does anybody understand these times?&#8221; chiede <em>Out Of Sequence<\/em>), incomunicabilit\u00e0 (&#8220;Turned you into someone I just had to run from&#8221; &#8211; <em>Long Division<\/em>), disumanizzazione (&#8220;Love is a Panopticon, Satan hides no more&#8221; minaccia <em>Noise Of The Void<\/em>, perfino paragonando l&#8217;amore al carcere ideale del filosofo inglese Jeremy Bentham). A tutto ci\u00f2 si aggiunge il ruolo di spietata lente di ingrandimento che globalizzazione, social e mass media giocano oggi sulla nostra percezione di noi e del mondo. Ma stavolta il senso di sopraffazione, l&#8217;impulso alla fuga e il ripiegamento in se stessi sembrano pi\u00f9 diretta conseguenza di un tentativo reale e concreto di apertura, esplorazione e confronto col mondo esterno, solo per arrivare infine a riconoscere la nostra fredda indifferenza di fronte al suo desolante e inesorabile disfacimento.<\/p>\n<p>Una bellezza ipnotica e chiaroscurale lega fra loro le otto tracce, accomunate da un sound sempre pieno, limpido ma ruvido, dove dialoghi e refrain di chitarre shoegaze immerse in oceani di pedale si snodano in mirabile equilibrio fra mood sepolcrali e apocalittici alla <strong>Pornography<\/strong> dei Cure, ed improvvise elevazioni quasi-mistiche come nei migliori Slowdive, e dove synth beats nervosi e incalzanti sostengono sublimi armonie vocali dalle chord progression mai scontate. Il tutto finisce per tessere un cristallino e lisergico paradiso artificiale dove rifugiarsi resta l&#8217;unico modo per ritrovare se stessi, tornare in contatto con le proprie emozioni, riscoprire la propria umanit\u00e0 .. o quel che ne resta.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><strong>Livio Piantelli<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Superata brillantemente la prova del nove del terzo album, ritornano i Drab Majesty, band losangelina, che luminari del rock a tinte &#8220;dark&#8221; del calibro di Billy Corgan e Robert Smith hanno indicato come propri eredi, per la gioia di tantissimi adepti che attendevano musica malinconicamente sognante e tragicamente sublime. 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