{"id":7062,"date":"2020-01-25T06:48:47","date_gmt":"2020-01-25T05:48:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7062"},"modified":"2020-01-26T02:58:07","modified_gmt":"2020-01-26T01:58:07","slug":"wire-mind-hive-pink-flag-2020","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7062","title":{"rendered":"WIRE&nbsp;<br>&#8220;Mind Hive&#8221;&nbsp;<br>(Pink Flag, 2020)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-7063\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-1.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-1.jpg 200w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Il 2020 si apre con un caso di longevit\u00e0 artistica lapalissiano quanto uno che ha concluso il 2019, di cui abbiamo trattato qui su Frastuoni. L\u00ec si sguazzava nel classicismo mod-rock di estrazione sixties del nuovo lavoro in studio degli Who; qui, in un ambito rock completamente diverso sorto nei tardi anni &#8217;70, <strong>Mind Hive<\/strong> dei britannici Wire inaugura un nuovo decennio ribadendo e sublimando tutti i canoni musicali del post-punk che hanno reso famosa la band presso i cultori di questo genere. Debuttanti nel 1977 con <strong>Pink Flag<\/strong> &#8211; cos\u00ec avrebbero chiamato anche la loro etichetta personale &#8211; con un grande disco punk (uno dei pi\u00f9 sorprendenti di quell&#8217;anno) gli Wire sono uno di quei gruppi che avrebbero letteralmente inventato il post-punk gi\u00e0 a partire dal secondo lavoro in studio del 1978, <strong>Chairs Missing<\/strong>, intriso a sorpresa nelle sue oblique ballate del songwriting di Syd Barrett.<\/p>\n<p>Prendevano cos\u00ec gi\u00e0 le distanze dalle coordinate pi\u00f9 ortodosse dell&#8217;estetica musicale punk: ne avrebbero conservato per\u00f2 sempre i connotati pi\u00f9 autentici, l&#8217;urgenza, l&#8217;immediatezza, l&#8217;assenza di soli strumentali, aggiungendo una scrittura densa di scarno minimalismo, tesa ed ipnotica. Un po&#8217; la stessa sbalorditiva repentina mutazione espressiva che segn\u00f2 il passaggio dal primo al secondo album dei Cure di Robert Smith, un&#8217;altra band decana, come gli Wire, del post-punk britannico. Con lo sperimentale <strong>154<\/strong> nel 1979 Colin Newman (voce, chitarra), Graham Lewis (basso), Bruce Gilbert (voce, chitarra) e Robert Gotobed (batteria) mettono a punto, alle soglie dei controversi anni &#8217;80, la triade perfetta e spiccano il volo nel panorama indie inglese, innovativi e originali come nessun&#8217;altra band di estrazione punk. Non tradiranno mai questa loro attitudine, anzi si addentreranno &#8211; tutti ottimi compositori &#8211; nei territori del rock sperimentale e dell&#8217;elettronica, anche attraverso i loro lavori solisti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-7064 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-2-300x266.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"266\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-2-300x266.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-2-150x133.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-2-768x680.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-2.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Dopo una lunga sosta creativa negli anni &#8217;90, hanno ripreso nei 2.000 a ritmo sostenuto la pubblicazione di nuovi eccellenti lavori in studio, adottando molto anche il formato Single\/EP. Si sono cos\u00ec succeduti, tra gli altri, dischi tutti di alto livello come <strong>Send<\/strong> (2003), <strong>Object 47<\/strong> (2008), <strong>Red Barked Tree<\/strong> (2011), <strong>Change Become Us<\/strong> (2013), <strong>Wire<\/strong> (2015), <strong>Nocturnal Koreans<\/strong> (2016, validissima appendice di <strong>Wire<\/strong>) fino al pi\u00f9 recente <strong>Silver\/Lead<\/strong> (2017). Nel frattempo nella band si \u00e8 consolidato Matthew Simms alla chitarra. Newman e Lewis invece hanno mutuato negli anni a livello compositivo una predilezione per languide atmosfere pop e landscapes di sapore ambient (anche grazie all&#8217;uso parco ma saggio delle tastiere) che ha reso la band fautrice di intimistiche e crepuscolari fascinazioni sonore, sempre confortate da una imperitura e fedele passione per quel minimalismo obliquo che ha stigmatizzato la loro discografia precedente, ancora perfettamente in linea con la sensibilit\u00e0 del terzo millennio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7065\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/Wire-3.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il nuovo <strong>Mind Hive<\/strong> tuttavia \u00e8 parecchio pi\u00f9 composito nelle atmosfere del precedente lavoro &#8211; risalente a tre anni fa &#8211; <strong>Silver\/Lead<\/strong>, che si faceva apprezzare per un mood generale meditativo pi\u00f9 stabile, se non anche delle opere precedenti.<br \/>\nSe <em>Be Like Them<\/em> e <em>Primed And Ready<\/em> suonano heavy ed abrasive e il singolo <em>Cactused<\/em> riporta addirittura al debutto del 1977, <em>Shadows<\/em> pare librarsi in aria e <em>Unrepetant<\/em> intriga l&#8217;ascoltatore con il suo dipanarsi onirico. Gli Wire sembrano voler comunicare che sono ancora capaci di (quasi) tutto, che il loro post-punk sfaccettato \u00e8 sempre in agguato, sebbene scevro da certe asperit\u00e0 urticanti del passato: <em>Oklahoma<\/em> \u00e8 nervosa, <em>Hung<\/em> lenta ed ipnotica. Alla fine per\u00f2 <em>Off The Beach<\/em> (innocente e delicata) e la finale, lenta e melodica <em>Humming<\/em> (quasi commovente) sembrano ribadire, pur tra tanta ricchezza compositiva elargita generosamente da Colin Newman e c., che il sentiero ideale da continuare a percorrere per gli Wire del duemila sia quello di un pop\/post-punk calibrato, lirico e minimale (come quello di <em>In Manchester<\/em> e <em>Burning Bridges<\/em> su <strong>Wire<\/strong>), pacificato con se stesso e perfettamente in sintonia con i tempi inquieti che viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Pasquale Boffoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2020 si apre con un caso di longevit\u00e0 artistica lapalissiano quanto uno che ha concluso il 2019, di cui abbiamo trattato qui su Frastuoni. 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