{"id":7626,"date":"2020-06-18T07:38:14","date_gmt":"2020-06-18T05:38:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7626"},"modified":"2020-06-18T07:38:14","modified_gmt":"2020-06-18T05:38:14","slug":"partinico-rose","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7626","title":{"rendered":"PARTINICO ROSE<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Songs For Sad And Angry People\"<br>(Sonoria Studio Rec., 2019)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-7627\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Partinico-Rose.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Partinico-Rose.jpg 225w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/Partinico-Rose-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>L&#8217;uso spregiudicato dei prefissi \u00e8 una malattia del rock, di musicisti, critica e pubblico. Quando qualcuno, a fine anni &#8217;70 non us\u00f2 la parola revival per i gruppi che si rifacevano in salsa aggressiva ai catacombali dischi di Nico, coni\u00f2 invece l&#8217;insulsaggine di post punk. Ci pens\u00f2 il decennio dopo a definire quei gruppi dark, ma la frittata era fatta: in 40 anni si son letti post hardcore, post rock, post metal &#8230; cos\u00ec in questi tritacarne fin dalla cornice di riferimento che sono generi e stili, la musica viene banalizzata o incompresa. \u00c8 per questo motivo che <strong>Songs For Sad And Angry People<\/strong> sta subendo un equivoco, anche nelle recensioni positive: avvicinare il gruppo ai Bauhaus pu\u00f2 essere una svista, ma a Nick Drake pura idiozia, perch\u00e9 vuol dire non aver capito n\u00e9 il cantautore inglese n\u00e9 i Partinico Rose. Il gruppo ragusano \u00e8 alle prese con il fatto d&#8217;essersi gettato nella mischia con una proposta chiaramente dark in un mondo che rifiuta le coordinate precise e non piegate all&#8217;attualit\u00e0: un terzetto ambizioso che cerca di esprimere la propria arte sulle coordinate dello spazio intermedio fra Cure e Joy Division in modo fieramente originale, aggiungendo un pizzico di spezie statunitensi che verranno svelate pi\u00f9 avanti. Quest&#8217;originalit\u00e0 \u00e8 la loro cifra, nel bene e nel male.<\/p>\n<p>Il gruppo \u00e8 composto da Vincenzo Cannizzo, chitarra e voce, Massimo Russo al basso e Carlo Schembari alla batteria, con la partecipazione in alcuni brani di Martina Monaca al violoncello. Giungono da una gavetta di 4 anni, pi\u00f9 le esperienze precedenti. Il disco si presenta come un oggetto sfaccettato: idee geniali si mischiano ad inadeguate prestazioni sonore, perch\u00e9 una produzione vera, professionale, avrebbe dato un corpo possente ai voli pindarici dei musicisti. Soloni e soloncini della bassa fedelt\u00e0 devono rassegnarsi: solo la buona rese fonica rende giustizia alla musica. In questo caso l&#8217;ascoltatore si trova di fronte ad un ottimo demo, ma ad un disco discreto che poteva essere pi\u00f9 che buono se aiutato da un&#8217;industria invece miope e occupata a far esplodere bolle di sapone sempre pi\u00f9 degradate e degradanti (chi ha detto TRAPpole?). La potenza del gruppo \u00e8 nel dirigere le armonie fra il basso pulsante e una chitarra sognante e affilata che ricorda a tratti quella dei Lycia (la spezia speciale), il tutto propulso da una batteria sicura e vagamente settantiana. Esperienza e mestiere aiutano le canzoni a prendere vita: <em>Slave Of Time<\/em> \u00e8 un pellegrinaggio fra malinconia e rabbia, fra nebbie e squarci dei riverberi degli strumenti, <em>Misanthropy<\/em> mette un pizzico di rock alternativo nella ricetta, <em>I&#8217;m Looking For A Job<\/em> la possibile colonna sonora di pi\u00f9 generazioni, <em>The Revenge<\/em> il brano pi\u00f9 aggressivo che viene propulso da una batteria chirurgicamente attenta ai dettagli di modulazione. Capolavoro \u00e8 la finale <em>Could You Share<\/em> <em>My Pain<\/em>, in cui tutti gli elementi sopra descritti concorrono in un brano che si stampa nella memoria con la sua affascinante ossessivit\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa non va nel disco? La voce di Cannizzo ha ricevuto critiche (fuorvianti), l&#8217;unico accorgimento sarebbe di non comprimerla troppo rendendo eccessivamente stentorea la pronuncia sillabazione e consonanti. L&#8217;Italia ha avuto una sua scena dark caratterizzata da contenuti nostrani, i ragusani forse sono troppo anglofili (ma la Sicilia ha una tradizione in tal senso) e potrebbero cercare una via un po&#8217; meno albionica. Il disco \u00e8 godibile, una prima prova piena di speranze per una seconda migliore. Se i Partinico Rose avranno la possibilit\u00e0 di usufruire di una buona produzione, il futuro potrebbe rivelare al mondo un&#8217;italica nuova colonna musicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Luca Volpe<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uso spregiudicato dei prefissi \u00e8 una malattia del rock, di musicisti, critica e pubblico. Quando qualcuno, a fine anni &#8217;70 non us\u00f2 la parola revival per i gruppi che si rifacevano in salsa aggressiva ai catacombali dischi di Nico, coni\u00f2 invece l&#8217;insulsaggine di post punk. 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