{"id":7776,"date":"2020-09-01T10:31:27","date_gmt":"2020-09-01T08:31:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7776"},"modified":"2020-09-02T12:04:53","modified_gmt":"2020-09-02T10:04:53","slug":"the-psychedelic-furs","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=7776","title":{"rendered":"THE PSYCHEDELIC FURS<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Made Of Rain\"<br>(Cooking Vinyl, 2020)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7793\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-2-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-2-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-2-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-2.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>THE PSYCHEDELIC FURS: A MINISTORY<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu un esordio col botto in quel 1980, esattamente quarant&#8217;anni fa, l&#8217;omonimo indimenticabile <strong>The Psychedelic Furs<\/strong>, prodotto con mano sapiente da Steve Lillywhite. Un suono denso e magmatico quello degli inglesi al loro debutto che marchi\u00f2 a fuoco, proprio in quel fatidico 1980, una primavera new wave che annunciava al mondo i vagiti discografici di band importanti come, giusto per fare qualche nome, Echo &amp; The Bunnymen, Bauhaus, Teardrop Explodes.<br \/>\nIl sestetto dei Psychedelic Furs in brani epocali come <em>India,<\/em> <em>Sister Europe<\/em>, <em>We Love You<\/em>, <em>Blacks\/Radio<\/em>, <em>Imitation Of Christ<\/em>, conservava ancora l&#8217;urgenza e la mancanza di orpelli che avevano consacrato il punk rock poco prima, ma allo stesso tempo quel loro suono cos\u00ec carismatico ed avvolgente recava indelebili le stigmate della decadente stagione glam rock britannica che aveva preceduto il punk nella prima met\u00e0 degli anni &#8217;70. Si parla di quella dei Roxy Music e di David Bowie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A plasmare il mood dei Psychedelic Furs un cantante\/songwriter Richard Butler (Butler Rep), dal timbro (quella voce!) roco e pastoso, nulla da invidiare ai vari contemporanei Peter Murphy, Ian McCulloch, Julian Cope. Due chitarristi (Roger Morris e John Ashton) capaci di fondere nelle loro corde un flusso unico di suggestiva lava lisergica. Una sezione ritmica (Tim Butler al basso, Vince Ely alla batteria, ipnotica e martellante, infine il sax di Duncan Kilburn, vero tratto inconfondibile) ad apportare al sound spazialit\u00e0 inusuali e morbose. Nulla di particolarmente innovativo in quel pur seminale debutto delle &#8220;Pelliccie Psichedeliche&#8221; (nome altamente suggestivo) quanto un mix fascinoso e compresso di sonorit\u00e0 pregresse sposato all&#8217;espressivit\u00e0 decadente e contagiosa di un vocalist che avrebbe fatto scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-7794 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-3-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-3-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-3-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-3.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u00c8 ancora Steve Lillywhite a siglare la sontuosa produzione del lavoro successivo <strong>Talk Talk Talk<\/strong> del 1981 sempre su CBS: una splendida conferma delle intuizioni e della sintesi sonora lussureggiante messe a punto in studio appena un anno prima. \u00c8 nuovamente capolavoro attraverso un suono pi\u00f9 pulito, rifinito, ma ugualmente e profondamente lisergico: <em>Dumb Waiters<\/em>, <em>Pretty In Pink<\/em>, <em>All Of This And Nothing<\/em>, <em>I Wanna Sleep With You<\/em>, <em>Into You Like A Train<\/em>, episodi ricchi di atmosfere sfaccettate e vivide policromie sonore, sprigionano un&#8217;energia carismatica che si eleva a picchi altissimi. Il tris perfetto in studio \u00e8 completato poco tempo dopo, nel 1982, da <strong>Forever Now<\/strong>, prodotto dall&#8217;americano Todd Rundgren: pur contenendo brani pregevoli quali <em>Love My Way<\/em> e <em>President Gas<\/em>\u00a0si ferma fatalmente ad un gradino inferiore come ispirazione e risultato finale rispetto ai primi due lavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni &#8217;80 della band si arricchiscono di altre prove quali <strong>Mirror Moves<\/strong> (1984) e <strong>Midnight To Midnight<\/strong> (1987), che come spesso succede nel caso di esordi tanto clamorosi, si attestano fisiologicamente su livelli pop e mainstream parecchio pi\u00f9 bassi della scala qualitativa espressa in precedenza. <strong>Book Of Days<\/strong> (1989) e <strong>World Outside<\/strong> (1991) invece, tra fine decennio e inizio nuovo, narrano di un ritorno di ispirazione e di una ripresa del mood degli esordi che riscaldano il cuore. Ma l&#8217;inquieto Richard Butler rompe le righe, attraversa l&#8217;oceano e fonda con il fratello Tim i Love Spit Love, che vanteranno al loro attivo un omonimo debutto (1994) e <strong>Trysome Eatone<\/strong>\u00a0(1997). Ancora insoddisfatto incider\u00e0 nel terzo millennio un esordio discografico solista a suo nome (2006). Tutti lavori con la loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-7777\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-1.jpeg 250w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/The-Psychedelic-Furs-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><strong>MADE OF RAIN<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un piccolo avvenimento che ben 29 anni dopo l\u2019ultimo disco in studio i fratelli Butler abbiano voluto rispolverare con questo nuovo <strong>Made Of Rain<\/strong> la pregiata sigla Psychedelic Furs in compagnia di nuovi musicisti molto ben rodati, soprattutto live: Rich Good (chitarre), Paul Garisto (batteria), Amanda Kramer (tastiere) e, a fare le veci del vecchio Duncan Kilburn al sax, Mars Williams, in realt\u00e0 pi\u00f9 che bene, tutti dimostrano un notevole affiatamento strumentale ed esecutivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla produzione Richard e Tim Butler hanno voluto un nome ben collaudato da loro in tutti questi anni, Richard Fortus. La prima considerazione che ci suggerisce l&#8217;ascolto di queste nuove 12 tracce a quasi tre decenni di distanza da <strong>Word Outside<\/strong> (1991), \u00e8 che abbiano fatto tutti un buon lavoro, ottimo nel caso di alcuni brani, e che non siamo alle prese con una riesumazione artistica sterile motivata da tutt&#8217;altre ragioni che non siano incidere della musica ancora di buona qualit\u00e0 e dignitosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, brani sontuosi e dilatati come <em>The Boy That Invented Rock&#8217;n&#8217;Roll<\/em> (titolo che \u00e8 tutto un programma), <em>Don&#8217;t Believe<\/em>, <em>Stars<\/em>, <em>No-One<\/em> (i pi\u00f9 coinvolgenti, appassionati ed ispirati) non fanno altro che codificare e standardizzare in modalit\u00e0 perentorie un suono e uno spleen che i fratelli Butler hanno inventato quarant&#8217;anni fa, ma non si sente puzza di riciclaggio stantio, fine a se stesso: c&#8217;\u00e8 orgoglio artistico dopo tanti anni in queste mature sonorit\u00e0 e voglia di emozionare l&#8217;ascoltatore, prima di tutto attraverso l&#8217;immutato carisma vocale e interpretativo del frontman, che alla bella et\u00e0 di 64 anni continua ad affascinare senza perdere un colpo. A prescindere, il lavoro strumentale dei nuovi Psychedelic Furs non fa una grinza, una profondit\u00e0 di esecuzione che poco fa rimpiangere i vecchi membri, anche per intensit\u00e0. Non delude neanche la scrittura del disco: un lotto di splendide ballate (<em>You&#8217;ll Be Mine<\/em>, <em>Tiny Hands<\/em>, <em>Hide The Medicine<\/em>, <em>This&#8217;ll Never Be Like Love<\/em>) conferisce a <strong>Made Of Rain<\/strong> lo status di un disco pieno di fascino ed antichi chiaroscuri sonori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi esistono anche fantasmi ed ectoplasmi annegati in un incontrollabile memoria musicale, e cos\u00ec <strong>Made Of Rain<\/strong> pu\u00f2 funzionare e suonare anche a tratti come una sorta di Bignami new wave e del pop pi\u00f9 altamente qualitativo di sprazzi ambient ed elettronici dei decenni che si sono estinti: <em>Wrong Train<\/em> pu\u00f2 rievocare quella seminale <em>Heroes<\/em> che nel 1977 David Bowie immortal\u00f2 nella storia del rock, <em>Ash Wednesday<\/em> lavora per riportare perfidamente alle sinapsi <em>Life&#8217;s What You Make It<\/em>, uno dei momenti pi\u00f9 emozionanti della saga Talk Talk (1986). <em>No-One<\/em> infine ristagna quasi nella stessa morbosa placenta emotiva dei Cure di <strong>Disintegration<\/strong> (1989). <em>Made Of Rain<\/em>\u00a0\u00e8 un lavoro che piacevolmente conferma le aspettative pi\u00f9 rosee, restituendo una band che riesce ancora ad emozionare.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Pasquale Boffoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>THE PSYCHEDELIC FURS: A MINISTORY Fu un esordio col botto in quel 1980, esattamente quarant&#8217;anni fa, l&#8217;omonimo indimenticabile The Psychedelic Furs, prodotto con mano sapiente da Steve Lillywhite. 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