{"id":8756,"date":"2022-07-31T18:21:12","date_gmt":"2022-07-31T16:21:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=8756"},"modified":"2022-09-15T23:36:22","modified_gmt":"2022-09-15T21:36:22","slug":"the-bassholes-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=8756","title":{"rendered":"AMERICAN LO-FI PUNK BLUES, ANNI &#8217;90\/&#8217;00 (Prima Parte)<br\/><span style='font-size:20px;'>(Bassholes, Grafton)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8758\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-2.jpg 250w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Era il 1998 quando il professor Don Howland di Columbus, Ohio, incideva per la In The Red Records quello che a tutt&#8217;oggi rimane il suo capolavoro artistico targato Bassholes: il doppio lavoro <strong>When My Blue Moon Turns Red Again<\/strong>. Era invece dalla fine degli &#8217;80 che Howland, cantante\/chitarrista\/compositore scavava alla ricerca dello spirito pi\u00f9 incontaminato delle radici country e delta-blues americane, prima con Monsieur Jeffrey Evans (poi leader dei &#8217;68 Comeback) nei Gibson Brothers, poi dal 1992 con il duo dei Bassholes. Insieme a Jon Spencer Blues Explosion (e ancor prima i Pussy Galore), Bassholes e &#8217;68 Comeback sono state la triade di band chiave ad innescare l&#8217;esplosione (pur se di nicchia) tutta americana del fenomeno punk blues\/noise blues lo-fi (in bassa fedelt\u00e0) tra anni &#8217;90 e 2000, che rifacendosi anche a maestri-santoni americani della dissacrazione sonora della seconda met\u00e0 del &#8216;900 come Captain Beefheart, violentava l&#8217;immarcescibile tradizione e le roots blues e country a stelle e strisce, sporcandole, incatramandole di nuova rugginosa, elettrica verginit\u00e0.&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec scrivevo nel 2000 recensendo <strong>When My Blue Moon Turns Red Again<\/strong>: &#8220;I Gibson Brothers avevano scarnificato le imprescindibili roots country e blues dandone una versione bianca malata ed urbana; con i Bassholes, Howland, invece, aveva in seguito definito una personalissima visione punk-acida del blues attraverso opere seminali come <strong>Blue Roots<\/strong> (&#8217;93), <strong>Haunted Hill<\/strong> (&#8217;95), <strong>Deaf Mix Vol. 3<\/strong> (&#8217;97) e <strong>Long Way Blues 1996-1998<\/strong> (&#8217;98). Con <strong>When My Blue Moon Turns Red Again<\/strong> Howland uccide definitivamente il piglio bacchettone-purista di certo blues made in &#8217;90 consegnandoci un doppio lavoro in compagnia di Bim Thomas (drums) e Jon Whal (armonica, saxophone, organ), trio motivatissimo dal tiro micidiale. \u00c8 un Howland lucido, viscerale, come mai prima autore, ed esecutore spiritato di sghembi blues epico-elettrici orgogliosamente punk, <em>Virginia Valley Blues<\/em>, <em>Judge Harsh,<\/em> <em>Swimmimg Blues<\/em>, <em>Born To Die<\/em> &#8230; riuscendo persino a resuscitare lo spirito di Ian Curtis ed a fasciarlo di blues (Interzone).&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2000 usc\u00ec per la Sympathy For The Record Industry, <strong>The Secret Strenght Of Depression<\/strong>, un live registrato al KSPC, Claremont, nel 1997 che ripassava le intuizioni minimali degli album degli anni &#8217;90, in compagnia solo del fido batterista Lamont &#8220;Bim&#8221; Thomas. Tra le altre godibilissime tracce del live (una registrazione decente) spiccano <em>20-20 Vision<\/em>, <em>Stack O Lee<\/em>, <em>Microscope Feeling<\/em>, <em>Bowling Ball<\/em>, <em>Evil Eagle<\/em>, <em>Lightswitch<\/em>. Si consiglia vivamente di recuperare anche questo documento sonoro come tutte le incisioni gi\u00e0 nominate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-8759 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-3.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-3.jpg 250w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Bassholes-3-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Con l&#8217;omonimo <strong>Bassholes<\/strong> (2005) Howland e Thomas continuano la loro perenne peregrinazione attraverso le label americane pi\u00f9 integerrime, approdando alla Dead Canary del suo concittadino Lou Poster, leader e chitarrista dei Grafton ed intrecciando con lui e il suo trio le sue vicende artistiche (parecchi gig insieme; Poster e Donovan Roth che collaborano ad alcuni brani del disco). <strong>Bassholes<\/strong> \u00e8 opera che continua con devozione l\u2019operazione decisamente non ortodossa di contaminazione di densi umori blues e folksy con l&#8217;elettricit\u00e0 meravigliosamente svogliata della chitarra ed il vocalismo grezzo e chioccio di Don Howland. Il primitivismo sonoro di Howland sembra per\u00f2 assumere in questi 14 brani una forma pi\u00f9 compiuta e matura, grazie anche a sapienti interventi di vari strumentisti, come negli stupendi arrangiamenti dei due traditional, il carismatico <em>Broke Down Engine<\/em> di Blind Willie McTell e <em>John Barleycorn<\/em> (Bo Diddley jungle-style), nelle polemiche e perentorie <em>Fascist Times<\/em> e <em>Hell&#8217;s Angel<\/em>, nei torridi intrecci guitar-harmonica (<em>Pete Remenyi<\/em>) di Caravan Man, nel country fascinoso ed acido di <em>Daughter<\/em>, con Carl Yaffey al banyo. Ed ancora un incredibile contagiosissimo impeto punkoide si trova in <em>Purple Noon<\/em>, freschezza ispirativa ed agili movenze in <em>High Up In The Treetops<\/em> per finire con la paludosa ipnotica <em>Dingleberry Jam<\/em> con le due chitarre di Howland e Derek Dicenzo. Beh, \u00e8 valsa proprio la pena aspettare 7 anni: <strong>Bassholes<\/strong> (uscito in contemporanea con un mini-tour europeo che ha toccato anche l&#8217;Italia) \u00e8 un altro capolavoro anni 2000 di Don Howland, un&#8217;opera di certo scevra dal profondo lo-fi degli anni &#8217;90 ma densa, sfaccettata e penetrante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per completezza segnaliamo i tre solo-album di Don Howland (<strong>The Land Beyond The Mountains<\/strong>, 2002 &#8211; Birdman Records, <strong>Life Is A Nightmare<\/strong>, 2015 &#8211; 12XU Records, <strong>Endgame<\/strong>, 2020 &#8211; In The Red Recordings, che approfondiremo in un&#8217;altra occasione), l&#8217;antologia Bassholes di 45 giri e materiale inedito <strong>Broke Chamber Music &#8211; Early Singles And Unreleased 1992-1994<\/strong> (2004) per la piccola etichetta newyorkese Secret Keeper e la compilation sempre della band del 2009 <strong>And Without A Name &#8211; Archives Series Vol. 7<\/strong>\u00a0(Columbus Discount).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8760\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Grafton.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Grafton.jpg 250w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Grafton-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Imperdibile release della Dead Canary Records, anche se risalente al 2003, \u00e8 poi <strong>Blind Horse Campaign<\/strong>, primo lavoro sulla lunga distanza (dopo 2 singoli ed un vinile) dei Grafton di Lou Poster, fondatore della Dead Canary. Da tempo non ascoltavamo un sound tanto possente; i riff della chitarra di Lou Poster sono cos\u00ec taglienti da far male: il tiro di <em>I&#8217;ve Been Lookin&#8217;<\/em>, <em>Slowpoke<\/em>, <em>Sinker<\/em>, <em>Down The Road<\/em>, <em>The Day They Ran Us Out Of Town<\/em> \u00e8 un cocktail micidiale di punk ed hard malato e stravolto, da riportarci a certe atmosfere dei Cheater Slicks. Poster poi ha una voce talmente grezza ed ubriaca da far invidia ad un Lemmy in stato di grazia. Ecco, forse \u00e8 proprio cos\u00ec che i Grafton di Blind Horse Campaign a volte suonano: dei Motorhead a stelle e strisce inaciditi o tagliati male come una droga pesante. L&#8217;amore di Poster per il blues e le sue radici \u00e8 tradito comunque sia da un episodio breve ma significativo come l&#8217;acustico <em>The Captain And Big Muskie<\/em>, giocato ipnoticamente su un solo accordo con tanto di slide ed armonica che dal potente e perforante boogie finale di <em>Lord Baltimore<\/em>. Credetemi: <strong>Blind Horse Campaign<\/strong> \u00e8 un lavoro imprescindibile sia per gli appassionati di hard-punk che per quelli di noise-blues, capace di scrollarvi di dosso tanta di quella merdosa frustrazione da riempire un cassonetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Pasquale Boffoli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>(articoli originariamente apparsi sui webmagazine Punkadeka e Freakout)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/bassholesslayit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes Facebook<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/bassholes.bandcamp.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes Bandcamp<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/1BINlqMXH5Y\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes: <em>Virginia Valley Blues<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/vz-LyNE51KQ\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes: <em>20-20 Vision<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Lyzw2uORSjA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes: <em>Cockroach Blues<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cgp8t7kKJGg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">The Bassholes: <em>Long Way Blues<\/em><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fv8gzMed7c0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grafton &#8220;Blind Horse Campaign&#8221;<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1998 quando il professor Don Howland di Columbus, Ohio, incideva per la In The Red Records quello che a tutt&#8217;oggi rimane il suo capolavoro artistico targato Bassholes: il doppio lavoro When My Blue Moon Turns Red Again. 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