{"id":919,"date":"2014-02-09T11:20:53","date_gmt":"2014-02-09T10:20:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=919"},"modified":"2016-02-14T05:41:24","modified_gmt":"2016-02-14T04:41:24","slug":"le-ormeuomo-di-pezzaphipils-1972","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=919","title":{"rendered":"LE ORME<br\/><span style='font-size:20px;'>\"Uomo Di Pezza\"<br\/>(Philips, 1972)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Le-Orme.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-920\" alt=\"Le Orme\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Le-Orme.jpg\" width=\"100\" height=\"100\" \/><\/a>L&#8217;anno \u00e8 il 1972, quarto atto discografico del trio veneziano, successivo a <strong>Collage<\/strong>, altro grande 33 giri prog rock oriented partorito dai nostri nel 1971, mentre gli album precedenti <strong>Ad Gloriam<\/strong>\u00a0(1969) e <strong>L&#8217;Aurora Delle Orme<\/strong>\u00a0(1970) (sostanzialmente una compilation) erano senza dubbio maggiormente improntati verso sonorit\u00e0 beat psichedeliche. A mio avviso questo disco ha le stimmate del concept, preludendo in questo ci\u00f2 che prender\u00e0 anima e corpo in modo ancora pi\u00f9 netto e definito nella loro &#8220;opera magna&#8221; <strong>Felona E Sorona<\/strong>\u00a0nell&#8217;anno successivo.<\/p>\n<p>I brani di <strong>Uomo Di Pezza<\/strong>\u00a0sono vicendevolmente avvinti da un filo logico e le atmosfere sonore variegate, avvolgenti e di facile presa. Tony Pagliuca \u00e8 alle prese per la prima volta con un sintetizzatore, ne scaturisce un sound pi\u00f9 dilatato, maturo, vario e eclettico rispetto a <strong>Collage<\/strong>\u00a0che lascia ben intravedere il suo apprendistato oltremanica in sala di registrazione con il mitico Keith Emerson, dal quale abilmente attinse alcuni trucchi del mestiere. Il disco ci presenta alcune &#8220;escursioni&#8221; palesemente pop come nell&#8217;iniziale <em>Una Dolcezza Nuova<\/em>, il cui intro progressivo riprende una &#8220;ciaccona&#8221; di\u00a0Johann Sebastian Bach\u00a0e in <em>Gioco Di Bimba<\/em>, delicata ballata di matrice impegnata, molto contestata dal vivo all&#8217;epoca dal pubblico. Terzo pezzo di <strong>Uomo Di Pezza<\/strong>\u00a0\u00e8 il capolavoro <em>La Porta Chiusa<\/em>\u00a0a mio avviso una delle vette creative della band, oscura e fascinosa suite prog di sette minuti e mezzo in stile ELP, nella quale dominano incontrastate le keys distorte e spaziali di Tony, sublimate dalla voce acuta e sottile del deus ex machina Aldo Tagliapietra e dalla impeccabile batteria di Micky Dei Rossi. Quarta track \u00e8 la struggente <em>Breve Immagine<\/em>, song easy listening, ma dall&#8217;atmosfera magica e psichedelica, ci fa comprendere anche l&#8217;eccellente spessore di alcuni brani cosiddetti &#8220;commerciali&#8221; targati anni &#8217;70, seguita da <em>Figure Di Cartone<\/em>, in cui Aldo sorretto alla grande dal synth di Tony ci &#8220;narra&#8221; la storia di una ragazza che, dopo aver subito una violenza, affronta una gravidanza senza quasi capire nemmeno cosa sia e ci introduce nel suo personale ma inutile mondo fantastico, costellato da illusorie &#8220;Figure Di Cartone&#8221;: qui la band tocca un tema sociale abbastanza scottante, sulla scia di quelli gi\u00e0 trattati in alcune canzoni di <strong>Collage<\/strong>. <em>Aspettando l&#8217;Alba<\/em>, sesta traccia, inizia semplicemente con la chitarra acustica di Tagliapietra e sfocia in delle interessanti trame barocche e psichedeliche tutt&#8217;altro che banali, che conferiscono ed essa un discreto fascino musicale vintage style. Apoteosi \u00e8 la finale <em>Alienazione<\/em>, a sublimazione del full lenght, la perfetta antitesi sonora rispetto all&#8217;iniziale <em>Una Dolcezza Nuova<\/em>\u00a0e qui riecheggia ancora una volta l&#8217;eco degli ELP in una imperiosa e tambureggiante cavalcata sinfonica dai ritmi serrati che ci lascia senza fiato &#8230; Un grande album che riporta piacevolmente indietro nel tempo, facendoci sempre di pi\u00f9 apprezzare il progressive rock italiano dei &#8220;magici&#8221; seventies.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Luciano De Crescenzo<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anno \u00e8 il 1972, quarto atto discografico del trio veneziano, successivo a Collage, altro grande 33 giri prog rock oriented partorito dai nostri nel 1971, mentre gli album precedenti Ad Gloriam\u00a0(1969) e L&#8217;Aurora Delle Orme\u00a0(1970) (sostanzialmente una compilation) erano senza dubbio maggiormente improntati verso sonorit\u00e0 beat psichedeliche. 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