{"id":9234,"date":"2023-06-18T16:23:52","date_gmt":"2023-06-18T14:23:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=9234"},"modified":"2023-06-18T16:34:08","modified_gmt":"2023-06-18T14:34:08","slug":"tony-mcphee","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=9234","title":{"rendered":"IN MEMORIA DI TONY MCPHEE (1944-2023)<br\/><span style='font-size:20px;'>RETROSPETTIVA SUI GROUNDHOGS<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9235\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-1-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-1-208x300.jpg 208w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-1-104x150.jpg 104w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-1.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/>Il 6 giugno scorso \u00e8 mancato Tony McPhee, chitarrista blues e leader dei Groundhogs, una formazione che \u00e8 partita dal british blues degli anni &#8217;60 per poi elaborare un significativo ibrido fra il blues degli esordi e l&#8217;heavy-psych dei primi anni &#8217;70. Colgo l&#8217;occasione, anche come sentito epitaffio per la scomparsa di uno dei chitarristi inglesi pi\u00f9 bravi e meno valorizzati della storia del rock, per descrivere a grandi linee la parabola dei Groundhogs, con uno sguardo anche al Tony McPhee solista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>The Groundhogs<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Groundhogs nascono in concomitanza con la nascita del british blues. Nel 1962, quando i demiurghi del blues inglese Cyril Davies, John Mayall e Alexis Korner iniziano a gettare i primi sassi di quella che sar\u00e0 la felice stagione del british blues, due fratelli nati a Calcutta e poi emigrati nella loro madre patria, John \u00e8 Pete Cruickshank danno vita ad una band denominata The Dollar Bills. Ad essa si unisce un chitarrista dal soprannome suggestivo di Reverendo che all&#8217;anagrafe fa Tony McPhee, musicista che aveva gi\u00e0 una certa esperienza con il blues. \u00c8 stato McPhee a dare l&#8217;imprinting blues alla formazione, poich\u00e9 i fratelli Cruickshank erano di estrazione rock&#8217;n&#8217;roll fifties. E sempre McPhee ha suggerito il cambio della ragione sociale in Groundhogs, ispirandosi al titolo di un brano di John Lee Hooker: <em>Groundhog&#8217;s Blues<\/em>. I Groundhogs iniziano a farsi un seguito nel circuito dei seguaci del blues in terra d&#8217;Albione partecipando a dun concerto e a registrazioni in studio del grande John Lee Hooker. Grazie alla collaborazione con questo illustre musicista il nome dei Groundhogs circola dell&#8217;underground londinese; seguono nuove collaborazioni dal vivo con altri maestri del blues come Jimmy Feed, Little Walter e Champion Jack Dupree: con quest&#8217;ultimo collaborano all&#8217;incisione di un suo disco insieme ad un altro ospite allora anche lui esordiente, Eric Clapton. Arrivano all&#8217;incisione nel 1965 di un paio di 45 giri: <em>Shake It<\/em>\/<em>Rock It<\/em> e <em>Someone To Love Me<\/em>\/<em>Don&#8217;t Gonna Cry No More<\/em>: sono due singoli di blues classico debitore alla lezione dei padri del Delta blues. Quindi ritornano alla Corte di John Lee Hooker incidendo lo splendido <strong>Hooker &amp; The Hogs<\/strong>. Ascoltando questo disco, uno dei lavori seminali del british blues, si riesce a comprendere quanto gli inglesi abbiano saputo ben metabolizzare la lezione dei grandi bluemen afroamericani. Dopo Hooker &amp; The Hogs la band sparisce dalle scene per 3 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorna nel 1968: John Cruickshank ha abbandonato ed \u00e8 stato sostituita da Ken Pulstelnik e con l&#8217;ingresso di Steve Rye alla voce e all&#8217;armonica la line-up si allarga a 4 membri. Con questa formazione incidono il primo LP: <strong>Scratchin&#8217; The Surface<\/strong>. \u00c8 un disco legato al british blues fino al midollo che ha influenze mutuate dal grande maestro John Lee Hooker e, se vogliamo trovare un referente nel british blues, da John Mayall. Tutti i brani sono legati a stilemi standard blues e il disco scivola via gradevolmente senza picchi e voragini, egualmente ripartito fra brani originali e cover (<em>Early In The Morning<\/em> di Sonny Boy Williamson, <em>No More Diggin&#8217;<\/em> di Roscoe Gordon, <em>You Don&#8217;t Love Me<\/em> di Willie Cobbs, <em>Still A Fool<\/em> di Muddy Waters). Quello che si nota in questo disco sono le funamboliche doti di Tony McPhee alla chitarra e la padronanza nel maneggiare il linguaggio delle 12 battute. Con il primo LP si chiude il periodo british blues dei Groundhogs.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9237 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-2.jpg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-2.jpg 256w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-2-150x146.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/>Nel 1969 esce Blues Obituary, il primo disco capolavoro dei Groundhogs. Steve Rye lascia e rimangono McPhee, Cruickshank e Pulstelnik nella forma del power trio alla Cream. Metaforico fin dal titolo <strong>Blues Obituary<\/strong> testimonia la morte del british blues sotto l&#8217;incalzare dei tempi che cambiano, ma sarebbe un errore considerare l&#8217;album un nostalgico e mesto epitaffio del genere, che anzi viene rivitalizzato alla luce della nuova sensibilit\u00e0 musicale. Il disco \u00e8 la svolta del gruppo, una cuspide fra le precedenti suggestioni british blues e l&#8217;underground heavy psych dei primi anni &#8217;70. Con il risultato di un originale impasto fra tradizione blues e sonorit\u00e0 hard psichedeliche. Brani degni di nota le hendrixiane <em>Daze Of The Weak<\/em> e <em>Natchez Burning<\/em>, l&#8217;heavy-psych-blues roccioso di <em>Mistreated<\/em>, il sofferto southern blues <em>Time<\/em> e il tribale raga psichedelico <em>Light Was The Day<\/em> basato sullo stravolgimento di un blues di Blind Willie Johnson. Prima di proseguire con la cronistoria della band vorrei sottolineare un aspetto di <strong>Blues Obituary<\/strong> che considero fondamentale. Ci sono 3 album in quel periodo ricco di fermento che va dal 1967 al 1969 che possono essere paradigmatici circa questa nuova reinterpretazione del blues su basi lisergiche che ha contraddistinto il passaggio verso l&#8217;heavy-psych. Pi\u00f9 paradigmatiche degli stessi Led Zeppelin, i quali hanno in fondo apportato solo un aggiornamento del vecchio blues alla nuova sensibilit\u00e0. Questi 3album sono <strong>Disraeli Gears<\/strong> dei Cream, <strong>Stonedhenge<\/strong> dei Ten Years After e <strong>Blues Obituary<\/strong> dei Groundhogs. Questi 3 dischi possiedono quelle intuizioni che hanno dato l&#8217;abbrivio a quell&#8217;interessante stagione underground denominata heavy-psych che contempla blues, psichedelia e hard rock. Questo per rimarcare l&#8217;importanza di <strong>Blues Obituary<\/strong> quale album iniziatore di un&#8217;interessante corrente del sottobosco early seventies.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriviamo al 1970 ed esce <strong>Thank Christ For The Bomb<\/strong>. Questo \u00e8 il disco della svolta politica della band. I testi sono politicizzati e su tutti predomina la caustica presa di posizione contro la guerra del Vietnam della title track. Musicalmente la transizione verso sonorit\u00e0 pi\u00f9 hard \u00e8 compiuta. Rispetto al precedente <strong>Blues Obituary<\/strong> c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 linearit\u00e0 nello svolgimento della scaletta ed \u00e8 pi\u00f9 granitico nell&#8217;impianto sonoro. Tra i brani spicca l&#8217;hard blues di <em>Soldier<\/em>, la gi\u00e0 menzionata title-track, una minisuite che parte come un folk acustico e si trasforma in un arrembante e scatenato hard rock strumentale per poi sfumare in rumori di fondo e scoppi di bombe (brano da paura), la ballad lisergica <em>Garden<\/em> profumata di belle aperture heavy-psych, la bella denuncia sociale di <em>Rich Man, Poor Man<\/em>, il grintoso hard blues di <em>Eccentric Man<\/em> che quasi rasenta gli ZZ Top. Passa un altro anno e nel 1971 esce <strong>Split<\/strong>\u00a0ed \u00e8 un altro disco coi controfiocchi. La formula hard rock\/heavy psych ormai \u00e8 ben rodata, al punto che i Groundhogs possono modellarci sopra una suite. La prima facciata \u00e8 dominata dalla suite <em>Split<\/em>. \u00c8 un capolavoro che mescola Hendrix all&#8217;interno di lunghe improvvisazioni di chitarra che fanno volare l&#8217;hard rock alle stelle e in alcuni passaggi addirittura arriva a prefigurare l&#8217;heavy metal della NWOBHM. La suite \u00e8 divisa in 4 parti, si avventura in territori heavy-psych con sublimazione a basi di wah wah hendrixiani, scolpisce il blues delle origini nel granito dell&#8217;hard rock, si libera in vibranti elettricit\u00e0 hard-boogie. \u00c8 un capolavoro inarrivabile, insieme a <strong>Blues Obituary<\/strong> il punto pi\u00f9 alto della carriera dei Groundhogs. Ma anche gli altri 4 brani della seconda facciata sono degni di nota: qui c&#8217;\u00e8 una deriva pi\u00f9 sperimentale. <em>Cherry Red<\/em> \u00e8 pura grinta hard rock che non ha nulla da invidiare ai Deep Purple; <em>A Year In The Life<\/em> \u00e8 una sghemba ballad ipnotica; <em>Junkman<\/em> \u00e8 una stramberia che mescola istrionismo cabarettistico ad un oscuro heavy-psych con folli e stridenti dissonanze di chitarra fra le quali si riconosce anche l&#8217;incipit della <em>Foxy Lady<\/em> hendrixiana; Groundhog \u00e8 un ritorno alle origini nella veste di un omaggio sentito a John Lee Hooker fin dal timbro vocale che imita il grande bluesman. Con <strong>Split<\/strong> termina il trittico che costituisce lo zoccolo duro della band, quello dei primi tre dischi da avere: \u00e8 iniziato con <strong>Blues Obituary<\/strong>, e poi continuato con <strong>Thank Christ For The Bomb<\/strong> e culminato con <strong>Split<\/strong>. Seguono nella rosa dei dischi da avere <strong>Hooker &amp; The Hogs<\/strong> e <strong>Scratchin The Surface<\/strong>. E poi il successore di <strong>Split<\/strong>: <strong>Who Will Save The World? The Mighty Groundhogs<\/strong>, uscito nel 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9239\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-3-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-3-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-3-150x84.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-3.jpg 444w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il nuovo disco prosegue nei testi il solco politicizzato di <strong>Thank Christ For The Bomb<\/strong> poich\u00e9 \u00e8 un album di denuncia sociale nei confronti delle ingiustizie del mondo quali guerra, disparit\u00e0 sociali e inquinamento, portata avanti anche con un&#8217;ironia tipicamente british. Musicalmente \u00e8 un disco dalle sonorit\u00e0 pi\u00f9 pulite e c&#8217;\u00e8 l&#8217;ingresso del mellotron che denota un orientamento verso la scena prog. \u00c8 ancora tutto sommato un disco valido, nonostante le cadute di tono presenti, un disco godibile che si fa apprezzare senza ricadere nel completismo. Certo il confronto coi 3 dischi precedenti non regge; c&#8217;\u00e8 una certa discontinuit\u00e0 nella successione dei brani e la presenza di arrangiamenti pi\u00f9 edulcorati contrasta con il suono pi\u00f9 roccioso degli album precedenti. Da notare <em>Wages Of Peace<\/em>, un bel mid-tempo blues, la solida <em>Bog Rolls Blues<\/em>, l&#8217;epica e amara <em>Earth Is Not Room Enough<\/em>, anche se la presenza del mellotron si fa un po&#8217; troppo invasiva per i miei gusti. Poi la baroccheggiante <em>Death Of The Sun<\/em> e soprattutto la lunga jam di 10 minuti di <em>The Grey Maze<\/em>, il punto pi\u00f9 alto del disco: \u00e8 un recupero delle belle intuizioni di <strong>Split<\/strong>, con la presenza del mellotron che d\u00e0 un tocco di sopraffino prog all&#8217;insieme hard del brano. Qui Tony McPhee torna all&#8217;antico esibendosi nelle sue fulminanti jam chitarristiche e lo fa con una foga rinnovata: questa lunga suite salva il disco dall&#8217;ambito del completismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cadute di tono sono le deboli <em>Body In Mind<\/em> e <em>Music Is The Food Of Though<\/em>; fuori luogo la cover del celebre gospel <em>Amazing Grace<\/em>, qui riproposta nella veste di una pomposa fanfara, per nulla in sintonia con il resto del disco. Segue <strong>Hogwash<\/strong>\u00a0del 1973, un tentativo di riallacciarsi alle sonorit\u00e0 dure di <strong>Split<\/strong> senza per\u00f2 riuscirvi appieno. L&#8217;album per\u00f2 per la maggior parte dei suoi pezzi funziona. Rispetto al disco precedente c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 coesione e pi\u00f9 grinta hard rock, per\u00f2 gli 8 brani che lo compongono dimostrano che l&#8217;hard rock venato di blues della band non sta ancora mostrando la corda e ha ancora frecce al suo arco. Tutti i brani si susseguono con grinta, anche se dietro l&#8217;angolo inizia a comparire la stampella della maniera. Da notare <em>You Had A Lesson<\/em> per la sua severa atmosfera di suspence anche grazie a un mellotron un po&#8217; gotico, l&#8217;hard blues da b-movie poliziesco di <em>3744 James Road<\/em>, il punto pi\u00f9 alto del disco \u00e8 quello pi\u00f9 vicino ai lavori del periodo d&#8217;oro, la trascinante <em>Sad Or The Hunter<\/em>, roccioso hard boogie ricco di wah wah hendrixiani, la bizzarra <em>S&#8217;One Song<\/em> che si divide in due parti, la prima pi\u00f9 scanzonata e la seconda un&#8217;obliqua folk-blues song. Poi l&#8217;altisonante <em>Earth Shanty<\/em>, minisuite che inizia con una subliminale e chiesastica apertura di mellotron con onomatopee di onde marine da cui traspaiono immagini fantastiche di leggende marine e poi prosegue con un folk-prog corale ben ispirato e il blues acustico <em>Mr Hooker, Sir John<\/em>, nuovo tentativo di rendere filologicamente omaggio all&#8217;antico maestro John Lee Hooker. Unico neo il breve intermezzo di <em>The Ringmaster<\/em>, come se si volesse a tutti i costi inserire un po&#8217; di maquillage sperimentale. A dispetto di quello che dice la critica <strong>Hogwash<\/strong> \u00e8 ancora un bel disco, da tenere negli scaffali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9241 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-5.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-5.jpg 254w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-5-150x148.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px\" \/>Nel 1974 esce <strong>Solid<\/strong>. \u00c8 l&#8217;ultimo album legato alla formazione storica dei Groundhogs e rispetto al predecessore rivela un deciso inaridimento della vena creativa. Un album fiacco che \u00e8 il segnale che il sound della band \u00e8 arrivato al capolinea e le sonorit\u00e0 mostrano il sentore della ripetivit\u00e0 e della stanca. Il cantato \u00e8 scaduto in un vocalizzo roco. Anche la produzione e gli arrangiamenti non sono ai massimi livelli. \u00c8 un album debole che sarebbe gi\u00e0 per completisti, per\u00f2 se si vuole avere tutta l&#8217;opera omnia del periodo storico si pu\u00f2 fare un&#8217;eccezione. Episodi da salvare sono <em>Free Form All Alarm<\/em>, un blues acustico nello stile del Delta che poi si trasforma in un bel rock blues abrasivo di quelli che fanno fuoco e fiamme, <em>Light My Light<\/em> e un deciso roots blues e la suite finale di <em>Joker&#8217;s Grave<\/em>, un&#8217;avventura con il volto di un mantra tribale dal vago sapore western, che dignitosamente cerca di inseguire le cose migliori del passato: significativa in questa suite la spasmodica fuga a base di chitarra fuzzin&#8217; e percussioni. Il resto del disco \u00e8 al ribasso: <em>Corn Cob<\/em> \u00e8 uno zoppicante folk-jazz anche un po&#8217; cialtronesco; <em>Sins Of The Father<\/em> \u00e8 un maldestro e raffazzonato tentativo di coniugare il rock blues con il prog; <em>Sad Go Round<\/em> e <em>Plea Sing,<\/em> <em>Plea Song<\/em> sono inutili riempitivi, <em>Snowstorm<\/em> vuole essere epica ma scantona nel grottesco. Dopo <strong>Solid<\/strong> i Groundhogs si sciolgono. Termina l&#8217;epoca d&#8217;oro dei Groundhogs.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nell&#8217;anno successivo Tony McPhee riforma la band con nuovi elementi per due nuovi album, <strong>Black Diamond<\/strong> e <strong>Crosscut Saw<\/strong>. Non ci dilungheremo sulla produzione dei nuovi Groundhogs dopo <strong>Solid<\/strong> perch\u00e8 si tratta di pochi dischi dilatati nel tempo come uscite e assolutamente non indispensabili, se non per assiduo completismo. <strong>Black Diamond<\/strong> e <strong>Crosscut Saw<\/strong> sono due album di onesto mestiere in cui la vecchia formula hard blues subisce un trattamento di maniera. Qualche volta si scivola nell&#8217;AOR e nel rock pi\u00f9 radiofonico. Non ci sono brani memorabili ma, come ho scritto sopra, l&#8217;attivit\u00e0 di dignitosi mestieranti \u00e8 un pallido ricordo dei capolavori dei tempi che furono. Dopo questi due album i Groundhogs si sciolgono di nuovo e stavolta definitivamente a quanto pare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece alla met\u00e0 degli anni &#8217;80 Tony McPhee rimette in piedi la vecchia sigla con nuovi musicisti per realizzare altri due nuovi dischi &#8211; <strong>Razor&#8217;s Edge<\/strong> e <strong>Back Against The Wall<\/strong> &#8211; che sono un ritorno all&#8217;antico rock-blues: due album che per\u00f2 non aggiungono nulla di nuovo al sound della band. Per tutto il resto della carriera la band ha proseguito dedicandosi principalmente all&#8217;attivit\u00e0 live tra un concerto in giro per il mondo e pubblicazioni di album dal vivo. Scarsa la pruduzione in studio, una menzione soltanto ai due sentiti omaggii a Muddy Waters, <strong>The Muddy Waters Song Book<\/strong>, e a Howlin Wolf, <strong>Hogs In Wolf&#8217;s Clothing<\/strong>. Poi il 6 giugno di quest&#8217;anno la morte di Tony McPhee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tony McPhee: &#8220;The Two Side Of Tony (T.S.) McPhee&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-9242\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-6.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"250\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-6.jpg 252w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/Tony-McPhee-6-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 252px) 100vw, 252px\" \/>A compendio di questa retrospettiva dei Groundhogs vorrei menzionare il primo disco solista di Tony McPhee: <strong>The Two Side Of Tony (T.S.) McPhee<\/strong>. L&#8217;anno in cui usc\u00ec \u00e8 il 1973, tra i 2 album dei Groundhogs <strong>Hogwash<\/strong> e <strong>Solid<\/strong>. Il disco \u00e8 una sorpresa che rivela un lato avanguardistico del chitarrista, come se quest&#8217;ultimo avesse avuto finalmente l&#8217;occasione di dar sfogo alla sua creativit\u00e0 senza rimanere legato agli schemi hard\/heavy-psych dei Groundhogs. Questo \u00e8 un album double-face perch\u00e9 sfodera due volti che sono l&#8217;uno l&#8217;opposto dell&#8217;altro, in due facciate completamente differenti fra loro: la prima guarda al passato, la seconda guarda al futuro. Il titolo dell&#8217;album \u00e8 esplicativo: due facce dello stesso musicista che gettano un ponte fra passato lontano e futuro fantascientifico immaginario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima facciata \u00e8 tutta acustica ed \u00e8 composta da 5 brani solo voce e chitarra che sono una riproposizione degli stilemi del Delta blues d&#8217;anteguerra, eseguiti con passione filologica e con l&#8217;amore riconoscente verso la musica dei padri; praticamente un ritorno alle origini, una risalita a salmone verso le radici del blues. Menziono solo il sofferto strumentale <em>Take It Out<\/em> fra i 5, un soliloquio stravolto di chitarra slide che anticipa George Thorogood.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda facciata \u00e8 interamente occupata dalla suite <em>The Hunt<\/em>. Come l&#8217;altra faccia della Luna rivela un volto straordinariamente sperimentale e inaspettato di Tony McPhee. Si tratta di una lungo viaggio siderale di elettronica cosmica che ricorda da vicino le sinfonie stellari di Klaus Schulze, le robotiche pulsazioni dei Kraftwerk addirittura rasentano la proto-techno grazie all&#8217;impiego di una drum machine che ai tempi era poco utilizzata. E non \u00e8 tutto. Ci sono paesaggi sonori cosmico-ambientali che tracciano una traiettoria Brian Eno-Tangerine Dream con una voce recitante che pare quella di chi sta comunicando dallo spazio, scampoli dadaisti sincopati alla Residents condite da dosi di visionaria follia, stralunati gargarismi vocali, anticipazioni di musica da Guerre Stellari e prefigurazioni di Blade Runner, scie elettroniche in un futuribile impasto Kraftwerk-Suicide, addirittura si precorre in certi passaggi l&#8217;energy disco moroderiana. <strong>The Hunt<\/strong> \u00e8 un capolavoro di avanguardia proiettata nel futuro che sviluppa le idee dei corrieri cosmici tedeschi e anticipa tanta elettronica a venire. Dopo il trittico <strong>Blues Obituary<\/strong> &#8211; <strong>Thank Christ For The Bomb<\/strong> &#8211; <strong>Split<\/strong> \u00e8 assolutamente da avere.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Fanciulli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/groundhogs.unoficial\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Tony McPhee&#8217;s Groundhogs<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.thegroundhogs.co.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>The Groundhogs<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/TheGroundhogs\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>The Groundhogs Social<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SxeGpJlrmCg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Mistreated<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/j1xIiPF5ekY\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Soldier<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/POGsy9Ru9sE\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Cherry Red<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BRIUUBlFVZ8\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>The Hunt<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 6 giugno scorso \u00e8 mancato Tony McPhee, chitarrista blues e leader dei Groundhogs, una formazione che \u00e8 partita dal british blues degli anni &#8217;60 per poi elaborare un significativo ibrido fra il blues degli esordi e l&#8217;heavy-psych dei primi anni &#8217;70. Colgo l&#8217;occasione, anche come sentito epitaffio per la scomparsa di uno dei chitarristi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9235,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[3855,3814,3856],"class_list":["post-9234","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-monografie","tag-groundhogs","tag-marco-fanciulli","tag-tony-mcphee"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9234"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9234\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9246,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9234\/revisions\/9246"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9235"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}