{"id":9375,"date":"2023-09-13T17:57:47","date_gmt":"2023-09-13T15:57:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=9375"},"modified":"2023-09-13T18:29:14","modified_gmt":"2023-09-13T16:29:14","slug":"pietre-nascoste-dal-sottosuolo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=9375","title":{"rendered":"PIETRE NASCOSTE DAL SOTTOSUOLO<br\/><span style='font-size:20px;'>ERICA POMERANCE<br>\"You Used To Think\"<br>(ESP Disk, 1968)<\/span>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-9377\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-1.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"253\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-1.png 250w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-1-148x150.png 148w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Pi\u00f9 vado avanti e pi\u00f9 mi rendo conto che il periodo a cavallo fra gli anni &#8217;60 e gli anni &#8217;70 sia stato il pi\u00f9 creativo in assoluto sotto tutti in punti di vista, da quello pi\u00f9 innovativo a quello pi\u00f9 soggetto alle alterit\u00e0 divergenti. E non voglio tirare in ballo il solito discorso trito e ritrito che senza quel magico periodo non avremmo avuto nulla nei decenni a venire; \u00e8 soltanto vuota retorica e una critica seria e costruttiva non si pu\u00f2 basare sulle minestre riscaldate a base di frasi retoriche gi\u00e0 trite e masticate. Quello che mi interessa sottolineare non \u00e8 l&#8217;influenza che quel periodo ebbe presso gli artisti della posterit\u00e0, concetto troppo scontato e lapalissiano, ma l&#8217;aura magica e creativa che aleggiava durante quegli anni. Con la seconda met\u00e0 degli anni &#8217;60 si sent\u00ec il bisogno, in tutte le manifestazioni dell&#8217;arte e non solo in musica, di sovvertire regole ormai aduse e stantie, e, conseguentemente, percorrere nuovi sentieri di scoperta e di sperimentazione esattamente in linea al clima controculturale di quegli anni. Chi scrive non ha avuto la possibilit\u00e0 anagrafica di vivere in prima persona quegli anni, essendo nato in un&#8217;epoca posteriore; ha potuto carpirne il senso ascoltando e parlando con chi in quell&#8217;epoca era giovane, oppure leggendo, ascoltando e guardando documentari e film alla TV ambientati nell&#8217;epoca. Ma per quanto uno si possa sforzare non sar\u00e0 mai la stessa cosa dell&#8217;aver vissuto quel periodo dal vero, e non solo ma anche averlo vissuto nei luoghi giusti, quelli che gli hanno dato la possibilit\u00e0 di percepire in pieno quel clima creativo e controculturale (perch\u00e9 non \u00e8 stata la stessa cosa aver vissuto gli anni &#8217;60 a Londra, San Francisco oppure anche solo a Milano, dell&#8217;averli vissuti a Voghera o a Pontedera, senza nulla togliere a questi due luoghi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza uscire dall&#8217;ambito musicale mi basta sottolineare in questa sede quanto la musica di quel periodo si fosse spinta oltre l&#8217;umano limite, infrangendo qualunque possibile barriera. Il discorso non vale esclusivamente per quei fenomeni oscuri che si persero nelle pi\u00f9 nascoste pieghe del mercato: esso coinvolge anche grossi calibri della musica come ad esempio i Beatles. Basta solo ascoltare la beatlesiana <em>Tomorrow Never Knows<\/em> da <strong>Revolver<\/strong> per accorgersi di trovarsi davanti a un pezzo alieno e fuori dalle righe, uno di quei brani che ci si aspetterebbe provenire da qualche illuminato artista pazzoide (in senso buono) ed outsider, e non invece dalla compagine ai tempi pi\u00f9 conosciuta e celebrata. Ma quella \u00e8 stata anche l&#8217;epoca delle prime fanzine musicali, le riviste che circolavano negli ambienti underground, scritte e concepite artigianalmente e ciclostilate alla bell&#8217;e meglio; segnale inequivocabile di una circuitazione transnazionale di fenomeni controculturali e di nuove idee musicali e creative. Inoltre \u00e8 sempre in quel periodo che nacquero le prime etichette indipendenti nel senso moderno del concetto. Una di queste etichette, dalle vedute pi\u00f9 avanguardiste e divergenti, \u00e8 stata la ESP Disk Records di Bernard Stollmann. Due parole sulla ESP. \u00c8 stata una gloriosa etichetta indipendente, una delle prime indie label della storia, creata da un personaggio singolare come Bernard Stollman, autentico outsider americano. L&#8217;etichetta ESP era specializzata nella pubblicazione di album che spaziavano dal free-jazz al rock underground, ma il minimo comune denominatore \u00e8 che si trattavano tutti di dischi divergenti e outsider rispetto agli schemi consueti, soprattutto perch\u00e9 prima di tutto erano outsider gli artisti che li producevano. Nomi grossi passarono dalla ESP: Albert Ayler, Giuseppi Logan, Pharoah Sanders, Sun Ra, Erica Pomerance, Pearls Before Swine, Holy Modal Rounders, Godz e appunto Fugs (purtroppo usc\u00ec per ESP anche l&#8217;unico &#8211; tra l&#8217;altro scadente &#8211; disco del folle omicida Charles Manson). Dalla ESP pass\u00f2 il gotha dell&#8217;avanguardia musicale newyorkese. Qui mi interessa parlare di uno dei personaggi pi\u00f9 singolari e fuori dalle righe della scuderia ESP: Erica Pomerance.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-9378 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-2-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-2-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-2-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-2.jpg 375w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Se esiste un personaggio che pu\u00f2 essere considerato una punta di diamante della ESP \u00e8 proprio Erica Pomerance. Artista visionaria di origini canadesi ma figlia di immigrati ebrei dell&#8217;Europa orientale che nel 1968 pubblic\u00f2 il suo primo e unico album musicale dal titolo <strong>You Used To Think<\/strong>, oggetto di culto per collezionisti che non venne mai ristampato in LP. La ricerca di questo vinile non \u00e8 stata per nulla facile. Oggi ad andare su Discogs e e-Bay se ne trovano poche copie di cui nessuna in ottime condizioni (per ottime si intende una copia Mint o al massimo Near Mint) e tutte a prezzi esorbitanti. Quando non esisteva il commercio on line fu grazie ad un colpo di fortuna che riuscii a portarmi a casa il vinile: successe in quel di Novegro, dove trovai una copia in ottime condizioni presso un espositore tedesco che acquistai al prezzo di (allora) 80.000 lire. La Pomerance non \u00e8 solo musicista: \u00e8 anche poetessa, regista di documentari e attivista per i diritti umani, soprattutto in campo umanitario e nei confronti dei popoli diseredati nel mondo. <strong>You Used To Think<\/strong>\u00a0non \u00e8 soltanto uno dei dischi pi\u00f9 oltre e avanti di tutti i tempi, ma \u00e8 prima di tutto il parto di una mente rivoluzionaria. Rivoluzione \u00e8 il primo concetto da focalizzare per descrivere un album come questo: la rivoluzione che parte dal profondo dell&#8217;anima e permea la personalit\u00e0 di un&#8217;artista disgustata dal disincanto verso un mondo alla rovescia che non sente suo e verso il quale avverte solo il bisogno di sovvertirlo: detto spirito rivoluzionario fuoriesce come un torrente in piena per esprimersi in un\u2019arte musicale rivoluzionaria. \u00c8 l&#8217;atto rivoluzionario di sovvertire le regole del folk &#8211; base musicale della Pomerance &#8211; per destrutturarlo e ricomporlo in una nuova e deviata veste avanguardistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva la Pomerance parte da un discorso folk di base e crea una sua personale versione di acid-folk portata alle estreme conseguenze. I mezzi per pervenire al compimento di questo progetto rivoluzionario sono l&#8217;uso di strumentazioni poco convenzionali del panorama folk come flauti, sax free jazz, bonghi, pianoforte mutuato dalla &#8220;contemporanea&#8221;, strumenti indiani come il sitar e piccole percussioni. In questo modo la Pomerance crea una mistura acid-folk che si pone al centro fra improvvisazione jazzistica (i modelli saranno pi\u00f9 Thelonious Monk, Charles Mingus e il Miles Davis di <strong>Sketches To Spain<\/strong>\u00a0e non tanto il free di Ornette Coleman), il raga indianeggiante e la contemporanea da camera. Sul piano iconologico questo disco \u00e8 un visionario e allucinato flusso di coscienza che fa strame di qualsiasi positivismo razionalista in favore di un surrealismo lisergico dominato dal sogno. Lo scopo ultimo \u00e8 quello di tendere a uno spiritualismo senza tempo, un forma di animismo che prende le distanze da ogni dogmatismo religioso istituzionalizzato e che si ispira allo sciamanesimo dei nativi americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel raggiungimento di questa concezione spirituale la Pomerance mette al centro il suo ruolo di donna, nel senso di ribadire l&#8217;importanza della forza femminile, per nulla inferiore ma complementare a quella maschile, secondo la visione tantrica, come medium particolarmente sensibile per attuare quella ritualit\u00e0 sacra di stampo paganeggiante che per lei \u00e8 la contemplazione del fine ultimo della creazione: il dominio dello spirito. Visione femminista? In senso molto lato perch\u00e9 per prima cosa, come ho ribadito sopra, viene la concezione rivoluzionaria: essa passa attraverso la sovversione delle regole musicali spingendo al massimo il pedale dell&#8217;acid-folk per pervenire ad un sovvertimento dell&#8217;ordine precostituito in senso politico ma soprattutto ad un rifiuto dei dogmi religiosi in favore di una spiritualit\u00e0 autentica raggiunta mediante la valorizzazione della forza femminile. Il folk psichedelico si trasforma in flusso di coscienza nel senso surreale del sogno per tendere alla spiritualit\u00e0 pura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9380\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-3-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-3-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-3-106x150.jpg 106w, http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Erica-Pomerance-3.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/>Ora l&#8217;analisi per ogni singolo brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>You Used To Think<\/em>. Il disco inizia con la title-track, uno scarno blues acustico dominato dalla voce limpida ma allo stesso tempo stralunata della Pomerance. Tra le righe questo blues assume quei velati toni lisergici del raga psichedelico acustico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>The Slippering Morning<\/em>. Un estatico e trasognato trip lisergico che si svolge in assoluta libert\u00e0 mutuato da uno schema impro-jazzistico (echi del grande Thelonious Monk fra le righe) e dominato da un cantato cantilenante in piena simbiosi con gli arrangiamenti acustici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>We Came Via<\/em>. Dopo i primi due brani improntati a un acid-folk catartico ecco il primo dei pezzi sperimentali del disco. Questo brano \u00e8 una sorta di delirante danza sullo stile del raga lisergico con il cantato della Pomerance avulso dalla realt\u00e0 circostante e in preda ad un delirante trip che dialoga con un flauto bucolico e su note minimaliste di piano. Sette minuti di pura follia acid-folk deviante al massimo che si dispiegano in un orgasmo catalettico, come se ci trovassimo davanti ad una sciamana che alza una preghiera dal folto di una selva mentre intorno si levano danze apotropaiche di folletto in preda a visioni da LSD. Fondamentale l&#8217;apporto del flauto a dare maggior patina di ancestralit\u00e0 all&#8217;insieme. Mentre il pianoforte con le sue note cameristiche ne aumenta la visione prospettica verso ambiti di mistero. Da ultimo le percussioni che sostengono questo raga folle e stralunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>The French Revolution<\/em>. A calmierare l&#8217;estasi lisergica del raga precedente ci pensa questa sognante ballad nella veste di un acid folk cantautorale. La voce della Pomerance \u00e8 anche qui come rapita da un&#8217;aura paganeggiante e spirituale e a volte assume, fra soffuse note di flauto e chitarra, un tono pi\u00f9 energico. Pare di sentire una Joni Mitchell ancora pi\u00f9 lisergica e trasognata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Julius<\/em>. Una Joni Mitchell che anche in questo brano si fa ancora pi\u00f9 paranoica e immersa in un bagno galvanico acid folk. Il brano \u00e8 acustico con divagazioni verso il raga indianeggiante ed \u00e8 dominato dal cantato della Pomerance, totalmente libero e perso nell&#8217;etere senza tempo, proprio come una sciamana. Stupende le parti di chitarra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Burn Baby Burn<\/em>. Altro folle raga acustico con tanto di sitar a dare un tocco di India. Il brano \u00e8 dominato da una certa atonalit\u00e0 folk frutto dello scompaginamento delle regole dello stesso e fautore di uno straniamento lisergico fuori dal comune. La struttura armonica \u00e8 forgiata sullo schema dell&#8217;improvvisazione jazzistica ma la melodia \u00e8 comunque folkeggiante, per quanto dissonante. Estetica free e surrealismo acid folk in contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Koanosphere<\/em>. Il brano pi\u00f9 oltre dell&#8217;album, cos\u00ec oltre che gi\u00e0 ci vedo la prefigurazione del Tim Buckley viaggiatore astrale di <strong>Starsailor<\/strong>. Qui il concetto di raga lisergico viene spinto al massimo fino a toccare vette subliminali di comicit\u00e0 astrale; potremmo definire un pezzo simile come la sublimazione dell&#8217;acid-folk verso la musica delle sfere celesti. Il pieno raggiungimento spirituale fra uomo, natura e cosmo nella voce di una sciamana che ormai \u00e8 una sacerdotessa delle selve che ha staccato i contatti col mondo reale per stabilire una connessione col divino. Ben accompagnata dagli arrangiamenti acustici che sono all&#8217;insegna della vaporosit\u00e0 straniante psichedelica in caduta libera. Mai come in questo pezzo la Pomerance \u00e8 in piena catarsi estatica, e la musica \u00e8 il superamento stesso del concetto di raga acid folk. Qui si toccano vette cosmiche, l&#8217;estasi spirituale \u00e8 al suo culmine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anything Goes<\/em>. Una sghemba e deviante litania a cappella con la Pomerance accompagnata dal canto di improbabili prefiche apre ad una folle e paganeggiante danza pari a quelle di uno sciamano nativo americano, con la voce che si abbandona a gorgheggi apotropaici. Piccole percussioni tengono il ritmo mentre compaiono anche voci maschili in questa sorta di danza apotropaica da invasati stregoni da clinica psichiatrica. Poi sussurri, frasi parlate in un silenzio quasi cageano, per poi sfumare il tutto nel mistero di un bosco ove avvengono riti animisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>To Leonard From the Hospital<\/em>. Il brano conclusivo \u00e8 un altro raga lisergico e indianeggiante ove la Pomerance appare pi\u00f9 che mai rapita da quest&#8217;estasi mistica che domina tutto il disco. La splendida conclusione di un album rivoluzionario e alieno come pochi \u00e8 questo intenso madrigale acid folk dominato da un cantato vibrante di energia primordiale cosmica con la veste di un trip indianeggiante.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Fanciulli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.allmusic.com\/artist\/erica-pomerance-mn0000801795\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Erica Pomerance<\/strong><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/s-EuFg_P9RU?si=dAOgbEzlPTK1SMMw\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>You Used To Think<\/strong> (full album)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 vado avanti e pi\u00f9 mi rendo conto che il periodo a cavallo fra gli anni &#8217;60 e gli anni &#8217;70 sia stato il pi\u00f9 creativo in assoluto sotto tutti in punti di vista, da quello pi\u00f9 innovativo a quello pi\u00f9 soggetto alle alterit\u00e0 divergenti. 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