GIOVANNI LEONARDI
"The Alchemist Organizer"
(Old Europa Café / Blücher, 2017)

Periodo sicuramente prolifico quello degli ultimi mesi per il sassolese Giovanni Leonardi. Dopo il debutto con il nuovo progetto Divisione Sehnsucht e con il secondo album a nome Carnera che esce proprio in questi giorni, l’artista riesce anche nell’intento di produrre un lavoro solista uscito alla fine di febbraio per Old Europa Café e Blücher Records. The Alchemist Organizer, completamente mixato, masterizzato e composto dal solo Leonardi, accompagnato dal sempre presente Simone Poletti alle grafiche, funziona, come da titolo, alla stregua di un contenitore suddiviso in 12 scomparti differenti, come 12 sono le tracce che compongono il lavoro. Come un moderno alchimista, Leonardi suddivide questo compendio di elettronica analogica vigorosa e multiforme in parti ben distinte, funzionanti sia come singoli estratti che come un flusso di suono unico che le lega dalla prima all’ultima, una formula d’impatto e ben studiata volta a sondare l’amore viscerale che da sempre lega questo artista al mondo analogico-elettronico in ogni sua sfaccettatura.

Come ingredienti di un rituale alchemico, le tracce vengono manipolate e rese vive e vibranti dalle sapienti doti compositivo-ritualistiche di Leonardi, il quale apre il suo scrigno delle meraviglie con una intro breve ma intensa come Paracelsus Account, un riscaldamento analogico che già fa tremare le pareti, così come Alkhaest ci catapulta tra geometrie spazio-siderali brulicanti e vivide. In successione arrivano poi i principali ingredienti per il Magnum Opus, il processo per creare la pietra filosofale: Citrinitas, il colore giallo del risveglio o dell’alba solare, si avvale di glitch robotici e bassi fagocitanti (d’obbligo i rimandi alle colonne sonore di Tomáš Dvořák in questo frangente); Rubedo, il colore rosso simbolo del successo alchemico dell’ultimo stadio, è una vibrante marcia dub tra scratch e melodie pseudo-kraftwerkiane dal sapore tribalistico; Albedo 01, il colore bianco simbolo di purificazione, si avvale di vortici elettrici e pulsazioni cervellotiche, mentre la breve Nigredo, il colore nero simbolo della putrefazione, si presenta tagliente e caotica nella sua 8bit disturbata ed inquietante. Tipheret, rimando alla Cabala, si veste invece di un elettro-ambient suadente e ritmato di largo respiro, pausa che ci aiuta ad affrontare i possenti tribalismi percussivi e le tempeste elettriche di Plasma Vortex, le destrutturate sferzate impattanti di Notarikon ed il beat gutturale e graffiante di Malkuth, quest’ultimo una prova sperimentale davvero degna di nota abbarbicata su placide basi space ambient. Troviamo a conclusione di questo percorso nodoso e complesso la cervellotica Binah e la chiusura di Mobius Strip, ipnotica e colloidale chiosa di un lavoro impattante e straordinariamente variopinto, decorato su tinte elettroniche chiaroscurali che suscitano e scuotono, un vero e proprio compendio di elettronica personale fuori da ogni tempo e schema e specchio di un estro creativo affamato e multiforme.

Lorenzo Nobili