{"id":13690,"date":"2024-06-13T19:13:23","date_gmt":"2024-06-13T17:13:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=13690"},"modified":"2024-06-13T19:14:11","modified_gmt":"2024-06-13T17:14:11","slug":"il-post-rock-divergente-dei-romeromethrill-jockey-rec-1996","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.frastuoni.it\/?p=13690","title":{"rendered":"Il post rock divergente dei ROME<br>&#8220;Rome&#8221;<br>(Thrill Jockey Rec., 1996)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13692 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-2-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-2-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-2-150x75.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-2.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il Post Rock anni &#8217;90<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il post-rock \u00e8 stata l&#8217;ultima grande rivoluzione del rock alla fine del secolo scorso. \u00c8 riduttivo definirlo un genere perch\u00e9 le sue molteplici sfaccettature rendono difficoltosi i tentativi di conchiudere una musica cos\u00ec sfuggente in steccati e recinti. Diciamo che il post-rock \u00e8 stata un&#8217;attitudine, ma non un&#8217;attitudine prima (sub) culturale e poi musicale con poca devozione verso la tecnica quale lo fu il punk, piuttosto l&#8217;esatto opposto: un&#8217;attitudine musicale attenta alla tecnica e alla creativit\u00e0 prima di tutto, la quale ha generato un movimento sottoculturale in un secondo tempo. Il post-rock \u00e8 stato l&#8217;ultimo tentativo di andare oltre i confini di quella materia musicale che prende il nome di rock con l&#8217;intento di allargarne lo spettro creativo e le potenzialit\u00e0 espressive. Se vogliamo fare un parallelismo il post-rock pu\u00f2 essere associato concettualmente al prog della prima met\u00e0 degli anni &#8217;70. Anche il prog, genere figlio in tutto e per tutto della rivoluzione psichedelica degli anni &#8217;60, si \u00e8 imposto come volont\u00e0 di uscire dalle radici afroamericane del rock per allargarne il campo, adottando linguaggi presi dalla musica classica e sinfonica, utilizzo dei tempi dispari nella batteria, testi votati al mondo favolistico, aperture verso il free-jazz, la contemporanea e i primi esperimenti con l&#8217;elettronica. Il post-rock pu\u00f2 essere considerato un figlio sia del prog sia della new wave. Dal prog ha mutuato certe atmosfere orchestrali, la batteria in tempi dispari e pi\u00f9 genericamente l&#8217;utilizzo di brani lunghi e dilatati secondo i dettami della suite, le circonvoluzioni jazz. Dalla new wave ha assimilato un certo algido intellettualismo accompagnato ad asciutte partiture e il lavoro di sperimentazione sulla chitarra. Ma se le premesse sono negli anni &#8217;70 il post-rock \u00e8 una cultura musicale in tutto e per tutto legata agli anni &#8217;90, alle incognite di fine millennio e al senso di disorientamento che \u00e8 sorto dall&#8217;inconscio collettivo delle masse occidentali dopo la caduta del muro di Berlino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se noi ascoltiamo le band legate a un discorso pi\u00f9 prettamente chitarristico nel post-rock, compagini come i <strong>Tortoise<\/strong>, i <strong>Don Caballero<\/strong> o i <strong>June Of 44<\/strong>, notiamo che dietro a un apparente tecnicismo, una ricerca stilistica di soluzioni che spaziano da influenze prog fino al post-punk, si nota un senso di smarrimento fra le righe, il quale si realizza mediante un disequilibrio di pause controllate di riflessione e fughe nervose, momenti di calma ponderata e ossessivi battiti di schizofrenia, silenzi sospesi e ritorni a un caos dissonante e rumorista, placidi sperimentalismi prog e costipazione post-punk, apollinei Robert Fripp e dionisiaci Sonic Youth. E qui ho menzionato solo 3 esempi fra i tanti. In linea di massima il post-rock \u00e8 s\u00ec debitore al prog e alla new wave, ma \u00e8 un prodotto dell&#8217;humus socio-culturale degli anni &#8217;90 del secolo scorso. \u00c8 diverso sia dalla foga creativa del prog successiva al crollo dell&#8217;utopia hippie, sia dall&#8217;alienazione metropolitana della new wave succeduta al meglio della rivoluzione punk. L&#8217;alienazione si \u00e8 trasformata in smarrimento, uno smarrimento che \u00e8 conseguenza del crollo delle ultime certezze. E chi si sente perso vive in una situazione di bilico: da una parte vi \u00e8 il bisogno di ancorarsi a determinate sicurezze, per quanto esse possano dimostrarsi efficaci, e dall&#8217;altro vi \u00e8 la sensazione del crollo delle certezze cui fa seguito l&#8217;amaro calice della depressione che si traduce in fughe nervose verso il buio o in ripiegamenti su se stessi. Il post-rock, con la sua doppia faccia di musica ponderata e riflessiva da un lato e di fughe verso ossessioni e taglienti e nervose asperit\u00e0, \u00e8 la traduzione in musica del senso di smarrimento di questa generazione di fine millennio, la quale non trova pi\u00f9 solide certezze cui votarsi, ma un senso di vuoto e di abbandono. Ed ecco perch\u00e9 troviamo momenti di apparente serenit\u00e0 nelle costruzioni chitarristiche che rasentano la perfezione formale (Robert Fripp) accanto a violente schitarrate noise e costipazione post-punk (Sonic Youth, Killing Joke, ma anche PIL e Glenn Branca). Se vogliamo citare una formazione che pu\u00f2 costituire i prodromi del post-rock questa sono i <strong>Talk Talk<\/strong>. Con i due capolavori &#8220;Spirit Of Eden&#8221; e &#8220;Laughing Stock&#8221;\u00a0i Talk Talk hanno gi\u00e0 definito le linee del post-rock perch\u00e9 hanno operato un ribaltamento delle strutture armoniche del pop in favore di un nuovo lessico espressivo che \u00e8 il superamento stesso di quelle strutture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13693 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-3-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-3-300x150.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-3-150x75.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-3.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Per\u00f2 bisogna sottolineare che quella dei Talk Talk non \u00e8 stata un&#8217;operazione di destrutturazione, di scompaginazione delle architetture pop, cadremmo in errore se pensassimo a questo, ma una ristrutturazione: un nuovo lessico avanguardistico che \u00e8 il risultato di una riformulazione delle regole pop, per allargare i confini di quest&#8217;ultimo verso inedite forme musicali fatte di fisiologici slanci emotivi e rarefazioni ai limiti del mistico, ora sospeso nel vuoto, ora abbandonato a fughe di impeto. &#8220;Spirit Of Eden&#8221; e soprattutto &#8220;Laughing Stock&#8221; sono gi\u00e0 2 album post-rock fatto e finito quando ancora non si parlava di post-rock (siamo nel periodo 1988-1991), e i Talk Talk rientrano di diritto fra i progenitori di questa corrente musicale. La band che ha battezzato la nascita del post-rock sono unanimemente riconosciuti essere gli <strong>Slint<\/strong>. Se i Talk Talk sono stati i precursori gli Slint assurgono al rango di progenitori (accanto alla loro band madre Squirrel Bait, se vogliamo essere larghi) della corrente post-rock. Le radici degli Slint non stanno nel pop come i Talk Talk ma nell&#8217;hardcore-punk. Dopo l&#8217;inizio degli anni &#8217;80 sono tante le band che hanno cercato di superare gli angusti limiti dell&#8217;hardcore, citiamo solo i Sonic Youth e l&#8217;abbrivio del genere noise, e band innovative come H\u00fcsker D\u00fc e Minutemen. Sul versante meno sperimentale c&#8217;era il grunge di Seattle che creava una commistione fra il linguaggio punk e quello hard rock settantiano. Ma rispetto a queste band gli Slint hanno imboccato un sentiero differente: recuperare il linguaggio primordiale dell&#8217;hardcore-punk per operare un doppio superamento. Non solo il superamento dell&#8217;hardcore in senso stretto, peraltro gi\u00e0 avvenuto in precedenza, ma la ripartenza dall&#8217;hardcore per un nuovo superamento dello stesso che si esprime anche in un superamento del grunge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco che gli Slint allargano detto linguaggio hc-punk verso la psichedelia e verso improvvisazioni che traducono in un linguaggio rock il free-jazz. &#8220;Spiderland&#8221; \u00e8 pi\u00f9 di un album, \u00e8 un disco di svolta! Con quest&#8217;unico album (se togliamo l&#8217;EP &#8220;Tweez&#8221;) gli Slint portano le grezze asprezze dell&#8217;hardcore verso rarefazioni lente e catatoniche, di stampo lisergico. Una musica dilatata e cerebrale senza scadere nel virtuosismo: \u00e8 il post-rock. In sintesi gli Slint operarono, negli anni &#8217;90, sull&#8217;hardcore, una rivoluzione simile a quella che fecero i Sonic Youth negli &#8217;80. Dai Sonic Youth \u00e8 scaturito il noise, dagli Slint il post-rock. Alea iacta est e il confine \u00e8 superato. Dopo gli Slint il post-rock prende il volo alla grande e le band che danno forma alla nuova corrente nascono come funghi. Non un genere ma una vera e propria corrente underground che unisce formazioni diverse nello stile ma unite nell&#8217;intento di andare oltre i confini del rock. Di essere appunto &#8220;post&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troviamo gli avventurieri del linguaggio chitarristico fra prog e post-punk (la triade Tortoise-Don Caballero-June Of 44), i digressori nel noise (Mogwai), i neopsichedelici (Labradford), i nuovi recuperi dell&#8217;alienazione dub-industrial (Scorn), le nuove declinazioni del pop (Stereolab), i continuatori della tradizione prog aggiornata ai nuovi tempi (Godspeed You! Black Emperor), i rimescolatori del passato che va dai Velvet Underground a Neil Young e alla tradizione americana (Yo La Tengo, Cul De Sac), i devoti alla classica e alle orchestrazioni della musica da camera (Rachel&#8217;s), le commistioni urbane di psichedelia e post punk (Bark Psychosis, Rodan), gli avventurieri nei territori dell&#8217;avanguardia colta e delle rarefazione folk (Gastr Del Sol), i protagonisti della nuova elettronica (Oval), fino agli ultimi sprazzi di fine millennio con gruppi come Joan As A Police Woman. Anche l&#8217;Italia contribuir\u00e0 al verbo post-rock con gruppi quali i <strong>Giardini Di Mir\u00f2<\/strong> e i pi\u00f9 avanguardisti <strong>My Cat Is An Alien<\/strong>. In seguito il post-rock si barcamener\u00e0 fra manierismo e nuovi lavori originali, ma con la fine del millennio la spinta propulsiva e creativa pi\u00f9 avventurosa e dinamica pu\u00f2 definirsi conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ROME<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-13691 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-1.jpg\" alt=\"\" width=\"253\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-1.jpg 253w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-1-150x148.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 253px) 100vw, 253px\" \/>Ma se il post rock \u00e8 stato gi\u00e0 per assioma una corrente laterale al pensiero comune musicale, esistono, all&#8217;interno della sua lateralit\u00e0, alcuni capitoli che sono laterali alla stessa lateralit\u00e0 del post-rock. Uno di questi capitoli si chiama Rome. Attenzione: Rome \u00e8 anche lo pseudonimo di un sideproject di musicista lussemburghese a nome Jerome Reuter, caratterizzato da un (molto interessante) sound che si ispira al folk apocalittico dei Sol Invictus e alle atmosfere dark industrial dei Death In June. I Rome che qui ci riguardano sono stati invece una meteora durati lo spazio di un anno e di un album. L&#8217;anno in questione \u00e8 il 1996 e l&#8217;album si chiama <strong>Rome<\/strong>, uscito per la Thrill Jockey Records. La formazione \u00e8 originaria di Chicago, patria di diverse formazioni post-rock quali Tortoise, Gastr Del Sol, June Of 44 e una delle macchie di questa corrente musicale. Sono un trio formato dal bassista Rik Shaw, il batterista Elliot Dick e da uno sperimentatore di elettronica, un personaggio misterioso con lo pseudonimo di Le Deuce. Non esistono chitarre in questa formazione, e questo \u00e8 gi\u00e0 di suo atipico per una band che rientra in un discorso rock.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella dei Rome \u00e8 una storia tanto breve quanto avvolta nel mistero. Pochissimo per non dire nulla si sa dei singoli componenti, nemmeno i loro volti si conoscono. Persino sulla loro identit\u00e0 anagrafica ci sono dubbi e non si sa se dietro a questi nomi si nascondano in incognito membri ben pi\u00f9 conosciuti del panorama post-rock. Forse quello dei Rome non \u00e8 una semplice nuova avventura musicale durata poco ma un progetto collaterale di musicisti di area post-rock in incognito che si celano volutamente dietro a un&#8217;aura di mistero. L&#8217;unico dato certo \u00e8 che vi \u00e8 la presenza di John McEntire dei Tortoise in qualit\u00e0 di collaboratore. L&#8217;originalit\u00e0 dei Rome non finisce soltanto col mistero della loro identit\u00e0 ma anche e soprattutto con la creazione di una musica veramente aliena, divergente anche rispetto ai gi\u00e0 divergenti parametri del post-rock, come gi\u00e0 detto sopra. Una musica dominata dalla manipolazione elettronica che crea paesaggi sonori assolutamente irreali nella loro straniante adulterazione di pulsazioni dub, derive ambientali alla Brian Eno, sfocatura in bianco e nero di scenari industrial.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una musica che profuma di mistero quanto l&#8217;identit\u00e0 dei componenti, dove si pone l&#8217;accento sulle potenzialit\u00e0 della manipolazione elettronica. Non vi \u00e8 sampling perch\u00e9 non ci sono campionamenti di musiche altrui ma vi \u00e8 un esperimento sui nastri che non \u00e8 particolarmente complicato, per\u00f2 capace di costruire delle partiture a tinte fosche che sono un travisamento sfocato di atmosfere ambientali quanto di sensazioni dub alla Mark Stewart. Possiamo dire che i referenti sono proprio Brian Eno e Mark Stewart: il primo per quanto riguarda la costruzione di paesaggi ambientali; il secondo per l&#8217;investimento di un dub industrial elettronico da alienazione di suburbia. Ma questi due modelli vengono trasfigurati in brani che sono degli schizzi paesaggistici visti attraverso una lente sfocata e per questo irreali e fuori dell&#8217;ordinariet\u00e0. Non esiste nitidezza ma \u00e8 come se tutto fosse visto attraverso un vetro opaco dove non si riescono a mettere a fuoco le figure ma si vedono solo delle sagome, di edifici e fabbriche sullo sfondo quanto sagome di figure umane che si muovono. Come se ci trovassimo di fronte a dei Bark Psychosis ancora pi\u00f9 alienati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 post-post-rock quello che si ascolta in questo album cos\u00ec atipico, perch\u00e9 la sua particolarit\u00e0 \u00e8 quella di aver creato un suono cos\u00ec alieno e laterale da aver superato le coordinate stesse del post-rock. Pu\u00f2 essere una moderna versione di industrial music? La risposta \u00e8 affermativa perch\u00e9 da questo quadro sonoro si percepisce un&#8217;inquietudine che \u00e8 proprio quella che proclamano certe assonanze fra la ricerca musicale e paesaggi di rovine e macerie di fabbriche e capannoni abbandonati; tipico della migliore cultura industrial del periodo fra i &#8217;70 e gli &#8217;80. Ma la differenza fra questo disco e la storica industrial culture consiste nel fatto che quest&#8217;ultima \u00e8 calata nell&#8217;angoscia di fine millennio e nello smarrimento cos\u00ec come sono stati ben descritti nel post-rock. Scampoli di melodia appaiono qua e l\u00e0, come a voler simboleggiare l&#8217;aggrapparsi a qualche sicumera, ma vengono annichiliti da cupe ambientazioni industrial e da inquietanti dissonanze di elettronica manipolata. \u00c8 un disco dove luci che sfarfallano tentano di farsi strada nella penombra, dove brandelli di certezza vorrebbero fornire un&#8217;ultima spiaggia nell&#8217;incognita dell&#8217;inquietudine. Solo nel lungo brano finale si pu\u00f2 notare una certa rimonta, un riscatto, come una dantesca fuoriuscita a vedere le stelle, un qualcosa di noto e familiare dopo una discesa nell&#8217;ignoto. Questo \u00e8 quello che traspare dell&#8217;unico omonimo album che ora analizziamo brano per brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-13694 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-4.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-4.jpg 250w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Rome-4-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Leaving Perdition<\/em><br \/>\nMark Stewart e Brian Eno in catalessi mentre si trovano in una natural burella dove non si sa cosa c&#8217;\u00e8 alla fine. Fra le manipolazioni elettroniche che riducono e rendono rarefatte le pulsioni dub industrial compare, come una visione, un&#8217;allucinazione in mezzo ad un paesaggio di scorie industriali, una melodica, la quale intona melodie che celano cupezza dietro un&#8217;apparenza di serenit\u00e0 pastorale. Non si sa se dietro le note di questa melodica si nasconde in realt\u00e0 una marcia funebre sulla fine dei tempi. Il tono cresce in epicit\u00e0 fino a quando non subentra la batteria ad imbastire una metronomica danza tribale. E poi pulsazioni di basso dub a fare da interlocutore al battito iterato delle percussioni. Ma tutto l&#8217;insieme \u00e8 dominato da un afflato sinfonico, nel creare inquietanti scenari post-industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Intermodal<\/em><br \/>\nLoop e manipolazioni per uno sfiguramento dell&#8217;ambient verso lidi di isolazionismo post-industrial. Sfiguramento che passa attraverso stridenti dissonanze in sequenza ossessiva, come se fosse un moto perpetuo filtrato attraverso un vetro opaco. \u00c8 come se il martellante rumorismo industrial di gente come Test Department fosse stato asciugato e ridotto all&#8217;osso e sfigurato in un&#8217;improbabile ambient dissimulata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lunar White<\/em><br \/>\nAddirittura uno scampolo di folk che riecheggia attraverso minimali pulsazioni di batteria e scie cosmiche di elettronica. Come uno sprazzo di luce fuoriuscito da ambienti scuri e caliginosi. \u00c8 un momento di apparente distensione che per\u00f2 viene subito annullato dalla simulazione di una sirena da allarme rosso che fa eco fra le partiture sonore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>She&#8217;s A Black Belt<\/em><br \/>\nSu sincopi di batteria e sfumature nebbiose create da scie elettroniche si instaura una primordiale e scarna EBM che pare eseguita da strumenti giocattolo. Un capitolo di obliqua follia dove le scie elettroniche si sciolgono in una voce ripetuta in loop che pare provenire da una sonda spaziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Rohm<\/em><br \/>\nBreve schizzo di loop elettronico reiterato che rievoca un cupo paesaggio ambientale quasi a met\u00e0 fra una visione terrena e un segnale dallo spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Radiolucence<\/em><br \/>\nOnde e frequenze radio aprono a un ambient-dub-industrial dalla vasta profondit\u00e0 che subito muta in una misteriosa e martellante danza tribale percussiva. Poi il silenzio quasi cageano di poche frequenze elettroniche e si riparte con questa danza tribal-cosmica dalle derive industrial (Test Department sempre dietro l&#8217;angolo). Come se Mark Stewart avesse varcato una soglia per entrare in una dimensione parallela. Brano che tradisce estasi e inquietudine allo stesso tempo, luce liberatoria e ricadute nell&#8217;abisso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Deepest Laws<\/em><br \/>\nIl gran finale \u00e8 questa lunga avventura sonora della durata di quasi un quarto d&#8217;ora. Si inizia all&#8217;insegna di un quadro di cupa dark-ambient, dominato da scenari post-apocalittici. Segue un circolare refrain di elettronica che viene ripetuto ossessivamente fino alla fine ed \u00e8 il perno su cui ruota tutto il resto. Intanto svisate di synth si fanno strada sempre pi\u00f9 stridenti e stordenti. Poi monta la batteria e i toni si fanno pi\u00f9 aggressivi. Siamo nella trasformazione malata di Mark Stewart. Sibilo e scie danno bordate qua e l\u00e0 fino a quando avviene una truonazione in una cupa incombenza dove il refrain consueto \u00e8 accompagnato da nuove circolari scie cosmiche in spirale. Si va in crescendo verso una martellante e ossessiva tribal-industrial colonna sonora che man mano che si procede si fa pi\u00f9 incalzante e assume la forma di una marcia industrial dalle tenebre verso la luce. \u00c8 pari alla fuoriuscita da un inferno dantesco questa lunga suite, con il refrain a fare sempre da alimentatore di forze. Un cammino lento e deciso verso un&#8217;uscita dalla naturale burella di un profondo e alienato disagio esistenziale post-moderno. Come l&#8217;allegoria di una luce in fondo al tunnel. La batteria detta il ritmo di marcia con i suoi movimentati tempi dispari e le staffilate di elettronica sono la forza di questo lungo cammino, fino a che non si vede l&#8217;uscita. Il viaggio \u00e8 finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Fanciulli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Link<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/www.allmusic.com\/artist\/rome-mn0000284252\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rome<\/a> (AllMusic)<\/li>\n<li>Ascolta integralmente &#8220;<a href=\"https:\/\/youtube.com\/playlist?list=PLUay_F6BwwqmHvgfg4GhrX2jkTkQ2Cbzz&amp;si=mSeWFFu71EJViSpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rome<\/a>&#8221; (1996)<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Post Rock anni &#8217;90 Il post-rock \u00e8 stata l&#8217;ultima grande rivoluzione del rock alla fine del secolo scorso. \u00c8 riduttivo definirlo un genere perch\u00e9 le sue molteplici sfaccettature rendono difficoltosi i tentativi di conchiudere una musica cos\u00ec sfuggente in steccati e recinti. 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