{"id":13873,"date":"2024-07-25T11:58:50","date_gmt":"2024-07-25T09:58:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=13873"},"modified":"2024-07-25T11:58:50","modified_gmt":"2024-07-25T09:58:50","slug":"james-chance-and-the-contortionsbuyze-records-1979","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.frastuoni.it\/?p=13873","title":{"rendered":"JAMES CHANCE AND THE CONTORTIONS<br>&#8220;Buy&#8221;<br>(ZE Records, 1979)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-13874 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-1-1.jpg 250w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-1-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>La recente morte di James Chance mi ha addolorato non poco. Per rendere omaggio alla sua memoria ho ritenuto opportuno recensire uno dei suoi lavori pi\u00f9 epocali: l&#8217;album <strong>Buy<\/strong> del 1979, concepito quando James Chance era il leader dei Contortions. L&#8217;avvento degli anni &#8217;80 ha visto il crollo, nel jazz, di tutte le barriere di genere. Una rivoluzione radicale che ha modificato, il concetto stesso di genere, talmente nel profondo che non ha pi\u00f9 senso utilizzare il termine &#8220;genere&#8221;; esso va sostituito con quello di &#8220;mutazione&#8221;, e i protagonisti della nuova era sono musicisti che ormai sarebbe riduttivo definire e conchiudere in un ambito prettamente jazzistico. Perch\u00e9 il loro stile \u00e8 talmente soggetto a mutazioni da oltrepassare la linea di confine fra generi e sottogeneri musicali: possono essere inclusi nel jazz, nel rock, dell&#8217;elettronica, nella world music, nella contemporanea, nell&#8217;art-rock, nel drum&#8217;n&#8217;bass, nel post-punk &#8230; sono tutte queste cose che, mescolate insieme, creano un nuovo stile e una nuova estetica stilistica che prende il nome dell&#8217;artista medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esempio, qual \u00e8 il genere di Arto Lindsay? Il jazz? Il post-punk? La bossa nova? L&#8217;art-rock? \u00c8 Arto Lindsay e basta. Perch\u00e9 Arto Lindsay ha sviluppato un&#8217;arte che, attraverso un processo di mutazione, comprende e supera l&#8217;insieme dei generi summenzionati per creare uno stile suo personale. Personalmente sono felice che la rivoluzione degli anni &#8217;80 ha messo in crisi tanti critici di casa nostra che devono a tutti i costi schematizzare e categorizzare, quasi un&#8217;eredit\u00e0 di Benedetto Croce, ogni cosa. Un compagno d&#8217;avventure di Arto Lindsay \u00e8 stato James Chance. Il nome di battesimo \u00e8 James Siegfried, ma i pi\u00f9 lo conoscono con i due nomi d&#8217;arte di James Chance o James White. James Chance nasce a Milwaukee il 20 aprile 1953. Dopo gli studi interrotti al conservatorio si dedica al sassofono, sua grande passione. Per comprendere l&#8217;arte di James Chance bisogna menzionare il suo maestro e mentore: Dave Murray, un musicista straordinario figlio del free jazz di Albert Ayler e Archie Shepp, il quale tramander\u00e0 all&#8217;allievo la passione e l&#8217;influenza di questi storici musicisti che saranno una delle basi della sua formazione musicale. Si trasferisce a New York ed \u00e8 nella Big Apple che diventa uno dei guru del movimento no wave, uno dei pi\u00f9 originali e rivoluzionari della controcultura musicale di tutti i tempi. Fonda con Lydia Lunch i Teenage Jesus And The Jerk, e poi i Contortions, di cui \u00e8 l&#8217;indiscusso leader. Con James Chance \u00e8 stato coniato un termine per definire la sua Heimat artistica: free funk, definizione che lascia il tempo che trova per inquadrare uno stile che \u00e8 fondato sulle mutazioni. In realt\u00e0 lo stile del sassofonista newyorkese \u00e8 costruito su uno scardinamento del concetto di genere stesso, tale da rendere velleitario ogni tentativo di classificazione. La base free jazz di Albert Ayler, mutuata dal suo maestro, viene a sua volta ridefinita con la nuova base funk sul modello di James Brown, per poi subire un processo mutante di dissonanze; sull&#8217;insieme viene innestato un processo di astrazione in senso minimalista contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13875 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-2-1-215x300.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-2-1-215x300.jpg 215w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-2-1-107x150.jpg 107w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-2-1.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/>L&#8217;insieme viene (de)strutturato secondo una sovrapposizione di dissonanze alla maniera di Captain Beefheart, dal quale mutua certi vocalizzi spastici. Il cantato di James Chance \u00e8 un ibrido di gorgheggi dissonanti beefheartiani e spastica paranoia no wave. Se a tutto questo aggiungiamo gli umori cupi della New York giungla urbana decadente (non \u00e8 forse, l&#8217;entropia espressa dalla no wave, il riflesso del caos metropolitano della Grande Mela?) e il sentire musicale della New York del tempo dominato, da un lato, dalla disco music d&#8217;avanguardia (chi si ricorda di Larry Levan, colui che invent\u00f2 la garage-house, il DJ guru indiscusso della dance newyorkese degli anni &#8217;70 e &#8217;80?) e dall&#8217;altro dalla new wave e dal post punk il quadro \u00e8 completo. Dal punto di vista iconologico, invece, la musica di James Chance riflette un certo travaglio esistenziale che si esprime mediante un&#8217;amara ironia nei confronti delle mode del tempo, soprattutto tramite le schegge impazzite dei Contortions, prima ancora dell&#8217;astrattismo anarcoide dei Teenage Jesus And The Jerks. Ma astraendo da ci\u00f2 si percepisce un estraniamento, un ritorno a una certa primordialit\u00e0 dell&#8217;essere, ridotto a mero numero, a elemento reso invisibile dall&#8217;anonimato crudele della legge della giungla urbana. \u00c8 un tentativo disperato di scrostarsi di dosso tutte le maschere che la societ\u00e0 ci impone, di far risaltare il S\u00e8 nel nudo senso ontologico, quel S\u00e8 che artisticamente emerge tramite la rottura di qualsiasi schematismo e di ogni forma di ingabbiamento in ruoli posticci e inautentici.<br \/>\nTHE CONTORTIONS. Conosciuto anche come James Chance And The Contortions, sono stati uno dei gruppi di punta della no wave, incentrato sulla figura carismatica di James Chance. I Contortions furono l&#8217;unione fra il nichilismo iconoclasta punk e il free jazz di Ornette Coleman, in chiave dissacratoria e suburbana. L&#8217;album <strong>Buy<\/strong>\u00a0esce nel 1979. Il disco raccoglie i frutti di quanto James Chance ha maturato fino ad allora ed \u00e8 una delle testimonianze pi\u00f9 insigni della no wave di New York. Prima dell&#8217;analisi due parole sulla no wave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA NO-WAVE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">New York alla fine degli anni &#8217;70 era una vera e propria giungla infernale. La cura Giuliani era ancora bel lungi dal venire e la citt\u00e0, in quanto a degrado, piccola e grande criminalit\u00e0, rivolte nei ghetti neri, edifici incendiati, droga, delinquenza giovanile suburbana, omicidi, rapine, racket, mafia, violenza sessuale, umanit\u00e0 di risulta varia, era un vero e proprio bollettino di guerra giornaliero. \u00c8 la New York di &#8220;Ultima Fermata Brooklyn&#8221;, di &#8220;Taxi Driver&#8221;, dei Suicide, di Jim Carroll e del Lou Reed che va dai Velvet Underground all&#8217;album omonimo dedicato alla Big Apple. Ma New York storicamente \u00e8 sempre stata anche la metropoli americana che ha recepito le avanguardie artistiche europee, ha creato il MOMA e ha sviluppato una sua propria cultura avanguardistica votata particolarmente a un radicalismo out e divergente, sia in musica che nelle arti visive. Appare quindi comprensibile come, una metropoli cos\u00ec votata all&#8217;avanguardia, abbia potuto creare un sottobosco underground veramente atipico che alla sperimentazione avanguardistica ha saputo abbinare l&#8217;incubo della suburbia con i suoi abissi di degrado. I Velvet Underground sono stati gli apripista di questa fusione di avanguardia colta e decadenza urbana, tali da essere considerati i precursori del punk e della new wave tutta. Ma il movimento che da un lato ha saputo accogliere l&#8217;eredit\u00e0 dei Velvet Underground e dall&#8217;altro ha saputo rappresentare in maniera pi\u00f9 radicale il nichilismo punk \u00e8 stata la cosiddetta no wave. A partire dell&#8217;etichetta: non new wave ma no wave, ovvero il non riconoscersi in nessuna onda, in nessuno movimento antagonista. Se questa non \u00e8 una radicale posizione nichilista!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13876 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-3-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-3-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-3-150x101.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-3.jpg 372w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Credo che una frase azzeccata per definire il movimento no wave l&#8217;abbia fornita Simon Reynolds nel suo libro-bibbia Post Punk: la no wave \u00e8 &#8220;i Velvet Undeground meno contabili e pi\u00f9 rumorosamente crudeli; il grido primitivo di Yoko Ono e gli storni chitarristici di John Lennon per la Plastic Ono Band; le dissonanze e le convulsioni in <strong>Trout Mark Replica<\/strong> di Captain Beefheart&#8221;. Definizione che calza a pennello ma che si limita a conchiudere stilisticamente il non-movimento no wave nell&#8217;ambito post-punk. Credo che tale definizione dovrebbe essere allargata per focalizzare la no wave nella giusta prospettiva. Nel senso che la chiave di volta per inquadrare la no wave \u00e8 il termine &#8220;anarchia&#8221;. Anarchia sonora che riflette il concetto di anarchia politica. La parola &#8220;anarchia&#8221; deriva dal greco antico &#8220;an-arch\u00e8&#8221; parola composta dal prefisso &#8220;an&#8221; derivato dall&#8217;avverbio &#8220;aneu&#8221; che significa &#8220;senza&#8221; e dalla parola &#8220;arch\u00e8&#8221; che vuol dire &#8220;principio&#8221;. Quindi anarchia ha il significato etimologico di &#8220;senza principio&#8221;, ove per principio si intende un principio ordinatore quale pu\u00f2 essere un ordinamento, un regime. L&#8217;anarchia ha connotazioni positive e negative, ma se noi epuriamo il termine da tutte le sue accezioni politiche ci accorgiamo che anarchia \u00e8 sinonimo di libert\u00e0. Ma non solo la libert\u00e0 di non riconoscere e non riconoscersi in qualsivoglia ordinamento istituzionalizzato ma la libert\u00e0 nel suo nudo e puro significato: essere liberi di fare le proprie scelte senza pregiudizi, costrizioni, convenzioni. Insomma libert\u00e0 tout court. Proprio riferendosi al suo significato etimologico: libert\u00e0 come attitudine di esprimersi senza principi regolatori che stanno alla base. Da questo concetto generale se ci trasferiamo a un discorso musicale ecco che abbiamo l&#8217;anarchia sonora: con anarchia sonora si intende una musica libera e non vincolata da schemi precostituiti. Una musica sovversiva che rappresentasse la libert\u00e0 di espressione allo stato brado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9, se vogliamo comprendere nella sua interezza il non-movimento no wave, occorre uscire dai confini del post-punk e considerare una delle influenze anche stilistiche che sono state alla base dello stesso. Parliamo del free-jazz di Ornette Coleman, forse il primo grande movimento anarchico della storia della musica. Ornette Coleman ha destrutturato i canoni base del linguaggio jazzistico in favore di uno stile libero e anarchico che non si riconosce in null&#8217;altro che nella sua libert\u00e0 semantica d&#8217;espressione. La lezione di Coleman \u00e8 stata recepita dagli artisti no wave, i quali l&#8217;hanno metabolizzata nell&#8217;ottica della decadenza urbana fatta da voragini di sesso, droga e degrado umano di ogni sorta. In sintesi Coleman che flirta con i Velvet Underground e il giro Factory di Andy Warhol per dar vita ad un suono che, se non ne evidenziano anche l&#8217;elemento primigenio free-jazz, non possiamo dire di aver compreso fino in fondo l&#8217;anarchia sonora e il senso di totale nichilismo della no wave (altro che Malcom McLaren e la &#8220;great rock&#8217;n&#8217;roll swindle&#8221;!). Una volta evidenziati gli elementi cardine di questo non-movimento &#8211; Ornette Coleman e Velvet Underground &#8211; che prende vigore dalle viscere infernali del degrado newyorkese e dalle istanze avanguardistiche della Big Apple, l&#8217;analisi non \u00e8 completa se non consideriamo altre figure musicali che ne hanno configurato l&#8217;Heimat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13877 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-4-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-4-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-4-150x90.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-4.jpg 417w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>I Devo. La teoria della de-evoluzione di <strong>Are We Not Man? We Are Devo<\/strong>, tra l&#8217;altro sempre prodotto da Eno, viene assimilata dalla no wave per sottolineare l&#8217;elemento nichilista. La disumanizzazione dell&#8217;uomo ben descritta dai Devo \u00e8 anche il nichilismo totale della no wave che si rivolta contro a una societ\u00e0 che ha perso ogni valore. I Pere Ubu e il teatro patafisico dell&#8217;assurdo di Jarry. Il rock patafisico della formazione di Cleveland come referente musicale della patafisica di Jarry e del suo teatro dell&#8217;assurdo. In ambito no wave vi \u00e8 l&#8217;agghiacciante e dissacrante versione della &#8220;danza moderna&#8221; dei Pere Ubu sulle macerie della civilt\u00e0 industriale, la quale viene trasferita e precipitata nel maelstrom dell&#8217;inferno metropolitano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stooges. Un&#8217;estremizzazione del concetto di anarchia sonora e non stoogesiana, ovvero quel suono graffiante e abrasivo come carta vetrata che scortica la pelle, si fa ancora pi\u00f9 tagliente e nichilista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Teatro della Crudelt\u00e0 di Artaud. Soprattutto nelle performance dal vivo, gli artisti no wave andavano oltre il mero concetto di esecuzione e rappresentazione per mettere pi\u00f9 a nudo possibile il realismo terrificante delle pulsioni malate della suburbia newyorkese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Suicide. I progenitori del cyberpunk come modello inconfutabile di traduzione in musica di tutto l&#8217;universo di degrado e perversione newyorkese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dissonanza e rumorismo. La ricerca di sonorit\u00e0 dissonanti \u00e8 una delle costanti della scena no wave, operazione che \u00e8 la diretta emanazione di un&#8217;estetica free-form. Mentre il discorso rumorista \u00e8 contingente ad un non-movimento nichilista che fra i suoi fondamentali principi contempla la creazione di un&#8217;antiarte di estrazione decadente e metropolitana in opposizione a canoni estetici consolidati. \u00c8 corretto parlare di pre-noise, perch\u00e9 questa scena avr\u00e0 larga influenza sullo sviluppo del noise anni &#8217;80, Sonic Youth in primis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo questa sommaria descrizione della no wave passiamo all&#8217;analisi di Buy.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13878 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-5-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-5-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-5-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-5.jpg 375w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Design To Kill<\/em><br \/>\nPartenza col fremito giusto, la New York formicolante, insidiosa, accattivante che fa mostra di s\u00e9 in questo esagitato funky-jazz-wave. Uno squadrato ritmo che \u00e8 un&#8217;emulsione di umoralit\u00e0 funky black e di algebrica wave e l&#8217;ossatura su cui poggiano gli spiraloidi e capricciosi borbottii di sax, le dissonanze di chitarra e un cantato che riduce in follia no wave la paranoia dei PIL. Brano articolato in uno schematismo armonico nonostante le costipazioni che si infiltrano nella sua trama.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>My Infatuation<\/em><br \/>\nUna costipazione wave che trasuda male di vivere e alienazione metropolitana da tutti i pori. Nonostante si cerca di seguire una linea armonica, in realt\u00e0 \u00e8 come se ogni parte in gioco procedesse per conto suo, un espediente che mi ricorda anche il Beefheart di <strong>Trout Mask Replica<\/strong>\u00a0ristretto per\u00f2 in un brodo di paranoia funk-wave. C&#8217;\u00e8 un battito percussivo binario senza sosta, un sax che \u00e8 malattia free-jazz pura, una chitarra che stride come le convulsioni di un matto al manicomio, un cantato che pi\u00f9 che tale sembra un attacco di nausea alla Sartre sul disgusto e il senso inutile dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I Don&#8217;t Want To Be Happy<\/em><br \/>\nSi cerca di dare forma a un qualcosa che si avvicina a una canzone, un brano di senso compiuto di estrazione wave. Per\u00f2 l&#8217;esperimento viene vivisezionato dall&#8217;umoralit\u00e0 no wave che sfoggia i gridolii ululati del sax e le slegate dissonanze di chitarra che dondolano come un pendolo impazzito per poi crollare in avvitate picchiate. Una tastierina gigioneggia come un infante che gioca con un giocattolo elettronico. Il canto non si discosta dal solito carattere paranoico anche se stavolta sembra imbrigliato in un formato canzone. \u00c8 un capolavoro di brano che assurge a classico della No New York<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13879 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-6-237x300.jpg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-6-237x300.jpg 237w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-6-119x150.jpg 119w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-6.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/>Anesthetic<\/em><br \/>\nTitolo quanto mai efficace. L&#8217;angoscia metropolitana che trasmette tutto l&#8217;album viene stavolta anestetizzata nella modalit\u00e0 di una lobotomizzazione cerebrale che riduce a un apatico senso di deliquio. La chitarra gratta, crude quanto pigre, rasoiate, come se volesse indurre uno stato di ipnotica catalessi, di quelle per\u00f2 malsane, quasi comatose. Il sax \u00e8 un languido lamento che incontra un muro di solitudine. Il canto \u00e8 pi\u00f9 delirante, ma un delirio che scandisce sillabe di parole pronunciate a ruota libera e senza un senso apparente. \u00c8 un brano malato, vicino ad un encefalogramma piatto della coscienza, il delirio del singolo come cartina di tornasole di un delirio collettivo di individui alienati e anestetizzati in un tunnel di paranoia metropolitana, al cui risveglio nient&#8217;altro che una cruda realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Contort Yourself<\/em><br \/>\nPer me il vero manifesto di tutto l&#8217;album. Se questo disco \u00e8 tutto contorto, il brano scolpisce questo senso di contorsione con un moto di ondulazioni circolare che ritorna al punto di partenza; l&#8217;essere contorti, avvitato in questo senso di rabbiosa follia dettata dalla solitudine, dall&#8217;incomunicabilit\u00e0, dal malessere di un individuo perso in una voragine di disperazione. La disperazione che esprime questo grido ben cantato, mai cos\u00ec rabbioso, una rabbia che ha dell&#8217;agghiacciante, che si lancia in un urlo d&#8217;angoscia esistenziale capace di bucare la tela di Munch dal fondo scuro di un maleodorante vicolo newyorkese. La struttura del brano, costruita su nevrotiche e acide trame scheletriche di funk-wave, con quel tocco jazzato marchio di fabbrica, \u00e8 un&#8217;altra trapanazione nell&#8217;anima, con questo ritmo angolare e ossessivo delineato da un basso sincopato e da un percussionismo spasmodico e senza sosta. Il gioco di chitarra e sax \u00e8 all&#8217;insegna della no wave, dissonanze prive di freni inibitori. Brano inquietante, graffiante come un legno marcio che lascia schegge nell&#8217;anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Throw Me Away<\/em><br \/>\nQuesta volta assistiamo ad un scrematura delle dissonanze jazzate in favore di una fisicit\u00e0 funky pi\u00f9 accentuata. Il funky viene valorizzato da un giro di basso in scioltezza reiterato metronomicamente e da una folle e giocosa chitarrina. Il sax sembra passare stavolta in secondo piano per far risaltare la ritmica black pi\u00f9 muscolare, per\u00f2 non si esime dall&#8217;esprimere le sue dissonanze a botte di pernacchi. Il cantato \u00e8 come sempre arrabbiato e paranoico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13880 alignleft\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-7-300x188.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-7-300x188.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-7-150x94.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-7-200x125.jpg 200w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/James-Chance-7.jpg 398w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Roving Eye<\/em><br \/>\nSi prosegue sulla linea del brano precedente, per\u00f2 con un suono gi\u00e0 organizzato in una ritmica di basso in mid-tempo. Il funky, dinoccolato nel suo ritmo fisico, passa in secondo piano per lasciare il posto ad un assolo di sax in puro stile free in un florilegio di note nervose e saltellanti e supportato da una rudimentale tastierina. C&#8217;\u00e8 sempre la presenza del cantato che, con il solito distacco, si esibisce in una grottesca pantomima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Twice Removed<\/em><br \/>\nUn brano che potremmo definire una versione no wave dei Fall. La sua struttura armonica ricorda infatti gli istrionismi beefheartiani della band di Mark E. Smith. Troviamo i Fall nel giro di basso che organizza tutta la struttura portante del brano e nel cantato che sembra replicare quello delirante di Smith. \u00c8 questo l&#8217;elemento che diversifica il pezzo fagli altri, non tanto la ritmica funky-jazz, in cui l&#8217;elemento jazz \u00e8 accentuato dai piatti, dal solito sax salmodiante di alienata paranoia e dalle graffianti note di chitarra che sputano funky deviato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bedroom Athlete<\/em><br \/>\nTermina l&#8217;album il brano che potrebbe rappresentare la summa di tutto il lavoro, l&#8217;episodio che riassume l&#8217;intera prassi no wave del disco, l&#8217;intera componente funky-jazz-wave. \u00c8 un brano che crea un sincretismo fra l&#8217;andatura ritmica regolare, sostenuta da ondulanti sincopi, e le interferenze dissonanti che sputano paranoia di canto, chitarra e sax. Poi, verso la fine, assistiamo a un&#8217;accelerazione ritmica fino a precipitare in un gorgo di caos.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Fanciulli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Line-up<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>Sax, Vocals, Keyboards \u2013 James Chance<\/li>\n<li>Bass \u2013 David Hofstra<\/li>\n<li>Cover \u2013 Anya Phillips<\/li>\n<li>Drums \u2013 Don Christensen<\/li>\n<li>Guitar \u2013 Jody Harris, Pat Place<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Link<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/youtube.com\/playlist?list=OLAK5uy_n_PTTIlHsLsx30yoFStjrANWznUjnOc4U&amp;si=zNPHrH8dMAcSMylh\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ascolta tutto &#8220;Buy&#8221;<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente morte di James Chance mi ha addolorato non poco. 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L&#8217;avvento degli anni &#8217;80 ha visto il crollo, nel jazz, di tutte le barriere di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":13874,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[4,1,1041],"tags":[4380,3814],"class_list":["post-13873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-monografie","category-recensioni","category-ristampe-e-recuperi","tag-james-chance","tag-marco-fanciulli"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13873","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13873"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13873\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13881,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13873\/revisions\/13881"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/13874"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13873"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13873"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.frastuoni.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13873"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}