{"id":14141,"date":"2024-10-25T12:31:34","date_gmt":"2024-10-25T10:31:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.frastuoni.it\/?p=14141"},"modified":"2024-10-25T12:31:57","modified_gmt":"2024-10-25T10:31:57","slug":"agitation-freemaleschvertigo-1972","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.frastuoni.it\/?p=14141","title":{"rendered":"AGITATION FREE<br>&#8220;Malesch&#8221;<br>(Vertigo, 1972)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-14144\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-1.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-1.jpg 251w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-1-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/>Per questo nuovo capitolo di &#8220;Pietre Nascoste dal Sottosuolo&#8221; voglio parlare di <strong>Malesh<\/strong> degli Agitation Free, anno di pubblicazione 1972 sulla famosa etichetta Vertigo. La storia che ha portato alla genesi di questo disco \u00e8 molto curiosa e merita di essere raccontata. Gli Agitation Free nascono a Berlino intorno alla met\u00e0 degli anni &#8217;60, e, come la maggior parte delle formazione di area krautrock teutonica, iniziano con cover \u00e8 rifacimenti di gruppi inglesi quali Beatles e Kinks. Poi avviene l&#8217;incontro con il sound dei Pink Floyd e, come per altre compagini come i Tangerine Dream, fu la svolta verso la musica cosmica. Per\u00f2 l&#8217;occasione che cambi\u00f2 il corso della loro carriera avvenne durante un&#8217;esibizione a Parigi. Qui conobbero il console tedesco che si infatu\u00f2 delle loro performance e propose loro di esibirsi in Medio Oriente con una serie di concerti dietro il patrocinio del Goethe Institut; lo scopo \u00e8 quello di promuovere la cultura tedesca mediante concetti musicali ed eventi culturali presso le popolazioni mediorientali. Gli Agitation Free suonano in Libano, in Egitto, in Giordania, in Libia, anche in Grecia e a Cipro e da ognuno di questi paesi assorbono influenze musicali e registrano anche sul posto brani di canzoni popolari mediorientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che vengono poste le basi per <strong>Malesh<\/strong>, per una svolta nell&#8217;orientamento musicale della band. Se prima di quest&#8217;esperienza gli Agitation Free intendevano proseguire nel solco di una musica cosmica alla Tangerine Dream, dopo la permanenza in Medio Oriente decidono di imprimere una visione pi\u00f9 mistica all&#8217;impostazione cosmica di base. Chiariamo un punto per non cadere in equivoco. In <strong>Malesh<\/strong> non sono preponderanti le atmosfere etniche mediorientali ne vi \u00e8 alcun citazionismo di musiche tradizionali provenienti da quell&#8217;area del mondo (a parte qualche brevissimo accenno). Non \u00e8 un disco etnico nel senso letterale del termine. \u00c8 un album di Kosmische Musik che per\u00f2 \u00e8 pervaso dal misticismo e dal concetto di flusso di coscienza che la band ha assimilato dopo quell&#8217;esperienza in paesi esotici. L&#8217;etnico, qui, \u00e8 una presenza discreta sul piano iconografico mentre su quello iconologico contribuisce a forgiare il nous di tutto il disco. Un parallelismo coi Tangerine Dream aiuta a comprendere meglio, che tra l&#8217;altro sono berlinesi come gli Agitation Free. I Tangerine Dream sviluppano e portano all&#8217;estremo compimento la lezione dei Pink Floyd cosmici di <em>Interstellar Overdrive<\/em> e <em>A Saucerful Of Secrets<\/em>, ed elaborano quella che \u00e8 la Kosmische Musik per definizione: una musica che celebra il cosmo inteso come &#8220;kosmos&#8221;, l&#8217;ordine supremo dell&#8217;universo. E lo fanno elaborando un suono dilatato che vuole essere una contemplazione dei misteri dell&#8217;universo, di quell&#8217;ordine che regola il flusso dei pianeti e delle stelle dopo il disordine del Caos primordiale e il Big Bang.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14145 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-2.jpg 250w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-2-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>\u00c8 una musica monumentale quella dei Tangerine Dream (basta solo ascoltare qualche pagina di <strong>Alpha Centauri<\/strong> o di <strong>Phaedra<\/strong>), una musica che celebra le meraviglie dell&#8217;universo con un approccio sinfonico, sovente chiesastico, quindi con quell&#8217;intento contemplativo che \u00e8 proprio della cultura romantica teutonica e quello spirito &#8220;Sturm und Drang&#8221; che fu di letterati come Goethe e Schiller. Se Schiller ha scritto l&#8217;inno alla gioia, poi musicato da Beethoven nella sua celeberrima nona sinfonia, i Tangerine Dream del primo periodo hanno composto l&#8217;inno al cosmo nelle sue diverse versioni. Con gli Agitation Free siamo su un piano differente. L&#8217;esperienza maturata presso le popolazioni mediorientali ha trasformato la visione psichedelica e cosmica originaria in una musica del flusso di coscienza. Che cosa si intende per musica del flusso di coscienza? Si intende una formazione e relativa produzione musicale che traduce nel linguaggio delle 7 note il concetto di flusso di coscienza. Nel caso degli Agitation Free il terreno era gi\u00e0 preparato, perch\u00e9 fin dalle origini propongono un suono basato sulla libert\u00e0 espressiva che si esprime in lunghe suite lisergiche di scuola pinkfloydiana. Quello che \u00e8 cambiato dopo la permanenza in Medio Oriente \u00e8 che l&#8217;esperienza mistica dei ritiri spirituali e dei contatti con le culture musicali del luogo ha permesso di indirizzare e poi calibrare l&#8217;afflato cosmico iniziale verso una dimensione pi\u00f9 mistica e tale dimensione mistica ha aperto la strada a una ricerca musicale in cui le radici cosmiche incontrano il tema del flusso di coscienza. Spieghiamo a grandi linee il flusso di coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una tecnica letteraria che consiste nel rappresentare i pensieri come si manifestano liberamente nella mente dell&#8217;uomo. Alla loro rappresentazione libera segue poi un&#8217;organizzazione in un testo letterario secondo regole logiche. Ma questa subentra come processo successivo e sussidiario. Quello che conta \u00e8 la libert\u00e0 espressiva: i concetti passano attraverso la mente in libert\u00e0 come un flusso incontrollato e la creazione letteraria diventa un monologo dove realt\u00e0 e pensiero, inconscio e coscienza fluiscono liberi senza barriere. Il diaframma che separa la percezione dei fenomeni esterni e la rielaborazione mentale viene abbattuto. Lo scrittore che meglio di tutti ha saputo rappresentare il flusso di coscienza \u00e8 James Joyce, nella raccolta &#8220;Gente di Dublino&#8221; e nel capolavoro &#8220;L&#8217;Ulisse&#8221;. Gli Agitation Free creano una musica che \u00e8 un flusso di coscienza musicale. L&#8217;album <strong>Malesch<\/strong>, concepito dopo il rientro da quel viaggio nei paesi mediorientali e nordafricani, \u00e8 un lavoro che dall&#8217;inizio alla fine fluisce libero, come se fosse il risultato di pensieri che passano attraverso la mente e, anzich\u00e9 essere ordinati mediante racconto o capitoli di un libro, vengono organizzati in brani musicali. Non c&#8217;\u00e8 distacco fra un brano e l&#8217;altro, sono legati da un fluido sonoro costante che li rende lemmi di un unico progetto sonoro badato sull&#8217;incontro fra l&#8217;inconscio e l&#8217;universo dei pensieri che sono conseguenza delle percezioni sensoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-14146\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-3-300x202.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-3-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-3-150x101.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-3.jpg 371w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u00c8 un album che nasce dall&#8217;inebriamento delle esperienze appena vissute ed \u00e8 stato prodotto senza che alla base ci sia una progettualit\u00e0, secondo i pensieri che passano liberi nella mente, pensieri che nascono dal ricordo visivo e sensoriale del viaggio in Medio Oriente. I pezzi sono stati concepiti durante il viaggio, al rientro in Germania si \u00e8 provveduto a realizzare e produrre il disco. Piuttosto che riproporre con modalit\u00e0 citazionistiche le suggestioni musicali etniche assimilate, hanno scelto di assorbirle nella loro primeva visione cosmica e di trasformare la loro Weltanschsuung di corrieri cosmici in mistici viaggiatori del flusso di coscienza. Malesch \u00e8 un disco che presenta molteplici sfaccettature. \u00c8 un lavoro di assoluta libert\u00e0 espressiva che viene realizzato senza freni inibitori, lasciando viaggiare la mente a seconda delle sensazioni che sta provando, a volte con magmatica coesione di forze, a volte con luminescenze cosmiche che mettono in contatto cielo e terra con le abbacinanti solitudini del deserto, a volte con rievocazioni di sinuose e ipnotiche danze del ventre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ecco in che modo entra in gioco il concetto di etnico. Una rappresentazione musicale diretta dell&#8217;etnico non riuscirebbe a comunicare il medium del disco. Ergo per sopperire alla bisogna \u00e8 necessario che il valore dell&#8217;etnico si mantenga su un piano iconologico, mentre su quello iconografico \u00e8 bene che sia solo accennato. Ascoltando il disco si riescono ad evocare danze del ventre e immagini di carovane nel deserto per\u00f2 le stesse sono filtrate dalle lente di una lisergia cosmica che ne rende difficile l&#8217;individuazione. Invece \u00e8 molto presente l&#8217;etnico come significato che non come componente musicale. \u00c8 il viatico che permette di raggiungere quella dimensione spirituale da liberare la mente dai suoi legami con le preoccupazioni terrene e con le contingenze di una quotidianit\u00e0 sempre uguale negli attimi che trascorrono. Una mente liberata \u00e8 una mente che si apre al flusso di coscienza e riesce ad esprimere tale flusso in musica. Il termine Malesh \u00e8 preso dell&#8217;antico Egitto. Si pu\u00f2 tradurre con &#8220;pazienza&#8221; ed \u00e8 un invito a prendere la vita senza sofferenza e senza lasciarsi travolgere dai patemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora l&#8217;analisi per ogni singolo brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-14147 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-4.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-4.jpg 250w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-4-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>You Play For Us Today<\/em>. Voci parlate che paiono provenire da uno sceneggiato sono l&#8217;inizio di uno dei brani dal pi\u00f9 alto potenziale ipnotico di tutto il krautrock. Un synth che dipinge una monumentale scia cosmica e poche sincopi di basso preparano il terreno a una lisergica marcia nel deserto sorretta da percussioni tribali: pare essa evocare una carovana di cammelli che procede sotto il sole cocente del Sahara, grazie anche al synth che accenna placide musiche mediorientali. Poi la chitarra che crea un magma sonoro che rende ancora pi\u00f9 ipnotico questo incedere carovaniero e il suo crescendo lo sublima in un viaggio fra le stelle. Brano dalla forza indescrivibile che trasporta l&#8217;immaginario arabo e nordafricano delle secolari traversate del deserto dei mercanti in lunghi caffettani bianchi con le carovane dei cammelli fra le volute cosmiche del cielo e il suo potere ipnotico \u00e8 capace di straniare l&#8217;ascoltatore mediante un rapimento mistico della mente che media fra un viaggio nel cosmo e un lento peregrinare di lunghe file di cammelli e lo trasporta in uno spazio ulteadimensionale dove la terra, qui identificata nella sacra solitudine del deserto, crea un contatto subliminale con la volta celeste. Il brano procede con un muro sonoro a base di synth che ricorda il ghibli, il vento tempestoso del Sahara e con voci parlate in tedesco che paiono prese da un vecchio film in bianco e nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sahara City<\/em>. Breve citazione di una musica etnica mediorientale che apre il sipario verso una minimale evanescenza cosmica che crea un vaporoso muro di sabbia e luce dal quale riducono note di chitarra e battiti di batteria. Il brano si pu\u00f2 definire una fusione tra i Popol Vuh e certe atmosfere ambientali che Brian Eno realizzer\u00e0 anni dopo. Ma \u00e8 ricco di microvariazioni che fanno capolino in questo sfondo di proto-ambient cosmica: un rullare di batteria, ticchi di chitarra acida, piccole percussioni che fanno da metronomo. Poi, nella seconda parte, tutto cambia e prende corpo un montante rock cosmico che ricorda certe divergenze wagneriane degli Amon D\u00fc\u00fcl II per\u00f2 sgravati dagli aspetti pi\u00f9 scuri e tribali. Le chitarre ormai hanno preso il sopravvento e si sono lanciate in una libera improvvisazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-14148\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-5-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-5-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-5-150x105.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-5.jpg 357w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ala Tul<\/em>. Rumori di traffico che potrebbero essere quelli di una citt\u00e0 come Il Cairo o Amman e stridenti rasoiate rumoriste di synth aprono a un ipnotico mantra cosmico a base di ondulazioni ipnotiche di tastiera e una ritmica di basso e batteria orientata al funky. Le tastiere dipingono una sinfonia minimalista che pare una sorta di incontro fra Philip Glass e Terry Riley per poi lasciarsi trasportare dalla lisergia. Poi subentrano percussioni etno-ipnotiche che precorrono certo passaggi del Philip Glass di Powakkatsi, fino al punto che rimangono esse gli unici attori in gioco e terminano il brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pulse<\/em>. Fra tutti i brano del disco questo \u00e8 il pi\u00f9 cosmico. \u00c8 costruito su una possente e minimale linea di synth che man mano che si va avanti si fa pi\u00f9 intensa e viene affiancata da altre scie luminose che prendono la piega verso lievi oscillazioni ipnotiche in continua iterazione da mandare in visibilio per la forza allucinata che possiedono. Come se fosse una versione cosmica del minimalismo di Steve Reich e Terry Riley. Ma poi subentrano colpi di chitarra acida e pesanti botte di batteria e il pezzo va in progressivo crescendo con il synth che dipinge ondulate linee da viaggio interstellare. Brano decisamente spaziale che evoca l&#8217;energia luminosa dei quasar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Khan El Khalili<\/em>. Il titolo \u00e8 il nome del pi\u00f9 grande bazar del Cairo. Parte anche qui con un synth che stavolta appare pi\u00f9 chiesastico ed \u00e8 arricchito da cori celesti, come se fossimo preda di un&#8217;autentica crisi mistica da adepto di pratica sufi. Poi piccole percussioni e abrasive frasi di tastiera annunciano una divagazione psichedelica di stampo pinkfloydiano fatta di chitarre lisergiche sognanti e ben rifinite che vaga come un viandante nel deserto, seguita, a ruota, dall&#8217;andamento incalzante delle percussioni. Brano dal carattere onirico molto vicino a certe cose dei Popol Vuh.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-14149 alignright\" src=\"http:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-6-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-6-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-6-150x72.jpg 150w, https:\/\/www.frastuoni.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/Agitation-Free-6.jpg 519w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Malesh<\/em>. Il canto di un muezzin, preso direttamente dal vivo sul campo, \u00e8 l&#8217;introduzione di una jam di oltre 8 minuti e mezzo di pura lisergia che mette in comunicazione i Pink Floyd pi\u00f9 stellari con certe derive raga-rock californiane. Ma sempre con quell&#8217;approccio minimalista del synth che regge tutta l&#8217;impalcatura sonora e sempre con quel crescendo di intensit\u00e0 che, da un inizio in sordina, porta a veleggiamenti pindarici verso la conclusione del brano. Un basso dalle linee blues fa da stampella a questo lungo raga cosmico, mentre le chitarre si fanno sempre pi\u00f9 liquide nel tratteggiare le loro ricamature psichedeliche e il senso del lungo e ipnotico raga persiste nel pervadere lo spazio circostante, mentre una concitata batteria segue l&#8217;andamento del brano e lo rinforza. Poi di nuovo il vento del ghibli a spazzare via tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>R\u00fccksturz<\/em>. Breve finale di disco nella forma di una decisa chiosa lisergica di chitarra pinkfloydiana. Brano posto in chiusura come sigla finale, come fine delle trasmissioni per un album che \u00e8 tutto un viaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>Marco Fanciulli<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Link<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/www.allmusic.com\/artist\/agitation-free-mn0000600485#discography\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">AllMusic<\/a><\/li>\n<li>YouTube &#8211; <a href=\"https:\/\/youtube.com\/playlist?list=OLAK5uy_mLZ0fS0X7zf4lVr2BOq4st6M9nKkXqjik&amp;si=6BTY8LH7i0pPY9-O\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Malesh<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per questo nuovo capitolo di &#8220;Pietre Nascoste dal Sottosuolo&#8221; voglio parlare di Malesh degli Agitation Free, anno di pubblicazione 1972 sulla famosa etichetta Vertigo. La storia che ha portato alla genesi di questo disco \u00e8 molto curiosa e merita di essere raccontata. 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