A 4 anni dal precedente Tranquillity Base Hotel And Casino, che aveva segnato una notevole virata stilistica verso un suono più vintage e retrò, sconvolgendo tutta la critica mondiale e i fans, gli Arctic Monkeys sono tornati il 21 ottobre 2022 con un nuovo album che si intitola semplicemente The Car. Chi si aspettava un ritorno alle sonorità dei loro lavori epocali come AM e Whatever People Say I Am rimarrà ancora una volta deluso. Già dal primo ascolto, infatti, il disco lascia spiazzati, quasi si fa fatica ad apprezzarlo a pieno, nonostante la grande maturità del lavoro artistico che c’è dietro.

È con gli ascolti successivi che si iniziano a percepire tutte le componenti e le sfumature di questa ennesima prova di Mr. Turner, che dimostra quanto, dopo anni, abbia la volontà di dare un’identità diversa e cinematica alla sua band. Ed è proprio questo nuovo profilo cinematico della band che salta subito all’orecchio, grazie alla sontuosità degli arrangiamenti e dell’utilizzo dell’orchestra, che non ha nulla da invidiare a compositori di celebri colonne sonore. Ne viene fuori un disco contaminato non solo dal mondo delle soundtrack, ma anche dalla musica soul anni 60/70, dal funky e dall’art-rock.

Con una copertina molto bella, ed assolutamente cinematografica (non è un caso), frutto dello scatto del batterista della band, Matt Helders, che ritrae un’auto bianca parcheggiata su un tetto a Los Angeles, l’album è stato concepito in un monastero del quattordicesimo secolo nel Suffolk, nell’Inghilterra orientale, ed è stato poi registrato nei La Frette Studios di Parigi, e il RAK di Londra. Presenta 10 tracce, con una durata complessiva al di sotto dei 40 minuti (a mio parere la durata perfetta per questo tipo di lavoro). L’apertura è affidata alla romantica There’d Better Be A Mirrorball, primo singolo estratto, un brano retrò scandito da un raffinatissimo arrangiamento che mette insieme il pianoforte, gli archi e il synth, e prosegue con il funky di I Ain’t Quite Where I Think I Am, le atmosfere “sintetiche” di Sculptures Of Anything Goes, la morbidezza jazz di Jet Skis On The Moat.

Si arriva così al secondo singolo, Body Paint, una ballata affidata al synth e agli archi che lo rendono uno dei brani più belli del disco, la title track The Car ci riporta alle colonne sonore dei film western firmate da Ennio Morricone, così come Big Ideas richiama invece i brani portanti dei film di 007. Hello You è il brano che suona più Arctic Monkeys del disco, mentre le orchestrazioni di Mr Schwarz e la morrisseyana Perfect Sense chiudono degnamente un album molto raffinato e affascinante, non facile, ma che di diritto si prende un posto importante tra i dischi di rilievo del 2022.

Ivan Piepoli

 

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