Mathì“L'(in)quiescenza è un’energia celata da momentanea ed apparente quiete, pronta a cessare e ad esplodere, da un momento all’altro, come un vulcano in quiescenza”. Che questo viaggio interiore in uno stato d’animo di calma apparente fuori e dentro il frastuono della vita sia intrapreso e portato a termine con eccellenti risultati dai Mathì, gruppo partenopeo, che ha convogliato le sue catartiche ansie in questo CD, pubblicato lo scorso Maggio per la Controrecords, è davvero cosa lieta e buona. Francesco De Simone (voce, chitarra elettrica, chitarra acustica), Antonio Marano (piano elettrico, glockenspiel, synth), Gennaro Raggio (chitarra elettrica), Raffaele Manzi (basso) e Gennaro Coppola (batteria, percussioni) sono i protagonisti di questo viaggio. (In)quiescenza è il tipico album che richiede più di un ascolto per schiudere appieno la sostanza contenuta nelle sue sei tracce e ad ogni ascolto cresce d’intensità ed energia. C’è un vivo senso di abbandono e sempre sul punto di esplodere, che pervade tutte le canzoni, da La mano di Dio sulla mia schiena, titolo forse un po’ pretenzioso, a A ritmo di pioggia, passando per L’abisso e Segue la notte. La scrittura musicale è davvero interessante e densa, con la voce di Francesco De Simone a condurre il racconto e gli strumenti mai invadenti a tessere le trame trasognanti, soprattutto chitarre, glockenspiel e percussioni. Suoni che lasciano trapelare versi e viceversa, il tutto in un’atmosfera sospesa, eterea, come di uno stato d’animo perennemente inappagato ma che ha trovato la sua via tra i flutti della (r)esistenza. (In)quiescenza, che fa seguito al loro primo EP Petali ridenti, pubblicato nel 2011, è in definitiva un ottimo e introspettivo album d’esordio, che a tratti ha assonanze con il metodo poetico musicale adoperato dai CSI di Ferretti ma che più propriamente ha riferimenti post rock, e che credo abbia qualche punto debole solo nell’intesa poetica dei versi.

Giuliano Manzo