TantraIl suggestivo nome, che richiama alla mente un culto sessuale dalle radici segrete e antichissime nato in India e Tibet, fu ripreso verso la fine degli anni ’70 da questo ensemble di musicisti portoghesi all’epoca autori di tre dischi: Misterios E Marahvilas (1977), Holocausto (1978) e Humanoid Flesh (1981). Riunitisi poi nel 2002, i nostri hanno prima inciso il CD Terra, seguito tre anni dopo da Delirium. Molto probabilmente l’album dai contenuti musicali più significativi e pregnanti tra i sopra citati è Holocausto gemma misconosciuta del movimento rock progressive sinfonico della durata all’incirca di 44 minuti, le cui vibrazioni soniche ci riportano felicemente a episodi musicali di gruppi “cult” del genere tipo Yes e King Crimson. Da sottolineare in tutti i pezzi, veri e propri affreschi sonori senza tempo, un ampio ma al tempo stesso appropriato uso dei synth e del mellotron, strumento adoperato da molti gruppi prog-rock negli anni ’70, che dispone di pochissimi “timbri” (si contano sulle dite di una mano), ma dalle sonorità fascinose e vagamente distorte e dilatate.

Il quartetto lusitano (To-Zé Almeida: drums, clarinet, tubular bells, marimba, percussion; Americo Luis: bass; Manuel Cardoso: guitars, sitar, lead vocals; Pedro Luis: synths, keyboards, mellotron; ma da notare anche la presenza dei “guest musicians” Tony Moura e Pedro Mestre) nelle 6 lunghe (per la maggior parte) tracce di questo CD, cantate nella loro madrelingua, dimostra di saperci fare, avvalendosi di un’ottima vena creativa, partendo da una base essenzialmente sinfonica che sconfina, in alcune circostanze, in notevoli e suggestivi momenti oscuri e sepolcrali, come ad esempio in Zephyrius, pezzo che a mio avviso si sarebbe bene “incastonato” in qualche film di Dario Argento o nel bello e variegato brano Holocausto, dove affiorano tra l’altro anche accelerazioni di stampo più hard. Album che certamente susciterà l’attenzione di chi ama il rock progressive “made in seventies” e vuole addentrarsi alla scoperta dei meandri progressivi della penisola iberica.

Luciano De Crescenzo