Marco MasoniIl suo nome potrà risultare una novità per molti ma fuor di ogni dubbio non lo è per gli affezionati progsters di casa nostra. Il percorso artistico di Marco Masoni ha avuto lo start, come leader fondatore nonchè bassista, chitarrista e cantante dei pisani Germinale, valida band progressive rock che formatasi nel 1991, diede alla luce quattro albums tra il 1994 e il 2005 ed è tutt’ora in attività. Da sottolineare anche come Il Multiforme non sia precisamente la sua prima performance solista in studio, dato che il nostro, in precedenza aveva già brillantemente partecipato al quadruplo album, tributo al rock progressive tricolore made in seventies, Zarathustra’s Revenge pubblicato dalla Mellow Records nel 1997, esibendosi in un medley della durata di quasi 8 minuti includente 4 pezzi del primo Franco Battiato sperimentale (Areknames, Fenomenologia, Plancton, Meccanica) e un’altra traccia del maestro siciliano; Tao, estratta da L’Ombrello E La Macchina Da Cucire, album datato 1995.

Sulla scorta del mio istinto musicale, il primo impatto con i cromatismi sonici emanati da questo eclettico full-length di esordio (per la cui realizzazione Masoni ha reclutato come “compagni di viaggio”, tra gli altri i membri dei Germinale, Salvatore Lazzàra e Alessandro Toniolo e l’apprezzato batterista della Maschera di Cera, Maurizio Di Tollo) mi trasporta in un salto temporale a ritroso, catapultandomi soavemente nei magici anni ’70. La front cover del compact disc, non fa altro che suffragare e legittimare questa mia viscerale sensazione; un dipinto costellato da ritratti raffiguranti alcuni “capi saldi” del background musicale di Marco come Pink Floyd, Beatles, Genesis, Peter Hammill, Lucio Battisti, Frank Zappa, Bob Dylan (non è certo una casualità che la decima traccia del compact si intitoli proprio Mi Ha Detto Bob Dylan), Jimi Hendrix, David Bowie, Franco Battiato e altri, oltre che la copertina del capolavoro dei californiani Love, Forever Changes, indiscusso opus magnum del pop rock psichedelico anni ’60. Il Multiforme estrinseca nell’arco dei suoi 58 minuti articolati in 11 tracce, un ispirato, variopinto, fantasioso, frame sonoro a tinte oniriche che potrei definire orientato verso un notevole ed ispirato cantautorato – prog psichedelico. Un incedere variegato e colmo di pathos, corredato adeguatamente da testi introspettivi, a volte metaforici ma ricchi di spiritualità e profondo significato; allusivo ed ironico sguardo verista volto verso la ricerca della consapevolezza, puntando anche il dito contro nefandezze e brutture della nostra società. Disco che verrà sicuramente apprezzato da chi ama il rock progressivo e non solo; bravo Marco, buona la prima!

Luciano De Crescenzo