FuteishaDannato è l’album di esordio di Futeisha (nome della compagnia del malcontento, una società anarchica segreta fondata nel 1923 in Giappone) all’anagrafe Juan Francisco Scassa. Argentino trapiantato a Torino. Un album che si presenta come un meltin pot sonoro, una sorta di viaggio anarchico verso il sud est asiatico alla ricerca delle proprie origini. Vengono immaginati scenari di un passato reso ormai lontano da scorci di futuro. Riproposizione frammentaria di flashforward colmi di tragedia, dipingono il soffocamento mentale di forti tinte grigie, rese uniformi da strascichi di colore rappreso facilmente. Il presente è un appannaggio mentale contaminato da scottanti frame spaventosi. La traccia di apertura Temujin, brano dalle forti melodie celestiali generate da corpi elettrici liberi di vagare nello spazio e dalle atmosfere oniriche che creano forti tensioni e coinvolgimento emotivo. Temujin è un elogio alla lentezza, un’episodico frammento che ci riporta indietro nel tempo sui campi di battaglia dell’impavido Gengis Khan e al suo esercito. Storia e mito confluiscono nel racconto dilatando ogni forma temporale, rendendo lo stesso un frame di una proiezione in corso. Continuando l’ascolto si ha la percezione di un vibrante racconto musicale. La storia replica il corso della morte. Lamento Funebre Per Tutti Noi è una ballata strumentale che segna l’inizio di questo viaggio a ritroso nel tempo. Eccoci alla traccia che da il titolo all’album Dannato, una vera marcia spettrale, un vento cosmico spira tra ululati pulsanti lontanissimi e detriti di elettronica disintegrata echeggiano lungo una spirale ciclica temporale. Un vero e proprio spartiacque dell’album, Il Colore Verde è la traccia che ci porta nella Parigi del 1927 lontano dagli scenari asiatici. Il verde “forse” per Futeisha è il colore che contrasta il rosso e cioè la giustizia alla compassione. L’uomo reso cieco dalle proprie atrocità ha la possibilità di una seconda chance attraverso la giustizia. In Una Ma§ana il ronzio tormenta il nostro ascolto, sonorità fioche ed impalpabili esprimono emozioni che non richiedono di essere urlate, tanto da trasportarci in un’altra dimensione su un fluido e dolce tappeto. Aspettando Di Essere Colti Dalla Morte Nel Sonno è un ipnotico e statico intermezzo, nulla si muove, siamo assaliti da un improvviso senso di vuoto e allo stesso tempo di pace, pronti a terminare questo viaggio. L’album entra in una catarsi con Marceline dove zone di penombra farfugliano parole incomprensibili, vengono timidamente accese da una stridula e atroce elettricità rappresentata da una chitarra, tanto da bastare a mostrarne il mistero. L’ultimo intermezzo e penultima traccia intitolata Morte In Spiaggia è un altro luogo di stasi in cui l’autore immagina che il tempo è fuor di sesto, un non luogo, dove spazio e tempo collassano su se stessi ricreando una realtà alternativa al di là del campo percettivo; siamo li in spiaggia con un cocktail ricoperto di frutta esotica con tanto di cubetti di ghiaccio pronti a morire nel mese di febbraio. Ultimo balzo indietro, la fine coincide con l’inizio, il tempo si è annullato, siamo in Argentina, la radio parla, le frequenze sono incerte, rumori, distorsioni, è l’inizio della fine.

Album quanto mai vario e articolato, in perenne equilibrio tra sensazioni armoniche avvolgenti, costellato da arrangiamenti lievi e un’asprezza rumoristica ricca di suggestive partiture elettroniche. Insomma, molto più di un buon inizio.

Daniele Carcavallo