L'Inverno Della CivettaLa scena musicale genovese e ligure fin dagli anni ’60-’70 ha rappresentato un calderone pervaso da fulgidi e “immortali” lampi di creatività; artisti “unici” come “Faber” De Andrè e Luigi Tenco, nonchè Ivano Fossati, Bruno Lauzi, i Matia Bazar ed il fervente, fertile ed illuminato movimento progressive rock con sul proscenio gruppi come New Trolls, Delirium, i “canterburiani” Picchio Dal Pozzo, i sanremesi Celeste, Latte E Miele, Museo Rosenbach (autori nel 1973 del capolavoro Zarathustra e tutt’ora in auge), Garybaldi (capitanati da Bambi Fossati, purtroppo scomparso recentemente) e Nuova Idea, contornati da altre band da un solo disco come Jet (pre Matia Bazar) ed i savonesi Corte Dei Miracoli, ne hanno costituito la vivida, incancellabile testimonianza. Ed è proprio in quel di Genova, nell’ambito del Greenfog Recording Studio, che, attraverso le “sessioni Greenfog”, promosse negli ultimi anni da Mattia Cominotto, trend di incontri e jam sessions di musicisti della scena ligure, dal variegato background sonico provenienti da disparate realtà musicali (Meganoidi, Mope, Od Fulmine, Isaak, Gli Altri, Eremite, Bosio, Kramers, Numero 6, Demetra Sine Die, Giei, The Washing Machine, Madame Blague, Lilium, Merckx), prende il via il brillante “collective project” L’Inverno Della Civetta, dando vita a questo album dal titolo omonimo.

La Civetta è anche il simbolo dello studio di Cominotto (il sopra citato Greenfog per l’appunto), l’artwork di copertina del compact è l’estratto di un disegno di Jessica Rassi, pittrice e stampatrice genovese, mentre il suadente e suggestivo “immaginario” descrittivo del disco è a cura dall’illustratrice fotografa R. Amal Serena: «L’inverno della civetta è cominciato. Era un inverno ballerino in quella città di mare spazzata dai venti di mistral, uno di quegli inverni dove il caldo e il freddo si alternano senza soluzione di continuità. La nebbia verde saliva dal mare e offuscava le menti, il vento urlava e si rischiava facilmente di perdere la direzione del cammino. Tutto diventava confuso e le strade non erano più quelle che ti aspettavi».

Il full length dal titolo omonimo consta di dieci tracce racchiuse in quarantasette minuti nell’arco dei quali si accavallano e “rincorrono” in modo tenebroso, oscuro, incisivo ed a tratti inquietante stili musicali abbastanza variegati. Il panorama sonoro dei nostri si schiude con l’ispirato ed evocativo lamento stoner-doom/post rock emanato dall’opener Territori Del Nord Ovest, prosegue con il breve, serrato ed incisivo brano Amaro, la magica e mistica suggestione sonora alimentata dal trend soffice, tenebroso, avvolgente, cantilenante e psichedelico della “cullante” Morgengruss. Bantoriak è un brano “blowminded” strumentale dal ritmo cadenzato, imperioso e marziale, imperniato su una lead guitar ai confini del noise. Lo start della successiva Messaterra rasenta lo stoner-doom rock ma evolve paradossalmente alternando il tutto a uno spiazzante tragitto sonico di matrice country-western sound. Ecco il turno del godibile e trascinante alternative rock di Chewbacca On Surf seguito dalle divagazioni flamenco-psichedeliche di Numero 7, happening sonoro, diversement che ci introduce agli oltre dieci minuti della suite Estonia, per me indiscusso opus magnum dell’album, ammaliante, granitico, ispirato, oscuro vortice sonico sospeso tra post rock, stoner, progressive e psichedelia nel quale gli unici vocals che affiorano sono rappresentati da alcuni “illuminati” dialoghi estrapolati da “Stalker” film di fantascienza datato 1979, diretto dal compianto regista russo Andrej Tarkovskij. Atmosfera infranta con l’avvento della squillante voce femminile, eccellente corollario alle nevrotiche pulsioni rock di Crisaore. Ed ora che “risuona” nel mio stereo l’atto finale, la “stonerosa” The Shivering Tree, penso che l’ascolto di quest’album mi abbia di certo coinvolto positivamente, appassionato e divertito.

Very Good!

Luciano De Crescenzo