Franco BaggianiClasse 1961 da Pelago (piccolo centro della provincia fiorentina), Franco Baggiani è navigato trombettista ed eclettico veterano della scena jazz tricolore. Sulla cresta dell’onda sin dall’epilogo degli eighties in variegate band (in particolare con gli Urban Funk, gruppo italiano di spicco negli anni ’90) ha all’attivo fertili collaborazioni con artisti del calibro di Ares Tavolazzi, Steve Lacy, Antonello Salis, Micheal Moore, Paolo Fresu, Stefano Bollani e altri, il tutto affiancato all’insegnamento dello strumento e a numerose direzioni artistiche e didattiche. Memories Of Always è il tredicesimo album solista del maestro, il cui repertorio discografico si dirama dal jazz, al pop, alla contemporanea; senza dimenticare che la sua fervente attività compositiva si è estesa anche a colonne sonore per spettacoli teatrali e sigle/aperture di programmi giornalistici e televisivi nazionali.

Sessantanove minuti, articolati in sette tracce, all’insegna di un corposo, caldo ed ispirato percorso sonoro di matrice tendenzialmente jazz-funky-groove disegnato nell’ambito di una jam session improvvisata in studio; un combo composto da ben sette musicisti (Franco Baggiani: tromba e direzione, Giacomo Downie: sax baritono, Adriano Arena: chitarra elettrica, Lorenzo Forti: basso, Fabio Ferrini: percussioni, Alessandro Criscino: percussioni, Alberto Rosadini: batteria): “Ho condotto le session in modo mutuato da un certo tipo di direzione gestuale di derivazione colta europea sviluppatasi negli anni ’50. Utilizzo 6/7 segnali convenzionali, ad ognuno corrisponde una cosa ben precisa che può riguardare la dinamica, l’uscita o l’ingresso di uno strumento, il contrasto dinamico fra strumenti, una precisa figurazione ritmica, l’indirizzo del brano verso un determinato andamento ritmico, una sezione fiati improvvisata etc. Spesso accade anche che suggerisco all’orecchio dei musicisti frasi o idee sul momento, che devono poi suonare al mio segnale, ho anche sei segnali con la bocca e con gli occhi ed anche questi corrispondono a determinati andamenti della musica …”.

Il contenuto del disco (unica cover presente, in versione stravolta e dilatata, è un illuminato remake di Black Satin, pezzo di Miles Davis tratto dall’album On The Corner, datato 1972, pubblicato all’epoca anche come 45 giri, ma con il titolo Molester) traccia un brillante e accattivante excursus sonico che si snoda perlopiù in tracks di lunga durata (ben cinque su sette, varianti dai poco oltre nove minuti di A Series Of Coincidences ai quasi quindici di Etnop – The Chinese) caratteristica sovente delle jam sessions. Lo percepisco in primis ispirato al periodo elettrico di matrice settantiana dello stesso “principe delle tenebre” (fascinoso soprannome di Miles, attribuitogli all’epoca sia per la sua personalità scontrosa, che per l’atmosfera notturna ed evocativa emanata dalle sue note), oltre che al tutt’ora vivente padre del movimento free jazz Ornette Coleman, ed al “mitico” Sun Ra; inoltre per sua stessa ammissione Baggiani è stato profondamente influenzato, nella realizzazione dell’album, dall’ascolto di Alfredo Casella, autore e pianista attivo dall’alba del ‘900 e di vari compositori seriali italiani del secolo scorso.

Itinerario musicale dalle connotazioni suggestive ed intriganti; avvolgente, seducente, appassionato amarcord sonoro che non posso fare a meno di consigliare a chi predilige gli ascolti di qualità.

Luciano De Crescenzo