MumblesI Mumbles si segnalano nella produzione musicale dell’anno in corso per alcuni tratti evidentemente caratteristici, quasi unici. Il loro rock eclettico va dal pop al punk, dalla new wave al noise. Non è difficile comprendere quindi come è arduo etichettare e dare una cifra stilistica alla band che ha base a Berlino. La stessa label, Kichen Leg Records, li denota soprattutto per la voglia e l’ostinazione che il gruppo, dopo varie trasformazioni, ha dimostrato; giungendo finalmente nel maggio di quest’anno ad incidere lalbum Gees My Eyes. Anche la veste grafica e la registrazione su nastro è singolare, ma si accompagna a questi veri e propri manufatti artistici il download digitale e lo streaming illimitato. Questo sembra quasi dimostrare in maniera pratica la duttilità dell’etichetta e del gruppo oltre alla gran varietà di sonorità che ritroviamo nei 12 pezzi di cui si compone l’album. Le melodie sono aggressive e pungenti come We Are The Rockstars o malinconiche come in You / Not You. Ma credo che uno dei pezzi più interessanti sia Capo Song che segna un vertice dal punto di vista artistico ed è anche un perfetto spartiacque nell’economia del disco. È interessante notare che dopo il brano strumentale la musica dei Mumbles diventa sempre più rarefatta e pare quasi disarticolarsi. Questo movimento giunge al suo apice nell’ultimo brano dove la musica sembra riprendere corpo. Così riacquista una sua scorrevolezza, fluidità, nella traccia che dà nome all’album Gees My Eyes.

Domenico Romano