AirportmanDove sta il confine degli Airportman? Nell’infinito, in quei luoghi non luoghi che non si vedono ma si percepiscono, fanno tremare le tempie e i polsi per via di quella loro poesia memory form che ti penetra e impasta l’anima.

I cuneesi Airportman tornano a sorvolare le distese uditive con un nuovo album, Anna & Sam, un coacervo lirico liquido/gassoso di sensazioni apparentemente distanti ma che invece poggiano su simmetrie poetiche altolocate, un ascolto che ad ogni giro è destinato a crescere esponenzialmente. Disco fortemente legato all’identità musicale di sfumature, colori pentecostali e minimalismi in punta di piedi, amoreggia con pianoforte, chitarra, la voce e il sax di Giaccone e la fonetica ondivaga di Lalli per un contrappunto espressivo di nebbie e brume che fa gridare: “chi c’è da quell’altra parte di quei solchi che delimitano la loro prosaica?”, e la risposta è l’eco di queste ombre sonore che senza chiedere permesso a nessuno arrivano, ti ubriacano di grazia e fuggono per le vie scoscese dello spirito.

Tutto qui è notturno, in preda a deliri e parole, atmosfere post e un freddo/caldo che si manifestano sotto le righe di Indifferenza Così Cara, Dieci anni, dentro la parvenza di un immenso Francesco Di Giacomo in Sogno Di Un Drogato, L’Umiltà, un diamantino grezzo di otto tracce che risplende di abbagliante povertà regale.

Max Sannella