SwansNuovo album per la creatura di Michael Gira dal titolo The Glowing Man. Questo lavoro, uscito come doppio CD e triplo vinile, è annunciato dallo stesso come “l’ultimo album dell’attuale incarnazione degli Swans”. La chiusura di un doppio cerchio. Il primo è relativo ai componenti della band costituita da Norman Westberg, Phil Puleo, Thor Harris, Kristof Hahn e Chris Pravdica che verrà dismessa al termine del tour. Il secondo riguarda il percorso stilistico del gruppo iniziato sette anni fa con la pubblicazione di My Father Will Guide Me Up A Rope To The Sky (2009) e proseguito con i successivi The Seer (2012), To Be Kind (2014) fino a questa nuova release. Disco, questo The Glowing Man, naturale compimento che non va a togliere nulla alla natura estrema e violenta del gruppo.

L’album è composto da otto tracce, di cui soltanto tre durano intorno ai cinque minuti, mentre le restanti dai quindici ai ventotto. La lunga durata delle canzoni è un’attitudine ben rodata del gruppo, che trova la sua massima espressione nelle esibizioni dal vivo dove i flussi sonori ipnotici sono in perfetta condivisione diretta con il pubblico facendo si che questi live-act diventino quasi una seduta psichica-elaborativa.

Apre l’ipnotica Cloud Of Forgotting, tipica canzone Swans. Seguono i 25 minuti di Clouds Of Unknowing, nenia ritualistica dove i lunghi droni danno alla traccia un andamento quasi mantrico. The World Looks Red / The World Looks Black è un brano piuttosto decostruzionista. Il passato di Gira prende forma in un’evoluzione sonora dov’è facile ritrovarsi (o perdersi) in lande in cui la luce è sempre tenuta a debita distanza. Il primo segmento è chiuso dalla breve People Like Us, scarna folk-song dove la voce a tratti blues del frontman allontana gli Swans dal sound delle altre canzoni. Frankie M. apre il secondo disco … un lungo drone rielaborato con un coro, introduce i riff in crescendo che si alternano tra loro in continue variazioni fino a raggiungere uno stato di trance mentale. When Will I Return è un pezzo piuttosto malinconico, cantato dalla moglie Jennifer. Le traumatiche esperienze di vita di Michael riemergono da un passato non troppo lontano. Brano quasi dark nei suoi arrangiamenti che ricordano certe produzioni della 4AD. The Glowing Man è la descrizione di un uomo dai mille volti che sembra essere parte di tutto ma che si trasforma in nulla. Il processo di ricostruzione passa attraverso il demone interiore di Gira … il suono è implacabile, potente … la struttura della canzone freak-out … le esplosioni di rumore, scatenate dal gruppo dopo ogni frase, devastanti. Finally Peace chiude l’album. È un brano quasi pop, meno legato a certe inquietudini della band, con un senso logico nella sua bivalenza.

Come logica la conclusione di quest’ultimo abstract di idee e suoni esplorati dal poeta nero Michael Gira che in oltre trent’anni di attività ha costruito-decostruito un certo rock alternativo attraverso un suono cupo, nichilista, claustrofobico e senza speranza, fin dai suoi esordi come Circus Mort. Un innato senso musicale-artistico ed uno stile inconfondibile che ha influenzato moltissimi gruppi. Mi inchino al suo genio. Regards!

Luca Sponzilli