Le poche copie originali di questo unico e raro album del ’75 degli I.P.Son Group, pubblicato dall’illuminata label milanese Ultima Spiaggia, girano tutte tra i cento e i duecento euro. Nati a Milano nel 1973 dalla combinazione di tre musicisti italiani (Marco Rossi alle chitarre, Marco Merilli ai fiati, Alberto Tenconi al basso) e due africani (Nick Eyok e Mohammed El Targhi alle percussioni) dopo varie esibizioni e collaudi entrano in studio e lo stesso anno incidono questo loro unico, omonimo album. Ma il disco, per varie vicissitudini, vide la luce solo due anni dopo, che si riveleranno però fatali, anche perché erano già stati pubblicati, intanto, dischi con le medesime intenzioni e sonorità musicali (Aktuala, Nadma, Tony Esposito, Napoli Centrale) che prevedevano fiati, principalmente sax e flauti, su percussioni dalle strutture ritmiche aperte e afro(beat). Nelle nove tracce dell’album, dai titoli esoterici come Al Sabri, Sahara e Fatimah si innescano ascensioni free(jazz) su sonorità che oggi chiameremo world o ethno, ma il quintetto non disprezzava nemmeno riferimenti ad armonie mediterranee come nel brano iniziale Raggio Di Sole o mantra salmodiati in lingua e stile tipicamente africano da Nick Eyok, A Ny e soprattutto la suggestiva I Sing The Dawn. Il disco si rivelò alla sua uscita immediatamente, quanto immeritatamente, un flop commerciale, soprattutto per le ragioni temporali sopra indicate, cosa che provocò non pochi problemi all’etichetta del povero Ricky Gianco, nonostante le sue peculiarità, furono i primi infatti e forse l’unico gruppo di tutti i ’70 ad anticipare e sperimentare una vera fusione tra musicisti europei e musicisti di origine africana. Per anni fuori catalogo, ecco spiegato il motivo che ha fatto lievitare i prezzi delle introvabili stampe originali del ’75, e mai ristampato per più di quarant’anni, nemmeno in CD. Ci ha dovuto pensare, per fortuna, l’anno scorso l’italiana Black Sweat Records, con tanto di inserto accluso. Credo sia una buona occasione per gettare un “orecchio” ai nostri anni ’70 che, con dovute precauzioni in merito, hanno visto la genesi di musicisti e gruppi intenti ad abbattere, sovvertire e rifondare generi, nonché “forma e sostanza” musicale.

Giuliano Manzo