Atteso quanto gradito ritorno per Kristin Hersh e le Muse Vibranti con Sun Racket, disco preceduto durante il lockdown dal singolo Dark Blue. Ma facciamo un passo indietro agli esordi su 4AD in piena esplosione dark-wave; i (le) Throwing Muses hanno un suono completamente diverso dagli altri gruppi dell’etichetta risultando moderni, diretti e con un forte output chitarristico. Di loro se ne parla un gran bene nonostante siano di difficile collocazione e diventano ben presto gli alfieri del nuovo corso legato all’indie made in Britain. Con le defezioni di Leslie Langston nel 1990, presto sostituita da Bernard Georges, e subito dopo la pubblicazione di The Real Ramona di Tanya Dnnelly vi è una sorta di perdita d’equilibrio e la critica non si risparmia ritenendo fondamentale la futura Breeders nella stesura finale e nella costruzione delle canzoni. Red Heaven alimenta alcune incertezze sul futuro del gruppo ma i successivi University e Limbo smentiscono queste remore. I due lavori mostrano un folgorante quanto puro incanto (pop)-rock attraverso epidermiche sensazioni di piacere; Bright Yellow Gun singolo intenso e perfetto rimanda nel suo incipit inevitabilmente agli anni ’80. Della prima line-up è rimasto il solo David Narcizo alla batteria mentre Kristin alterna al gruppo la carriera solista da songwriter. L’uscita dell’omonimo album nel 2003 segna la fine del sodalizio con l’ex etichetta di Ivo Watts-Russell ed un lungo silenzio durato circa due decadi intervallato dal non troppo convincente Purgatory/Paradise.

Il nuovo lavoro riprende quel feeling tra brani dinamici e coinvolgenti; Dark Blue ha un forte legame con il passato, il pianoforte di Bo Doddley Bridge scandisce il cader della pioggia in un pomeriggio dal preludio autunnale. Gli arpeggi sognanti di Maria Laguna i seducenti bagliori di Bywater le bivalenze di Milk At McDonalds e le irruenze di Frosting sono una sapiente combinazione tra riuscite ballate ed inquietudini emozionali. La voce della Hersh è vibrante, dotata della solita padronanza ma capace di interpretazione sensuali come nella psichedelica Sue’s memore di quel tornado lontano edito nella primavera del 1988. Il plettro iridato si propaga avvolgendo il leitmotiv in un’iperbole elettrica e notturna mentre la sezione ritmica muove le trame su soffici velluti e Sun Racket nella sua intensità ci restituisce i Throwing Muses in una forma adeguata alla loro fama. In conclusione non posso che essere entusiasta del risultato finale.

Amabile, consigliato … vi stavamo aspettando.

Luca Sponzilli