Lo scorso 22 giugno 2023 è venuta a mancare una colonna portante del free jazz europeo, Peter Brötzmann, sassofonista tedesco – principalmente tenore – che ha solcato le radici del suono degli ultimi 56 anni. Aveva preannunciato, qualche mese fa sui social per motivi di salute, la sua temporanea uscita di scena dai concerti, attività per lui frequentissima quasi fino alla fine, avvenuta dopo il compimento dei suoi 82 anni. Uno spirito e movenze da guerriero, una potenza di suono ineguagliabile, lui stesso si era dichiarato una sorta di alter-ego europeo di Albert Ayler, altro immenso sassofonista americano scomparso prematuramente, cui Brötzmann aveva dedicato un intero album monografico sulla musica, la vita e la morte, con lo storico quartetto dal nome Die Like A Dog, che comprendeva la sezione ritmica con la quale il nostro girava spesso in tour, William Parker al contrabbasso e Hamid Drake alla batteria. Con i due in trio memorabile rimane la performance al Cafè Oto di Londra nel gennaio 2015, registrata e pubblicata in vinile col titolo Song Sentimentale.

Altro storico concerto fortunatamente registrato è stato quello bolognese pubblicato nel CD dal titolo The Catch Of A Ghost con Moukhtar Gania allo strumento africano guembri e alla voce e il già citato Hamid Drake. Questo solo per ricordare due meravigliose performance degli ultimi anni, ma dal passato giungono le diverse partecipazioni ai collettivi con i più grandi improvvisatori europei costituiti in vere e proprie orchestre come la tedesca Globe Unity di cui Brötzmann fu fondatore dagli esordi nel ’67 e l’olandese Instant Composer Pool cui prese parte dagli anni ’70.

Nell’arco della lunga carriera si annoverano anche alcuni lavori in solo e in ensemble, come l’ottetto dell’album Machine Gun del 1968, agli inizi, e il progetto del Chicago Tentet del 2022. Come ricordo personale dal vivo di chi scrive vi è il concerto al festival del 2010 di Sant’Anna Arresi in Sardegna, quell’anno dedicato proprio ad Albert Ayler. Definire il suono di Brötzmann non è facile: ruvido, spigoloso, aggressivo, tagliente ma sempre profondo, intenso, sensuale, inafferrabile, non riducibile ad aggettivi. Certo è che la potenza del suono del suo sassofono rimanda ad una memoria originaria, ancestrale, non vissuta, presupposto di ogni esperienza ancora da vivere.

Sergio Spampinato

 

Foto di Harald Krichel

Peter Brötzmann

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Discography

Peter Brötzmann & Han Bennink: Live Cafè Oto, Londra, 2019

Brötzmann, Bekkas & Drake: “Catching Ghosts Live”

Alexander von Schlippenbach – Globe Unity Orchestra (1967)