GRAHAM PARKER & THE GOLDTOPS
“Last Chance To Learn The Twist”
(Big Stir Records, 2023)

Intro

Last Chance To Learn The Twist è il nuovo album del londinese Graham Parker (Hackney il quartiere nativo, lo stesso che titola l’ultimo disco dei Rolling Stones) uscito l’8 settembre 2023 che lo vede spalleggiato per la seconda volta dai Goldtops (a 5 anni da Cloud Symbols, 2018, 100% Records). Due mesi dopo, e mentre scriviamo, il veterano Parker ha (da poco) compiuto 73 anni. È forse il caso – per nostra collaudata abitudine e soprattutto per le nuove ignare generazioni – di raccontare brevemente chi è Graham Parker prima di addentrarci nel suo nuovo lavoro in studio.

Graham Parker: la carriera, i dischi

Qualche numero e data: una nutrita discografia, 24 album in studio e 10 live incisi nei 47 anni trascorsi tra il primo seminale Howlin’ Wind (1976) e questo nuovo Last Chance To Learn The Twist da un artista che il prestigioso sito musicale AllMusic (specializzato in recensioni e biografie scritte da firme illustri) presenta come “un ribelle e appassionato cantante e compositore che influenzato dal R&B ha colmato con decisione il divario tra il pub rock e la new wave”. Proprio così: le robuste radici musicali di Graham Thomas Parker sono piantate saldamente in quel pub rock anglosassone, ma intriso fino al midollo di mood musicali americani (blues, rhythm’n’blues, soul), che tra prima e inizio seconda metà anni ’70 fece con grande energia da battistrada all’esplosione del punk rock.

Un genere musicale ruspante e infuocato il pub rock inglese, sbocciato in una dimensione prettamente live nei localacci e nelle bettole inglesi che avevano (ed hanno) una clientela e un pubblico operaio, prettamente working class. Sono numerosi e tutti di grande livello le band e gli artisti partoriti da quegli anni ruggenti, a volte ingiustamente e superficialmente etichettati come “punk” sulle copertine dei loro dischi e sui giornali: Elvis Costello, Dr. Feelgood, Eddie & The Hot Rods, Nick Lowe, Nine Below Zero, Brinsley Schwarz, Mickey Jupp, Ducks Deluxe, Bees Make Honey. Alcuni di essi hanno poi sposato con efficacia, negli anni successivi fino nei duemila, un’estetica pop e classic rock con un notevole successo di pubblico, critica e vendite.

Sono i Rumour, tutti eccellenti strumentisti, i compagni fedeli di viaggio del piccolino ex benzinaio Graham Parker nei primi imperdibili dischi usciti tra seconda metà anni ’70 e primi ’80: i chitarristi Brinsley Schwarz e Martin Belmont, il bassista Andrew Bodnar, il tastierista Bob Andrews, il batterista Steve Goulding. Sono tutti provenienti da formazioni seminali pre-punk: Brinsley Schwarz, Ducks Deluxe, Bontemps Roulez. Sono su Mercury Records questi album di altissimo livello traboccanti tutti song autoriali dense di caldo soul bianco: Howlin’ Wind e Heat Treatment (1976), Stick To Me (1977), The Parkerilla (dal vivo, 1978), Squeezing Out Sparks (1979), The Up Escalator (ospite Bruce Springsteen, 1980), Another Grey Area (1982).

La vena compositiva di Parker raggiunge qui vette altissime: ispirati inni rock (Back To Schooldays, New York Shuffle, Stick To Me, Heat In Harlem, Discovering Japan, Local Girls, Passion Is No Ordinary Word), suadenti ballate che toccano il cuore con quella voce madida di soul (Watch The Moon Comes Down, You Can’t Be Too Strong, Fool’s Gold, Black Honey, Hotel Chambermaid, I’m Gonna Tear Your Playhouse Down, Gypsy Blood), reggae a serramanico (Don’t Ask Me Questions, Howlin’ Wind) ma anche cavalcate rock mid-tempo d’ispirazione tipicamente americana (Lady Doctor, Silly Thing, Heat Treatment). I Rumour e Parker cesseranno di collaborare nel 1980 con The Up Escalator ma, miracolosamente (per noi), ci sarà una reunion tra loro 32 anni dopo che durerà lo spazio di 2 ottimi dischi: Three Chords Good (2012) e Mystery Glue (2015).

La dipartita dei fedeli Rumour non impedisce a Parker di regalare ai suoi affezionati fan, per tutti gli anni ’80 e tutti i ’90, ancora buoni se non ottimi classici album lontani dai trend del momento: The Real Macaw (1983), Steady Nerves (1985), Mona Lisa’s Little Sister (1988, Buddha), Human Soul (1990, Diablo), Struck By Lightning (1991, Diablo), 12 Haunted Episodes (1995, Razor & Tie Music), Acid Bubblegum (1996, Razor & Tie Music). In essi continuano a convivere felicemente e miracolosamente fiati, ammiccanti “groove” soul e rhythm and blues e la semplicità commovente di seducenti serenate cantautorali. Ci saranno anche grandi “live” album negli anni ’90: Live From New York, NY (1996, Razor & Tie Music) e The Last Rock & Roll Tour (1997, Razor & Tie Music), con formazioni quali The Figgs. Nel primo decennio del nuovo millennio l’ispirazione di Graham non si è mai prosciugata, altri 3 album dal vivo e 7 in studio incisi con arte certosina, fino all’ancora valido Imaginary Television (2010).

Purtroppo però come già detto, da tempo Parker non va di moda e come artista soffre di un ingiusto anonimato: i suoi dischi non sono saliti agli onori delle cronache, anche se non sono mai mancate segnalazioni e recensioni sulla stampa rock specializzata, italiana e internazionale. Poi i 2 dischi della reunion con i Rumour cui accennavamo più su e il già citato Cloud Symbols del 2018. Il nuovo album con i Goldtops recensito più giù è stato preceduto solo nel 2019 da Squeezing Out Sparks: Solo Acoustic 40th Anniversary, una riuscitissima azzeccata rivisitazione totalmente acustica del famoso elettrico ed elettrizzante capolavoro Squeezing Out Sparks con i Rumour del 1979. Abbiamo intitolato non a caso questo articolo “Passione non è una parola qualunque”: Passion Is No Ordinary Word era un ruggente brano dell’album Squeezing Out Sparks con la “passione” declinata in una storia d’amore; noi ne abbiamo manipolato il significato per fissare il mood traboccante presente in modalità generosissime in tutta l’opera di Parker. Sta a voi ora – mentre presso le nuove generazioni spopola nel secondo decennio dei 2000 la deleteria trap e schifezze assortite – rifarvi una verginità auditiva riscoprendo la sua nutrita discografia e magari in modo certosino: Graham se lo merita, sono ormai 47 anni (quasi mezzo secolo, mica bruscolini) che ci appassiona e si appassiona al suo mestiere infondendogli calore e la sincerità vibrante dell’anima.

 

Graham Parker

Social

Passion Is No Ordinary Word

Stick To Me

Watch The Moon Comes Down

Don’t Ask Me Questions

Howlin’ Wind

Black Honey

Local Girls

 

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Last Chance To Learn The Twist

Una delle cose che abbiamo realizzato ascoltando questo nuovo Last Chance To Learn The Twist, è che, con gli anni e la senilità, la voce (pur se un tantino più flebile) e le interpretazioni di Graham Parker migliorano come dei buoni vini invecchiati: le sue performance in tutto il disco sono impeccabili, suadenti, valorizzate dal backing sound spesso e volentieri morbido e jazzato (Shorthand, Pablo’s Hippos, We Did Nothing, la significativa Cannabis) dei Goldtops, che includono l’ex chitarrista dei Rumour, Martin Belmont, e il keyboardista Geraint Watkins, un abituale collaboratore di Nick Lowe.

Nel disco quindi prevale un mood disteso e soffuso, ma vecchie passioni musicali spesso riaffiorano: nel reggae insistito di Them Bugs e nel quasi reggae di Lost Track Of Time, nella ballata dylaniana con tanto di harmonica Last Stretch Of The Road e nell’altrettanto seducente Grand Scheme Of Things. Vecchi furori musicali riaffiorano anche nell’iniziale concitata The Music Of The Devil (quasi un ipnotico rockabilly) e nella pimpante finale, bluesata e fiatistica Since You Left Me Baby che sembra uscita da uno dei ruggenti dischi di Parker dei tardi anni ’70; anche Wicked Wit, andante con brio, è fiatistica e pare balzata fuori da quei solchi indimenticabili.

C’è anche modo di commuoversi con qualche tipica ballata blue-eyed soul in puro stile Parker, tipici incisi killer compresi (Sun Valley, It Mattered To Me). Un disco, Last Chance To Learn The Twist, da centellinare e gustare senza nutrire alcuna speranza su velleitari cambiamenti musicali: è il modo migliore per usufruire ancora miracolosamente nel 2023 del contagioso feeling di un carismatico musicista ultra settantenne.

Pasquale Boffoli

 

Sun Valley

Them Bugs

Pablo’s Hippos