LIL YACHTY
“Let’s Start Here”
(Motown/Quality Control Music, 2023)

Ho spesso seguito i consigli degli artisti che ammiro sui dischi da ascoltare. Quindi quando, a febbraio dello scorso anno, lessi un post di Questlove sull’ultimo disco di Lil Yachty, Let’s Start Here (uscito il 27 gennaio 2023), mi dissi: bisogna ascoltarlo con attenzione. Questlove non si risparmiò e si sbilanciò con paragoni importanti come Sgt. Pepper’s, Around The World In A Day, Paul’s Boutique (anche se tutti gli album citati lo sono come “svolte creative” e non come capolavori tout court), dichiarando infine: «Roba come questa mi fa essere ottimista sul futuro della musica». Questlove non è uno che consiglia qualsiasi cosa e le sue affermazioni mi avevano molto incuriosito: dopo ripetuti ascolti devo dire che è proprio un bell’album. Non conoscevo granché Lil Yachty, avevo forse sentito un paio di canzoni negli scorsi anni, sapevo solo che è stato parte della scena trap di Atlanta (che ha espresso belle cose, ad esempio i Migos).

Qui però di trap non ce n’è e ciò sembra davvero una svolta per Yachty dal punto di vista compositivo (se pensiamo che la sua hit del 2022, Poland, durava solo un minuto e mezzo), con brani piuttosto lunghi e dalla struttura complessa. Tanti sono i collaboratori per questo disco, da Jake Portrait di Unknown Mortal Orchestra a Mac DeMarco, Patrick Wimberly dei Chairlift, la cantante e autrice Diana Gordon e tanti altri.

Si parte con una mini suite di più di 6 minuti di forte sapore Floyd/progressive con tanto di vocalizzi nel lungo finale, come una Great Gig In The Sky del terzo millennio (The Black Seminole), per poi proseguire con un brano pop psichedelico alla Flaming Lips/Tame Impala (The Ride), poi si va su un pop/funk con basso slappato (Running Out Of Time) e poi via di nuovo con suoni siderali, Sly Stone, il fantasma di Eddie Hazel che aleggia (o forse sono io che sento sempre Eddie Hazel in ogni disco di black music con chitarre), psichedelia a go go, squarci quasi hardcore, un pezzo che mi ricorda gli Outkast (Failure), un brano come The Zone, molto princiano, che potrebbe essere una hit, un altro pop di gusto funkadelico (Drive Me Crazy!), un capolavoro psichedelico come We Saw The Sun. Un viaggio lungo 57 minuti che si conclude con Reach The Sunshine (e non poteva essere diversamente).

Anche i testi sono molto positivi e … ehm … solari, non sono certo i soliti testi a tema sesso, soldi, potere e gioielli di certa trap, ma hanno come argomento l’amore e una ricerca spirituale verso un assoluto che infine viene forse raggiunto. Date quindi una chance a questa prova di Lil Yachty, un album sorprendente che parla anche alle orecchie di chi è non è abituato ad ascoltare rap e hip hop.

Mario Clerici

 

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