DE DE LIND
“Io Non So Da Dove Vengo E Non So Dove Mai Andrò, Uomo È Il Nome Che Mi Han Dato”
(Mercury, 1972)

Questo è l’unico LP realizzato dalla band progressiva di Varese datato 1973. Tanto unico quanto raro, viste le esorbitanti quotazioni che il disco ha oramai sul mercato del vinile da collezione. Un lavoro che comunque merita l’attenzione dei più accaniti amanti del genere ed anche di coloro che sono abituati ad altre sonorità. Già il titolo ci fa comprendere che si tratta di progressive e ciò è testato anche dalla lunghezza della maggior parte dei brani e dai testi.

I 45 giri incisi prima di questo lavoro, invece, si discostano dal genere. Infatti, il loro primo sette pollici Anche Se Sei Qui è un tardo beat ed esce nel 1969 per la Windsor Records, etichetta underground italiana alquanto sconosciuta. Il secondo 45 giri Mille Anni del 1970 ed il terzo Signore, Dove Va? del 1971, escono per una major, la Mercury, label discografica che si occupa anche della produzione del loro primo ed unico LP. Mille Anni è un crossover tra freakbeat e psychedelia pop, mentre Signore, Dove Va? ha già delle sonorità che si avvicinano al progressive con cadenze pop e funky.

La prima pressatura è del 1973 targata Mercury con distribuzione Phonogram. La copertina originale è gatefold e textured. Molto bella è la picture all’interno della cover apribile, dove vi è fotografato il gruppo tra gli arbusti che costeggiano una strada di campagna isolata e non asfaltata. Sulla front cover vi è disegnato un corpo umano sformato, ingrossato e fatto di pietra, che con la mano destra si tappa la bocca. Il cuore della creatura è ben visibile e colorato di rosso. La scena successiva è posta sulla back cover, dove il nostro buon gigante di pietra con la mano che prima tappava la bocca, prende il cuore e si accinge ad ingoiarlo per intero.

Il disco viene ristampato in CD in edizione italiana dopo parecchi anni dalla prima uscita, ovvero nel 1990 e sempre dalla Mercury, mantenendo le stesse tracce dell’originale. Degne di nota sono anche le ristampe in CD e in LP realizzate nel 2004 e nel 2014 grazie alla Vinyl Magic 2000 e alla btf.it, etichette discografiche che si occupano di divulgare questo genere musicale. Anche queste stampe non contengono brani inediti o bonus track, ma diversamente dalle altre, una tiratura del 2014 è realizzata in vinile bianco.

Il disco è da ascoltare tutto d’un fiato, anche perché le pause non ci sono tra un pezzo e l’altro. Le prime note dell’LP iniziano con l’entrata in scena di De De Lind, la bellissima coniglietta di Playboy dei primi anni ’60, che a suon di gong, arpeggi di chitarra classica e rulli di timpani, si fa strada da sola nel Templio Sacro di Vito Paradiso (il cantante del gruppo) & Co. Ad aspettarla come ospite d’onore, c’è un hard progressive di tutta eccellenza, carico di sonorità hard rock tipiche dei gruppi dei primi anni ’70 e dolci flauti ed arpeggi di chitarra acustica che molto spesso zampillano tra le canzoni del disco, rendendolo ancora più intrigante e vario. Black Widow, Jethro Tull e Uriah Heep fanno da scuola. Molto belli sono i testi delle canzoni, nonostante il lavoro sia prevalentemente strumentale. I personaggi inventati o reali che popolano il mondo De De Lind, sono ricchi di complessità emotiva, di mito, di storia e di vitalità espressiva. Ci sono anche riferimenti a paesaggi e alla natura, spessissimo intrecciati ai ricordi più intimi di Vito Paradiso, impegnato a costruire l’architettura del disco attraverso l’osservazione e la riflessione. Bellissimo è il pezzo Cimitero Di Guerra, dove il ricordo legato ai martiri della guerra sepolti tra le viscere della fredda terra, si intreccia con il racconto di una monaca religiosa, che chiede elemosina dando in cambio delle preghiere. La morte è un tema che riaffiora anche nel primo brano del disco Fuga E Morte e in Voglia di Rivivere. Una morte “cara” che affianca il buon Vito Paradiso mentre fotografa il ricordo del tempo vissuto nell’ultimo istante di vita, facendo quasi come se sapessimo quale sarà il nostro ultimo treno. E poi … chiamami ancora Uomo.

Massimo Moretto