SlowmotherÈ un sapore sonico misto questo Chemical Blues dei milanesi Slowmother, una tosta mescolanza di garage/blues ibrido e pallori elettronici, un fulmicotone intrecciato che spiazza e che fornisce impressioni positive pronte a durare nel tempo. Chiazze seventies e fosforescenze ’80 in una pienezza estetica che grida tutto il proprio splendore bluastro e imbottisce gli orecchi di sensazioni e dimensioni di libidine.

Il quartetto meneghino, Alessio Slowmother chitarra/voce, Grace batteria, Pietro The Butcher basso e Larsen Premoli hammond/moog qua e là, frantuma l’unità del suono concepito come proiezione unica, preferendo “slabbrare” l’estetica mono per architettare un blues “infettato” di “altro” alternativo, mai derivativo e con direttrici psichedeliche esuberanti e ben congegnate. Echi di Wolfmother Drugs e più in là fumigazioni alla The White Stripes Lipstick, Queen chiudono il cerchio, o meglio, il climax del disco raggiungendo così la spettacolare aura inquieta e sensuale, tormentata e irraggiungibile di un piccolo capolavoro.

Gli ZZTop che ondeggiano in My Grave e un Eric Sardinas che gracchia in 20 Years mettono il sigillo a questo lavoro cavalcante, oppure come dicono in America: “Un lavoro buono di pelle e palle!!”.

Max Sannella