INTRO

David (Van Cortlandt) Crosby è nato il 14 Agosto 1941 a Los Angeles (California), è morto a 81 anni il 18 Gennaio 2023. È stato dagli anni ’60 del ‘900 sino alla sua dipartita uno degli artisti/musicisti più innovatori e seminali della west-coast music. Songwriter, cantante e chitarrista ritmico ha scritto alcune delle pagine più esaltanti e immortali della storia della cultura e utopia hippie sbocciata in California dalla seconda metà degli anni ’60 soprattutto a Los Angeles e San Francisco. È stato un membro assolutamente fondamentale di formazioni altrettanto fondamentali della storia della west-coast music: The Byrds, Crosby Stills & Nash, Crosby Stills Nash & Young, Crosby & Nash, CPR – tra fine anni ’90 e primi duemila, con Jeff Pevar (chitarre) e il figlio James Raymond (tastiere) fino alla magnifica Lighthouse Band negli anni duemila. David Crosby ha inciso poi nel corso di 50 anni otto album solisti in studio e un live, tra il 1971 e il 2021.

Il primo, If i Could Only Remember My Name (1971), mesmerico manifesto programmatico di una utopia hippie californiana ormai in via di dissoluzione del suo vergine splendore originale è senza dubbio il lavoro che ha marchiato a fuoco la carriera di Crosby. L’ultimo, For Free, è uscito nel 2021. Tra i due: Oh Yes I Can (1989), Thousand Roads (1993), It’s All Coming Back to Me Now … (Live, 1994), Croz (2014), Lighthouse (2016), Sky Trails (2017), Here If You Listen (2018). L’ultima ancora notevolissima uscita discografica dell’artista prima della sua scomparsa è stata David Crosby & The Lighthouse Band Live At the Capitol Theatre (CD/DVD, 25 novembre 2022), una meravigliosa performance acustico/unplugged registrata nel 2018 di Crosby e tre suoi pards, giovani dotatissimi musicisti (la Lighthouse Band): Becca Stevens, Michelle Willis e Michael League.

Il seguente approfondimento esamina la prima fase – sette anni, dal 1965 al 1971 – della parabola creativa di David Crosby, la più esaltante, quella che dalla verginità espressiva del nuovo folk rock letteralmente ‘inventato’ dai Byrds insieme a Bob Dylan, matura a passi da gigante forgiandosi nel periodo psichedelico dei Byrds, le armonie complesse e sopraffine di Crosby, Stills, Nash (& Young) fino ai fasti west-coast music ineguagliati del primo album solista, il capolavoro senza tempo If I Could Only Remember My Name (1971).

Illuminazioni folk-rock e utopie hippie (1965 – 1971)

The Byrds

The Byrds sono stati uno dei gruppi americani più innovatori e seminali della seconda metà dei ’60: hanno inebriato il mondo con il magico inconfondibile suono cristallino delle loro chitarre Rickenbaker, le commoventi vibrazioni mistiche dei loro impasti vocali metafisici di albums come Mr. Tambourine Man (’65, Columbia), Turn Turn Turn! (’65, Columbia), le sperimentazioni di Fifth Dimension (’66, Sony Music), Younger Than Yesterday ( ’67, Columbia), The Notorius Bird Brothers (‘68, Columbia), tre dischi stracolmi di fosforescenti illuminazioni folk-rock che hanno letteralmente spalancato le porte della percezione sensoriale di un’intera generazione insieme alle primissime opere dei Doors, Jefferson Airplane, Grateful Dead. David Crosby proveniva come Roger Mc Guinn e Gene Clark dall’ambiente folk, aveva fatto parte di Les Baxter’s Balladeers (un album all’attivo senza Crosby). Nei Byrds diventa chitarrista ritmico ed impagabile, acuto ‘harmony-vocalist’ già nei primi due album, stracolmi di covers Dylan-iane e di brani autografi del grande Gene Clark.

La sopraffina rielaborazione vocale rock byrdsiana, il jingle-jangle dal suono cristallino e puro delle chitarre Rickenbacker da loro sempre adoperate, il patrimonio folk americano cui hanno attinto, Bob Dylan soprattutto – ma anche Pete Seeger-Haynes (The Bells Of Rhymney, Turn Turn Turn su parole dell’Ecclesiaste), Jackie DeShannon (Don’t Doubt Yourself Babe), Hayes-Rhodes (Satisfied Mind, inciso anche da Jeff Buckley tantissimi anni dopo) – farà dire e scrivere che sono stati loro a mettere a punto per primi il folk-rock! Ma ancora prima di Mr. Tambourine Man avevano inciso con Jim Dickson un album ancora acerbo, Preflyte (uscirà nel 1969, nel ’72 e nel ’74 per etichette diverse) che conteneva tra l’altro un piccolo capolavoro compositivo triste-nostalgico di Crosby-Mc Guinn, The Airport Song. La psichedelia eterea, il nascente raga-rock dei Byrds (ispirato dall’oriente di Ravi Shankar) avevano prodotto tra il ’66 ed il ’67 Fifth Dimension e Younger Than Yesterday, due album densi di brani dall’aroma stordente ed intenso; Mc Guinn arriverà a dire che i suoi intricati fraseggi chitarristici in Eight Miles High erano influenzati dalle scale jazzistiche del sax di un altro artista rivoluzionario di quegli anni, John Coltrane!

In mezzo a tante nuove e geniali intuizioni comincia a farsi largo la vena di songwriter di David Crosby: i brani e i testi più enigmatici e visionari di Fifth Dimension e Younger Than Yesterday non sono firmati da Roger McGuinn o dal bassista Chris Hillman (che pur reca in questo periodo un validissimo nuovo apporto creativo!) bensì da David Crosby: What’s Happening?: “… non so chi pensi di essere, non so che cosa sta accadendo qui” – Renaissance Fair: “… penso che potrebbe essere un sogno, c’è profumo di spezie e di cannella, sento musica dappertutto, tutt’intorno un caleidoscopio di colori, penso che potrebbe essere un sogno”; il verso “I think that maybe I’m dreaming …” sarà citato da Eric Burdon nel brano Monterey (New Animals, Twain Shall Meet, 1968). David Crosby affascina e ammalia anche con Everybody’s Been Burned: “… tutti sono stati bruciati prima, tutti conoscono la pena, chiunque in questo posto può dirti in viso: perché non dovresti tentare di amare qualcuno?”, con l’obliqua e psichedelica Mind Gardens: “… una volta c’era un giardino, arrivò la neve e temetti per il giardino, così costruii delle mura ed un tetto per proteggerlo, ma quando tornò il sole e la pioggia di primavera non potevano raggiungerlo, sarebbe certamente morto, così buttai giù i muri: il giardino continua a vivere”, con Lady Friend: “… ecco che torna di nuovo, ormai la notte sta per finire, ecco che viene e sta per dirmi addio, sta per andarsene e lasciarmi solo, e dovrò vivere senza di lei e sopravvivere”. E ancora l’utopistica Triad: “… volete sapere come sarà, io e lei o me e te, vi amo tutte e due, perché non proviamo qualcosa di nuovo? Perché non rompiamo tutte le regole? Davvero non capisco perché non possiamo amarci in tre!” che sarà reinterpretata in modo eccelso da Grace Slick & Jefferson Airplane nell’album Crown Of Creation (1968) – Dolphin’s Smile: “… fuori nel mare tutto l’anno nuotano liberi da ogni paura, ogni giorno gettano spruzzi, i delfini sorridono”, brano prodromo della grande sensibilità animalista ed ambientale di Crosby, che maturerà anni dopo durante il sodalizio artistico-esistenziale con Graham Nash.

Questi brani recavano in seno strazianti rimpianti esistenziali, introspezioni psichedeliche, inni alla bellezza della natura: sperimentavano con nastri alla rovescia, simulacri preziosi di musica nuova! David Crosby già non c’é più in Notorius Bird Brothers, anche se appaiono sue composizioni e armonizzazioni vocali. Era stato cacciato dalla band da Roger McGuinn e c.: si è più volte affermato che ‘metaforicamente’ sia Crosby quel cavallo che appare sulla copertina di Notorius Bird Brothers accanto a McGuinn, Chris Hillman e Michael Clarke. Si é parlato di un rapporto difficile ed insanabile con Roger McGuinn, che non sopportava più l’esuberanza artistica (verso musicisti estranei ai Byrds) e caratteriale (le esternazioni estreme, utopistiche) di Crosby, si è parlato di gelosie artistiche, ma anche di necessità di nuove vibrazioni e creatività musicale da parte di Crosby.

Ecco, a testimonianza della sua diversità dagli altri Byrds, cosa affermava David Crosby nel 1967 in una lunga registrazione da lui incisa e trascritta. La fonte è il libro “Le Voci Degli Hippies” a cura di Jerry Hopkins (Laterza Editore, 1969: “The Oracle Of Southern California” – Los Angeles, ottobre 1967):
“Io fumo marijuana, e questo mi aiuta, e ogni due o tre mesi mi offro un trip con l’acido, e anche quello mi aiuta. Aiuta a sgombrare il cervello e a rimescolare ogni cosa e a liberare il tutto per impedirgli di sedimentare … Noi dobbiamo trovare il modo di calmare tutti gli ego di questo mondo. Non solo quello del presidente Johnson, ma il mio e quello di chiunque, molto più di quanto non stiamo facendo ora … Ci sono milioni di strade su per la montagna, e tutte allargano la tua coscienza … Si deve voler espandere la propria coscienza. Ecco il vero modo di espandersi … volerlo … e non aver paura di niente … e amare i cambiamenti. In realtà è proprio quello che sta avvenendo!”.

C.S.N. – C.S.N. & Y.

Tra il ’69 ed il ’70 David Crosby incide due storici albums Atlantic con Steve Stills, ex Buffalo Springfield e Graham Nash, ex Hollies: il primo Crosby, Stills & Nash (1969, Atlantic), e il secondo Dejà Vu (1970, Atlantic Records) anche con Neil Young che confermano il suo l’enorme talento compositivo, oltre che le sue squisite doti vocali: la fusione della sua voce con quelle di Nash e Stills nel primo omonimo album raggiunge delle vette incredibili, generando armonie incomparabili, divenute leggendarie nel corso degli anni. Songs come Long Time Gone: “… sembra essere un lungo periodo di tempo, ma tu sai che l’ora più buia è sempre poco prima dell’alba” – l’eterea Guinnevere – Déjà Vu: “Mi sento come se fossi già stato qui prima, e sapete, ciò mi fa davvero chiedere cosa sta succedendo sotto la terra (“sotto i nostri piedi”, “alle nostre spalle”). Lo sapete? Non ve lo chiedete? Cosa sta succedendo giù, sotto di voi?” – la drammatica Almost Cut My Hair: “… sembrava quasi dovessi tagliare i miei capelli, è successo proprio l’altro giorno, ho sentito che la mia bandiera freak era distrutta, questo accresce la mia paranoia; è come guardarmi nello specchio e vedere una macchina della polizia” fecero vibrare con il loro ribellismo romantico in tutto il mondo un’intera generazione freak-alternativa, in ormai lontanissimi anni in cui tutti questi termini avevano ancora un senso.

If I Could Only Remember My Name (1971, Atlantic)

Col senno di poi appare chiaro come tutto quanto su narrato fosse artisticamente un lungo pur meraviglioso preludio all’incredibile If I Could Only Remember My Name uscito nel 1971, per Crosby un picco d’ispirazione poetico-musicale mai più eguagliato! Anche se sono passati più di 50 anni ricordiamo bene l’eccitazione che era nell’aria quando (nell’anno che introduceva une decade mutante e molto diversa per la cultura rock) si venne a sapere che era imminente l’uscita del primo album solista di David Crosby. Allora funzionava ancora il passaparola: non esisteva tanta stampa rock specializzata, quella che oggi provvede sin troppo zelantemente ad illuminarci su ogni buco oscuro del panorama rock internazionale. Allora si parlò di manifesto etico-musicale “definitivo” della filosofia hippie della West Coast ormai in declino, visto anche l’enorme numero di artisti/amici che si strinsero intorno a colui che ne rappresentava un vero e proprio guru, David Crosby. Qualche illustre nome: Jorma Kaukonen, Grace Slick, David Freiberg, Jerry Garcia, Phil Lesh, Jack Casady, Joni Mitchell, Neil Young.

La filosofia/messaggio del disco è già contenuta per intero nel brano d’apertura: Music Is Love suona come una nenia minimale, “… tutti dicono che la musica è amore / che la musica è for free / spogliati dei tuoi vestiti, distenditi al sole / tutti dicono che la musica è divertimento”. Un messaggio forse oggi ingenuo ed anacronistico … oppure parole straordinariamente attuali, unico antidoto ad un mondo straziato da bellicismi, fondamentalismi religiosi, tragiche intolleranze quotidiane. Poi If I Could Only Remember My Name è musica come diretta emanazione della natura, dei tramonti californiani, della brezza marina dell’oceano, densa di mille delicati cromatismi e sfumature chitarristiche, con la voce di David Crosby appesa ad un tenue filo emozionale, che doppia se stessa (Orleans, Song With No Words), che si fa eco (I’d Swear There Was Somebody Here) con movenze sciamaniche, intenta ad esplorare le pieghe più riposte di un’anima generosa ma inquieta di uomo ed artista.

Traction In The Rain: “… lo sai che è difficile per me trovare un modo per superare un altro giorno della città senza pensare. È difficile abbastanza per guadagnare qualsiasi trazione sotto la pioggia, lo sai che è difficile per me capire”. Tamalpais High, Laughing (con un solo interstellare di Jerry Garcia) sono il cuore pulsante del disco, songs attraversate da un’unica linea d’orizzonte, quella dell’utopia freak/hippie totalizzante, reduce da una stagione irripetibile ma che sta volgendo al termine . In If I Could Only Remember My Name essa sembra toccare la sua estrema sublimazione/splendore prima di dileguarsi nei perfidi anni ’70 che conosceranno altre sconosciute, ambigue seduzioni musicali ed estetiche.

Laughing: “… pensavo di aver trovato una luce che mi guidasse attraverso la notte e tutta questa oscurità, mi ero sbagliato, erano solo i riflessi di un’ombra che avevo visto; pensavo di aver visto qualcuno che sembrava finalmente conoscere la verità, mi ero sbagliato, era solo un bambino che rideva nel sole, nel sole”. Due perle d’inarrivabile ribellismo romantico crosbyano sono What Are Their Names: “… mi chiedo chi sono gli uomini che comandano su questa terra e perché lo fanno in modo così malvagio; quali sono i loro nomi? Vorrei dare loro un pezzo della mia mente per portare pace all’umanità” e la lunga, acida saga immarcescibile di Cowboy Movie. Dopo questo disco a Crosby succedono brutte storie: la sudditanza dalla cocaina, la prigione per detenzione d’arma di fuoco, la malattia, più volte si è temuto il peggio. Mai però, ad utopie spentesi, i diamanti emananti luce abbagliante di questo disco hanno smesso di risplendere nel nostro immaginario e nel nostro cuore.

Pasquale Boffoli

 

David Crosby official

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Laughing

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