Humana ProgDebut album per gli Humana Prog, creatura di Paolo Farina eclettico artista nato nella provincia barese, ma milanese di adozione. Già al proscenio della scena musicale nostrana con i progetti Etnoritmo e Vallone, qui oltre che nelle vesti di vocalist è anche autore e arrangiatore dell’intero lavoro.

La genesi di Fiori, Frutti, Farfalle, trae linfa trainante da una sua fascinosa riscoperta; sedici minuti registrati su audiocassetta nel lontano 1973, insieme ad alcuni amici. Provino dell’epoca che sviluppato e articolato quattro decenni dopo, sfocia nella realizzazione della suite di poco oltre venti minuti, title track e traccia d’apertura dell’album ed anche gli altri brani sono composizioni di Farina datate tra 1972 e il 73, mai pubblicate fino al 2014.

Fiori, Frutti, Farfalle fissa una sorta di filo conduttore “ancestrale” con Al Mancato Compleanno Di Una Farfalla, pezzo di cui il nostro scrisse il testo e contenuto nell’unica release in studio su 33 giri, dei milanesi Maxophone nel 1975; uno dei manifesti del rock progressivo tricolore dell’epoca.

Passe-partout per questo pregnante amarcord musicale, l’accattivante cover art del compact, disegnata dal milanese Matteo Guarnaccia, noto artista “guru”, che in passato ha prodotto copertine per dischi di Donovan, Byrds, Garybaldi, Hush e Timoria.

Avventura discografica, nella quale Farina ha scelto di essere affiancato da una folta schiera di musicisti: Lele Battista (tastiere, basso elettrico, sintetizzatore, coro), Giuseppe Camicia (chitarra acustica e classica, coro), Giorgio Mastrocola (chitarra acustica), Silvio Centamore (batteria, percussioni), Antonio Valente (tamburello basco, bongo, tabla), Donato Console (flauto traverso), Donato Pugliese (violino), Mimmo De Carlo (chitarra acustica ed elettrica), Feyzi Azzurro Brera (violino, viola, violoncello), Sandro Esposito (congas, percussioni), Giovanni Di Lorenzo (santoor, tampura elettronico), Vito Di Carlo (violino), Francesco Nitti (sintetizzatore), Patrizia Cirulli (voce, coro) e Sergio Lattuada dei Maxophone al clavicembalo, senza dimenticare Pino Pace, ispiratore attraverso le sue poesie di ben quattro brani e i coristi Evasio Muraro, Renato e Cristina (voci dei Gobar), Rossana Longo, Vincenzo Aversa e Andrea Nardelli.

Proprio la strumentazione curata, ampia e variegata rappresenta il jolly dell’album e particolarmente della cangiante e sognante suite iniziale, inebriante fulcro del disco, dove violino, chitarra acustica, elettrica e flauto la fanno soavemente da padrone; un ricco, avvolgente e altalenante tourbillon di suoni sospesi tra misticismi folk e prog rock, ci trasporta come avessimo a disposizione una macchina del tempo, fastosamente e inesorabilmente negli anni ’70. Bianco, Rosso, Verde è una canzone dal testo ecologista, circa quattro minuti di interessante cantautorato psych con “evasioni” di synth, che sembra rievocare non poco il compianto Claudio Rocchi, mentre Cerca In Te sprigiona radiose sonorità all’insegna di pregevoli barocchismi folk, corredati da tribali digressioni psichedeliche. Mamma Pubblicità è una lettura in chiave ironica dei “consigli per gli acquisti”, piacevole happening pregno di chitarra acustica e flauto, uno zufolare in libertà, che diventa caratteristico dei quasi cinque minuti di Nel Prato Più Verde, avvincente iter acustico, da annoverare tra gli episodi più riusciti del disco. Relativamente breve e accattivante, Ti Chiedo Scusa, strizzando l’occhio a vibrazioni country/folk vintage made in USA fa da prologo allo struggente finale che ci schiude La Ballata Degli Amici Perduti, suadente e delicata ballad, che trasuda nostalgia dei “tempi che furono”.

Tracciato sonoro che con indubbia qualità, sembra provenire da un’altra era; stuzzicante rendez vous, per chi ama certe sonorità anni ’70.

Luciano De Crescenzo