Black RainbowsQuarto full lenght (in attesa di Stellar Prophecy la cui uscita è prevista per metà aprile 2016) degli “arcobaleni neri” capitolini; la triade prende forma nel 2005 capitanata da Gabriele Fiori (Voce, Chitarra, nonchè fondatore e deus ex machina della label Heavy Psych Sound) e attualmente include, dopo cambi di formazione, Dario Iocca al basso e Alberto Croce alla batteria. All’album d’esordio Twilight In The Desert datato 2007, si sono susseguiti Carmina Diabolo (2010), Supermothafuzzalicious!! (2011) e il recente Hawkdope, oltre all’EP Holy Moon (2013) e agli split album Farflung & Black Rainbows (2012) e Naam / White Hills / Black Rainbows / The Flying Eyes (2014).

Hawkdope è edito sia su Compact Disc che vinile dorato o di colore viola: nove tracce dalla matrice sonora lisergica e “rovente” si dispiegano nell’arco di poco oltre quarantaquattro minuti. Un fascinoso itinerario sonico che emana vibrazioni perlopiù hard, fuzz psychedelic/space rock oriented con contaminazioni vintage, leggermente distanti dalle atmosfere più marcatamente stoner rock sfoggiate dai nostri nei dischi precedenti. I riff acidi sprigionati dai circa quattro minuti e mezzo dell’opener The Prophet catapultano in una detonante e coinvolgente dimensione garage fuzz, mentre in Wolf Eyes emerge con perentorio vigore il “fantasma” di T.V. Eye e degli Stooges in simbiosi con “deviazioni” space psichedeliche. Segue la pulsante e ossessiva title track, nonché traccia più lunga del disco; quasi nove minuti offrono un tentacolare, autorevole e accattivante tracciato sonoro figlio di band come Monster Magnet, Nebula e Hawkwind, mentre in No Fuel No Fun attorno ad un riff blues portato agli estremi, si sviluppa una song di radice sabbathiana dal notevole impatto emozionale. Hypnotize My Soul with Rock’n’Roll prende il via sorprendentemente con una ritmica funky, trascinando però immediatamente in una corposa, marziale e inebriante atmosfera fuzz stoner psych, di contro ci regala un attimo di tregua il minuto e mezzo di Waiting For The Sun, accattivante, onirico intermezzo blues semiacustico e psichedelico. Riprendono le “danze” con Jesus Judge, imperiosa traccia stoner rock, della durata di quasi quattro minuti e mezzo, pregna di reminiscenze “made” in Fu Manchu e Kyuss, della quale gli energici e massicci fragori sonici con venature space diffusi da Killer Killer Fuzz incarnano il degno proseguimento. Atto finale, suggestivo, avvolgente, vorticoso crescendo di note, che si articola docilmente e “progressivamente” nell’arco di quasi sette minuti è The Cosmic Picker; avvincente cocktail di sonorità floydiane, stoner e visionarie evasioni in Hawkwind style, legittimo epilogo di un viaggio sonoro, dalle stimmate derivative ma di certo appagante.

Luciano De Crescenzo