Gerald Collins e compagnia “mutante” esordiscono dal vivo nel ’77 sotto la bizzarra sigla Algebra Mothers, suggerita da un sogno del compagno di classe della Cass Tech High School di Detroit, tale Ronald Edwards, in cui una banda di mamme adolescenti terrorizzava la scuola con goniometri e righe a forma di T. La band subito si butta nella mischia della fervente scena punk cittadina, la batte in lungo e in largo aprendo anche per mostri sacri quali Destroy All Monsters, Sonic’s Rendezvous Band, Pere Ubu e Patti Smith e ne diventa in breve tempo una delle proposte di punta. Gli show si moltiplicano ma il gruppo risente molto dei continui cambi di organico al punto che l’unica produzione, una coppia di brani arrivata solo nel 1979, elenca due band praticamente distinte per ognuno di essi. Il singolo uscito per la loro (leggi “autoprodotto”) Aftertaste avrebbe purtroppo superato i 40 anni di sepoltura se la Third Man di Jack White non avesse deciso, nell’annata in corso, di riesumarlo in due differenti versioni corredate di inserto di cui quella in vinile colorato oramai già scomparsa dai radar.

Fin dalle prime battute si intuisce che i nostri vanno ben oltre il genere grazie ad un uso marcato e frenetico dell’elettronica (organo e piano elettrico) e ad una ricchezza di sfumature figlia forse anche di una lineup variopinta nel genere, nel sesso e nella razza. Strawberry Cheescake e Modern Noise si mantengono perfettamente in bilico tra un synth punk spastico ed una primordiale new wave nevrotica, a tratti destabilizzante e aliena, secondo un perfetto binomio XTC/Devo in una cornice Screamers.

Quanto di meglio abbia proposto il genere all’epoca: correte a comprarlo!

Salvatore Lobosco