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LOTHARIO
“Drunk Fuck / Black Hair”
(Goodbye Boozy Records, 2023)

Si nasconde una sola anima dietro questo progetto australiano (Melbourne) all’esordio su 7” via Goodbye Boozy. Risponde al nome di Annaliese Redlich, DJ, conduttrice del programma radiofonico “Neon Sunset” in onda su Triple R, produttrice e conduttrice del podcast “All Ears” sulla piattaforma Broadwave, produttrice presso iHeartRadio e chi più ne ha più ne metta. Piccola guest a picchiare sui tamburi, un vecchio amico che pare l’abbia aiutata molto a lanciarsi in questa nuova avventura nonché volto ben noto alle nostre pagine, tale Rob Craig che tutti conosciamo come Buck Biloxi. Dal vivo Annaliese ama farsi supportare da amici/conoscenti del posto in cui suona. Il singolo è stato interamente prodotto dall’autrice grazie all’esperienza maturata come produttrice di podcast. Testi vuoi dolci (Black Hair), vuoi spinti ed espliciti (Drunk Fuck), suono essenziale, scarno, diretto ma anche malinconico, denso di energia e rabbia senza lesinare in termini di melodia. A breve l’album.

Salvatore Lobosco

 

Bandcamp

ARCHAEAS
"S/T"
(Goner, 2020)

Archaeas sta per archeobatteri, “organismi che vivono in condizioni proibitive per gli altri organismi viventi (alta temperatura, assenza di ossigeno …) ora poco presenti ma predominanti nelle fasi iniziali del nostro pianeta”. Quale sia stato dei due principali caratteri di questi batteri primordiali ad aver spinto la nostra Violet a sceglierli quale sigla della creatura di cui ci accingiamo a parlare, a noi non è dato sapere, ma potreste provare a perdervi nello scenario archeo-futuristico pregno di rimandi esoterici, selvaggi e psichedelici della copertina di questo loro primo album per tentare di scorgere una risposta.

Gli Archaeas sono partiti come one-man band 5 anni or sono con la sola Violet al timone, per poi guarnirsi strada facendo di Chase Archaea e Chyppe Archaea-Crosby. A due mani ha prodotto un solo EP nel lontano 1996 con 5 brani due dei quali riproposti in una nuova veste in questo esordio sulla lunga distanza, di poco successivo ad un grandioso singolo su Total Punk, uscito lo scorso anno per la Goner.

Violet elenca tra le sue principali influenze tale Mark Sultan, musicista punk-blues canadese che si nasconde dietro la sigla BBQ e i giapponesi Guitar Wolf. In particolare è stato “Wild Zero”, film con protagonisti proprio questi ultimi ed un trans, ad aver toccato nell’intimo la nostra (dimenticavo, Violet è un trans, proprio quella bionda in copertina con posa da maschietto) al punto da proiettarlo durante le esibizioni.

Rispetto agli esordi essenziali e taglienti, qui il suono si fa più “massiccio”, ai limiti con l’hard in più di un occasione, sebbene l’anima garage-punk ricorra spesso negli svariati richiami agli Oblivians (Trapped), ai Reatards (Reality Commander), ai Lost Sounds (Lip Gloss) ed anche alle nuove leve australiane come Chats ed Amyl & The Sniffers di cui si è già detto su queste pagine.

Gran bel disco, ascoltatelo!

Salvatore Lobosco

THE CHATS
"High Risk Behaviour"
(Bargain Bin, 2020)

A guardarli non si punterebbe un solo centesimo su questi tre ragazzini brufolosi di Coolum, Sunshine Coast (ancora una volta Australia), che rispondono ai nomi di Eamon Sandwith (Bass), Josh Price (Guitar) e Matt Boggis (Drums) in arte The Chats. Le loro strade si incrociano durante le lezioni di musica all’high school appena diciassettenni. Immediatamente mettono su una band prendendo spunto per il nome da un distretto commerciale di Sydney, il Chatswood. Il capanno di un amico diventa base operativa per modellare il loro “shed-rock” (così amano definirlo in omaggio alla location in cui tutto è cresciuto) secondo ripetuti ascolti di AC/DC, Clash, Ramones, Sex Pistols, Black Flag e soprattutto Cosmic Psychos. La svolta arriva quando un negozio di skate della zona piazza in rete il video di Smoko che in una sola notte racimola tante di quelle visualizzazioni da regalare ai nostri un successo planetario. I Chats vanno in TV, Dave Grohl li suggerisce a Josh Home che subito li vuole di supporto al tour australiano dei suoi Queen Of The Stone Age e lo stesso fa Iggy Pop. Piovono interviste e parte un fortunatissimo tour mondiale.

Destino ha voluto che in pieno “regime” di lockdown il debutto sulla lunga distanza (dopo due EP e tre singoli) si affacciasse sugli scaffali dei negozi. 14 proiettili scagliati in soli 28 minuti, più cattivi ed incisivi di come ci avevano abituati nelle precedenti prove. L’album prende il volo su coordinate Buzzcocks, quelli più cazzuti, e si congeda con un bis di manovre power pop di alta fattura. Nel mezzo rasoiate alla Social Distortion (The Clap), scatti alla Sex Pistols (Dine ‘N Dash) chitarrismi alla Feelies (Heatstroke), coretti alla Modern Lovers (Do What I Want) ed un autentico capolavoro che risponde al nome di Keep The Grubs Out.

Quest’anno non ho ancora sentito di meglio!

Salvatore Lobosco