JunIl padovano Alessandro Lucatello, in arte Jun, è forse un piccolo esempio di come, anche un esordiente sconosciuto ai più, possa fornire materiale sonoro ad alta prestazione. Strategie Oblique è l’esordio di questo navigatore etereo, artefice di undici tracce in cui confluiscono chitarre, pianoforti, sintetizzatori, strumenti caldi e freddi, software e campionamenti.

Una mente dilatata e in continua trasformazione creativa, dove i suoni magicamente diventano perle impalpabili, un affascinante mescola di waveing, elettronica, psichedelia melanconica e sperimentazioni sonore che il tempo di un solo giro di stereo ipnotizzano fortemente. Un disco di soundscape interiori, un viaggio di scatti color seppia, quelli di una Berlino cinematica, un ascolto instancabile di onde lunghe che penetrano spazi di umori incontaminati, tracce che, una volta messe in moto, mantengono un eclettismo inaspettato. Jun si dice ispirato da artisti come Bowie, Pink Floyd, e un poco si avverte in Blackout, Cosmica, Potsdamer Platz (chicca), ma poi quello che prende il sopravvento è l’hype generale che istiga a chiudere gli occhi e volare via, in un loop personale di matrice onirica che “stringe” noi e la nostra testa.

È solo un esordio, ma il nostro ha tutte le carte in regola per ritagliarsi un proprio ring di interesse, e a rinforzare questa “preveggenza” vengono in aiuto il fiato sommesso di Che Ne Sarà Di Noi, la bella distonia di Oblique e il pathos prog che gironzola dentro Pohoda, dopodiché non rimane che aspettare nuove e future Strategie Ancor Più Oblique. Promosso!

Max Sannella