È difficile dire dove sarebbe la musica se non fosse per le canzoni d’amore: l’amore è stato per secoli l’argomento preferito dalla maggior parte dei cantautori, ma al di là del fatto che quasi tutti vogliono essere innamorati e sono tristi quando non lo sono, ci sono solo un certo numero di cose da esprimere sull’argomento. Javelin, il nuovo album di Sufjan Stevens uscito il 6 ottobre 2023, è una di quelle rarità. Una raccolta di canzoni sull’amore che appare come qualcosa che non si è mai sentito prima, sia nella sua profondità e complessità, sia nel modo in cui esplora questo sentimento nelle sue complesse forme umane e divine. Temi spirituali sono spesso emersi nella scrittura di questo artista unico da quando ha iniziato ad essere apprezzato con Greetings From Michigan: The Great Lake State del 2003 e i successivi brillanti Seven Swans e Illinois. In Javelin comunica spiritualmente della necessità di aiuto con un desiderio silenzioso ma feroce che rispecchia l’urgenza con cui canta e che appare come un grido di affetto da parte di qualsiasi altro essere umano. Stevens non sta cantando di semplice angoscia in Javelin ma tratta di una condizione universale che cela il bisogno di amore che è tanto necessaria per la nostra esistenza quanto il nutrimento quotidiano.

Il forte e penetrante sussurro scenico della sua interpretazione rende le sue riflessioni ancora più potenti, così come le bellissime armonie arrangiate che aggiungono profondità alle singole tracce. Come spesso accade nei suoi imperdibili e singolari progetti, Sufjan Stevens suona e si occupa personalmente di tutti gli strumenti in queste 10 canzoni ad eccezione di qualche parte di chitarra aggiunta nella dilatata Shit Talk, eseguita da Bryce Dessner dei The National. Ascoltando attentamente questo suo nuovo sforzo si può notare quanto Stevens sia cresciuto all’interno del suo stile caratteristico in due decenni. Il suo menù di melodie folk, leggermente elettroniche abbinato a lirismo poetico si distingue sempre, oggi come allora, dimostrando di aver imparato a sfruttare i vari strumenti utilizzati con agilità dinamica ma sempre senza grandi pretese. La sua musica si integra con i testi in modo che ciascuno amplifica l’altro, mentre la produzione appare sempre discreta nei suoi effetti ma superba nel modo in cui rinforza l’energia emotiva nella musica.

Javelin si chiude sorprendentemente con una cover di There’s A World di Neil Young estrapolata da Harvest che Stevens ha adattato con così tanta personalità tanto che è difficile affermare che non sia una sua creazione, anche se le parole e le idee di Young continuano a trasparire. Javelin è un album sul bisogno di essere amati e sull’amore sia fisico che spirituale dove Sufjan Stevens dimostra di poter argomentare di entrambi senza banalizzare o minimizzare l’importanza dell’uno o dell’altro. Questo è un risultato magico ed encomiabile sotto qualsiasi punto di vista e il fatto che lo abbia fatto mentre creava alcune delle migliori musiche della sua carriera rende questo ascolto come minimo essenziale.

Marco Galvagni

 

Official

Social

Goodbye Evergreen

Shit Talk

There’s A World